benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

martedì 29 gennaio 2013

Coraline: quando la stop motion è magica

ATTENZIONE SPOILER

Titolo originale Coraline



 USA,  2009, 100 min, animazione, fantastico, horror
Regia Henry Selick, Soggetto Neil Gaiman, Sceneggiatura Henry Selick, Produttore Claire Jennings, Mary Sandell, Casa di produzione Laika Entertainment House, Pandemonium, Distribuzione italiana Universal Pictures, Fotografia Pete Kozachik,  Montaggio Christopher Murrie, Ronald Sanders, Musiche Bruno Coulais, They Might Be Giants

Doppiatori originali: Dakota FanningTeri HatcherJohn HodgmanRobert Bailey JrKeith David, Ian McShane, Dawn FrenchJennifer SaundersCarolyn Crawford 

Doppiatori italiani: Eva Padoan, Francesca Fiorentini, Sergio Lucchetti, Gabriele Patriarca, Paolo Marchese, Angelo Nicotra, Lorenza Biella, Ludovica Modugno, Doriana Chierici








Trama


Coraline è una adolescente di 11 anni un po’ particolare e si è appena trasferita in una nuova casa con i suoi genitori con la conseguente perdita dei suoi vecchi amici.  
Mamma e papà sono molto presi con il trasloco e con il loro lavoro di scrittori botanici di cataloghi, e non riescono a dedicarle tempo, così Coraline non si sente considerata e decide di esplorare i dintorni della sua nuova casa e conoscere i vicini. Tra di essi spiccano due attrici in pensione Mrs Spink e Mrs Forcible collezioniste dei propri fox terrier defunti ed impagliati, c’è anche uno strano tizio di nome Bobinski, a suo dire possessore di un circo di topi ed in fine Wyborne-“Wybie”, uno strano ragazzino che se ne va in giro con un gatto nero e la cui nonna è proprietaria degli appartamenti Pink Place, dove vivono Coraline ed i suoi vicini.
La nonna di Wybie aveva una sorella, scomparsa ancora bambina e per questo ha proibito al nipote di entrarci.
Un giorno Wybie regala a Coraline una bambola identica a lei, dicendole di averla trovata nel baule della nonna. 

Poi Coraline scopre una porticina murata nel soggiorno, la notte incuriosita da dei topi salterini li insegue ed è nuovamente alla porta, i mattoni però sono svaniti e attraversa il tunnel all'interno, si ritrova in un appartamento uguale al suo, ma più curato. Conosce così i sui due AltriGenitori, più attenti e premurosi verso di lei, ma con dei bottoni sugli occhi.
CI sono anche AltriVicini ed un AltroWibie muto, le due attrici in pensione son giovani e snelle organizzano show ed i cani sono tutti vivi, mentre AltroBobinski  ha un vero circo di topi.
Coraline passa spesso dalla porticina, tornando sempre il mattino seguente nella sua casa reale.
Una sera l'AltraMadre propone a Coraline di restare per sempre con lei, ma è necessario cucire i bottoni sugli occhi. La ragazzina rifiuta e va via.
Durante la fuga incontra il gatto nero, non ha i bottoni e parla, e le riferisce come l’AltraMadre voglia rapire Coraline ed impadronirsi della sua vita. Scoperta l’intenzione di Coraline l'AltraMadre si rivela nelle sue reali fattezze mostruose e la rinchiude nello specchio dove sono imprigionati tre spiriti bambini, che confermano le tesi del gatto e che la dimensione parallela è un mondo distorto, creato dalla strega, la quale spia i bambini dai bottoni delle bambole al fine di sfruttare i loro desideri per attirarli e scopre la natura di pupazzi di tutti gli Altri, pur avendo sentimenti e volontà propria.
Coraline sfugge e torna nella realtà aiutata dal finto Wybie,  i suoi genitori reali sono spariti, il gatto le fa capire che sono stati rapiti dalla strega. La bambina sfidanda la strega-ragno in un gioco: se riuscirà a trovare gli occhi dei bambini fantasma e i suoi genitori potranno andarsene via tutti, in caso contrario resterà per sempre con la strega…



Il film come lo ha visto la Stronza 

Torno a recensire un cartone realizzato in stop motion, un prodotto di quella stessa Laika, di ParaNorman ed aveva fin dalla genesi in sé tutte le potenzialità per essere un bellissimo lavoro, come poi si è confermato. 
Vari sono i fattori del Caso - o meglio di  Dio quando non vuole metterci la firma -  i quali hanno contribuito alla riuscita di Coraline, a partire dal nome stesso della protagonista e che sarebbe dovuto essere Caroline, un refuso amato dall'autore e difeso anche, per tutto il tempo del film, dalla ragazzina. 
Coraline e la porta magica è tratto dal romanzo scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, vincitore del Premio Hugo ed altri premi internazionali. Il cartone differisce poco dal romanzo breve,l'aggiunta è Wyborn - perchè sei nato? - Wibie, ma non risulta superfluo ed è funzionale nella storia.
Il film è stato il primo in Stop-Motion girato con una fotocamera stereoscopica per il 3D ed anche il fattore novità ha quindi influito sul suo successo.
E' stata un'opera molto attesa, infatti è anche il primo lavoro di Henry Selick senza il contributo di Tim Burton, è lui l'ottimo regista di Nigthmare Before Cristmas, che in quest'opera richiama continuamente fino a far apparire anche Jack Skeletron nel primo incontro di AltraMadre con Coraline, nell'uovo che sta cuocendo.

Continui richiami di opere espressioniste, nelle tinte e nei tratti dei fondali, bellissima la scena del sogno della ragazza con i tra fantasmi, che si svolge in uno dei dipinti più intensi di Van Gogh: La notte stellata
E' però tutta la pellicola a contenere anche richiami al surrealismo per atmosfera e la presenza di strani personaggi e manichini ed il circo, archibugi e nella stesse fattezze dell'AltraMadre un enorme e spaventoso ragno, tipiche eco del mondo onirico.
Tutta l'opera è diretta come se si fosse in un sogno, una regia non banale, sapiente e sorprendente, un montaggio coraggioso, dialoghi intriganti e una storia fantastica e un ensemble di personaggi oleati come ingranaggi e ben caratterizzati.
Ha fascino questa favola gotica piena di riferimenti al mondo magico celtico -  Beldam è il vero nome della della mamma ragno, un termine con cui si indicano i demoni donna -, per nulla adatta ai bambini, indicata invece per adolescenti difficili in crisi ed adulti romantici.Merita un plauso la colonna sonora di Bruno Coulais, con la partecipazione dei They Might Be Giants, di seguito il brano Other Father Song


Per una volta sono estremamente seria, questa pellicola merita e mi ha catapultata in un tunnel senza uscita.

Voto

9-/10

domenica 27 gennaio 2013

Allacciare le cinture! Si vola con Flight si atterra con Denzel

ATTENZIONE SPOILER





Usa, 2012, drammatico, 139 min, Regia Robert Zemeckis, Sceneggiatura John Gatins, Produttore Robert Zemeckis, Steve Starkey, Jack Rapke, Walter F. Parkes, Laurie MacDonald, Produttore esecutivo Cherylanne Martin, Casa di produzione Parkes/MacDonald Productions, ImageMovers, Fotografia Don Burgess, Montaggio Jeremiah O'Driscoll, Effetti speciali Scott Willis, Michael Lantieri, Musiche Alan Silvestri,
Distribuzione italiana Paramount Pictures


Starring: Denzel WashingtonMargaret ThomasonJohn GoodmanKelly Reilly, Maggen
Melissa LeoDon CheadleNadine VelazquezBruce GreenwoodBrian Geraghty


Uscita Usa 2/11/2012                  Uscita in italia: 24 gennaio 2013






Trama

Whip Whitaker, vola e si fa i viaggioni. Durante il suo ultimo disastroso volo salva l'aereo pilotato e quasi tutti i passeggeri dall'incidente.
Ricorda tutto e l'America intera lo proclama eroe.
Naturalmente viene avviata un'inchiesta e il nostro Gino Pilotino è trovato positivo ad alcool e cocaina. Il suo amico sindacalista ed ex collega pilota, assieme ad un avvocato con i controcazzi, riescono a confutare le analisi.
Prima di essere dimesso dall'ospedale, Whitaker conosce una bella eroinomane ex fotografa mentre sono a colloquio con un tumorato di Dio - capirete vedendo il film il perché dell'infelice battuta -, e si innamora della bella che si sballa.
Decide di non bere più e inizia a convivere con la fanciulla detox, ma ben presto ci ricasca e giù di birre, gin, e l'impossibile fino ad abbracciare il water.
La ragazza minaccia di abbandonarlo e poi scappa con la sua sponsor - la tutor antidroga.
Viene ripreso dai suoi amici, il sindacalista e l'avvocato e si tiene pulito fino al giorno della testimonianza. Durante la ricostruzione la colpa dell'incidente viene dato ad un guasto dell'aereo, ma poi l'ispettrice della commissione accenna a due bottiglie di vodka monodose trovate nella cabina di pilotaggio. Si presume, visti i risultati delle analisi del sangue, che a bere sia stata la hostess Katerina - riconoscerete in lei Nadine Velasquez/Catalina di My name is Earl -, che prima di morire se la faceva con Whip.
Whip ha un rigurgito di coscienza, ed in preda all'ultima pista di coca decide di ammettere di essere stato lui a bere e di carburare perennemente ad alcool.
Whip finisce in prigione e riceve la visita del figlio avuto dalla ex-moglie che dice al suo papà di essere, finalmente, orgoglioso dell'ammissione di colpevolezza del padre.




Robert Zemeckis


Il film come lo ha visto la Stronza


Ritorno tumultuoso e tormentato, dopo 13 anni, di Robert Zemeckis al cinema con attori in carne ed ossa, che ci dimostra come non sia prerogativa italiana l'inefficienza delle compagnie aeree.
Un bel film sulla redenzione e di come la stessa abbia percorsi diversi per persone diverse e sulla perdita del controllo nella vita, filo conduttore del film.
Bella storia, bella sceneggiatura, ottima regia, interpretazioni ed effetti speciali e buon montaggio, essenziale, pulito e naturale e buonissima post produzione, con una color caratteristica.
Kelly Reilly
Oltre al protagonista alcolizzato, anche la controparte femminile Kelly Reilly-Nicole (già vista in entrambi gli Sherlock Holmes) si allontana dall'eroina, mostrando un po' di luce tra nuvole tumultuose della coscienza del bravo Denzel.
Per tanti aerei, che non ostante tutto atterrano bene, quello protagonista del film riesce a planare per miracolo e per la assoluta bravura del pilota Whip - ma che nome è? - in un campo libero. Nessuno sembra capire l'impresa del pilota, facendo precipitare il protagonista nell'odissea del dubbio.
Scene memorabili quelle del disastro aereo e quelle nella cabina di pilotaggio, che confermano Zemeckis ottimo regista d'azione, in grado di rendere in maniera veritiera e variegata le sensazioni dei soggetti.
Molto bella la parte del "disatro" umano, del dramma vorticoso proprio del protagonista, logorato dai dubbi e assalito dalla consapevolezza di non avere il controllo sugli eventi e per cui perde la lucidità, al contrario del controllo assoluto della situazione sull'aereo.
La colpa è anche dello stesso pilota, nel frattempo atterrato di naso su piste innevate e tra fiumi di alcolici.
John Goodman
Un protagonista molto umano, anche se non fino in fondo, ottimamente interpretato da Denzel Washington, contornato da coprotagonisti altrettanto memorabili, come John Goodman in versione pusher allucinato, Bruce Greenwood-Carlie il sindacalista e Don Cheadle-l'avvocato Huge.
Tutto il film è costellato ed accompagnato da una colonna sonora ruffiana a base di successi rock anni '60/'70 e dalle musiche originali del fedelissimo di Zemeckis, Alan Silvestri.
Un ritorno alla regia live, quello di Robert, da me graditissimo, un film di carne e pellicola riuscito ma non nell'olimpo dei capolavori assoluti di questo allievo di Spielberg, tra i quali metto Ritorno al Futuro e Chi ha incastrato Roger Rabbit, la Stronza è un'amate dell'animazione alla Zemeckis e spera lui non abbandoni e presenti Chi ha incastrato Roger Rabbit II.
Nota negativa del film il finale e la cocciutagine dell'America perfettina, quella pronta a puntare il ditino, anche se a buon ragione, su un pilota che da ubriaco e strafatto comanda meglio un aereo di qualsiasi altro pilota "pulito" - una critica dell'autore del soggetto ai giudizi universali, senza badare ai fatti del singolo caso? Lo stato mentale del pilota ha influito veramente nel risultato del disastro? - ... quello non mi è proprio piaciuto, avrei preferito un film più cinico e con meno morale.
Lo consiglio e ve lo consegno con un bel voto, che avrebbe potuto essere più alto:

7.5 /10


venerdì 25 gennaio 2013

E che ve lo dico a fare! Lo dovete leggere!

E che ve lo dico a fare

Di Luca Lancieri 2011, Edizioni S.T.E.S. srl, Potenza, narrativa contemporanea, demenziale e grottesca, 290 pagine


Premessa d'obbligo

Luca Lancieri è stato il primo blogger che ha iniziato a seguirmi, di rimando iniziai a seguirlo, ma solo dopo aver letto qualche suo post ed averlo trovato a me affine, quando non scrivo e blatero sulle produzioni altrui.
Tra noi s'è instaurata una sorta di alchimia letteraria - ovvio che tra i due lui è il letterato, io al massimo sono un'alletterata, dove l'alfa non è privativo, ma connotativo - attraverso la quale ci siamo scritti, intrattenendo un carteggio/cazzeggio virtuale in un linguaggio derivato dall'Italiano e comprensibile per lo più a noi.

Informazioni sull'autore

Le informazioni sono riprese dalla pagina Google+ di Luca Lancieri e dallo stesso romanzo.

Sbaglio sempre e tenete sempre ragione voi ma faccio sempre di capa mia, grazie.

Luca Lancieri nasce a Potenza nel 1965 sotto i peggiori auspici. Subisce infatti l'enucleazione, peraltro inutile, dell'occhio destro e da allora ci tiene una protesi in vetro resina al posto dell'occhio. I più dicono che non si nota affatto, la protesi. Lancieri non concorda con i più, e non solo per la protesi. Studi classici involontariamente prolungati con capatine a Bologna e Reggio Calabria. Lunghi periodi a Roma e Milano.
Crescendo cresce appresso a lui uno snobismo che non ci teneva affatto bisogno di crescere. Diversi fallimenti alle spalle, per i quali è ormai una riconosciuta autorità.
In attesa di decidere cosa fare da grande, Lancieri ha scritto un romanzo che è piaciuto a chiunque se l'è letto, con l'eccezione, ininfluente, di undici case editrici che non se lo sono proprio cacato, il romanzo. Pare che Lancieri sia permaloso, assai. Non è su Facebook.

Imprese memorabili: Fondatore della filosofia del nullogismo applicato in contrapposizione al tuttologismo. I tuttologi mi tengono sul cazzo, ricambiati.

Il suo primo e momentaneamente unico romanzo? E che ve lo dico a fare


Trama

La drammatica comicità della vita vista dall'occhio, è veramente il caso di dirlo, cinico e autoironico del protagonista il quale, assieme ad una pletora grottesca e surreale di amici (un prete, un gay, una prostituta, un banchiere, un arrivista, un esperto di droghe leggere, un disabile e tanta altra varia umanità), grazie ad un'eredità clamorosa e di dubbia provenienza ci accompagna, con le sue digressioni iperboliche, dalle spiagge di Maratea a Londra, da Roma a Charleston e San Francisco, la Costa Azzurra e Parigi, lungo un percorso di 40 anni dalla strage della stazione di Bologna al terremoto dell'80 ai mondiali di Spagna dell'82, tra tragici quanto improbabili colpi di scena e incontenibili risate, con le ricette di Alfredo Tommaselli e con la più bella colonna sonora di tutte le più belle colonne sonore.


La mia visione distorta delle cose 


Da tanto aspettavo di leggere un romanzo puro, crudo, realistico e sentito.
290 pagine che scorrono veloci, come i 40 anni di vita del protagonista, un eterno indeciso dai gusti indiscutibili e dai modi signorili, anche se non nel linguaggio, che è poi lo stile con cui Luca Lancieri scrive il libro, un italiano scorretto nella forma e nel contenuto ma veritiero nella sostanza, in un susseguirsi di eventi tanto veri da sembrare surreali e tanto surreali da sembrare veri.
Non mancano sentimenti e storie forti come un pugno inaspettato nello stomaco, ho pianto ed ho riso leggendo E che te lo dico a fare, ho desiderato essere parte di quella varia umanità, imparare il gusto del vivere, dell'amicizia vera e della musica buona.
Digressioni e tratti erotici e pornografici, con cui l'autore sfoga le sue fantasie, o forse racconta qualcosa da lui vissuto.
Una penna veloce, che ferisce e solletica, eccita e smorza la tensione proprio con il suo stile personale, estremamente contemporaneo, con continui richiami pulp.
Dice di non aver mai letto Charles Bukowski ma a molti leggendolo verrà da paragonarlo al padre fondatore dell'ormai sputtanato Realismo Sporco.
In realtà è padre di qualcosa di nuovo, per lo meno in Italia, Lancieri è il creatore dell'Iperealismo semplice dell'errore, dove nulla è come appare al creatore del romanzo, perchè avendo un unico occhio non ha il senso della profondità, ma solo apparentemente.
E' un cinico vero che ha scritto un libro quasi perfetto.

Luca, Serenella è il personaggio più odioso di cui abbia mai letto, non potevi farla fuori  nel prologo?

Lo consiglio vivamente a tutti, tranne ai perbenisti ed ai puritani della lingua.

mercoledì 23 gennaio 2013

Looper, il solito Willis e di poco buono Gordon Lewitt

ATTENZIONE SPOILER


Titolo originale: Looper



USA, 2012, 118 minuti, Regia, Sogetto e Sceneggiatura Rian Johnson, Musiche Nathan Johnson, Prodotto da Ram Bergman e James D. Stern, Drammatico-Fantascieza-Thriller,

Starring: Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Piper Perabo, Jeff Daniels

Uscita americana 28 settembre 2012, Uscita in Italia 31 gennaio 2013



Trama 


2044, esiste il viaggio nel tempo inventato nei successivi 30 anni nella Cina superpotenza mondiale, non si sa quando ma entro il 2074 dal più potente telecineta mai esistito chiamato the Rainmaker- lo stregone, ma la pratica è illegale e viene utilizzata dai gangster del futuro per eliminare testimoni e i killer del presente, nella loro versione futura, chiamati looper proprio per la caratteristica di chiudere il proprio ciclo/loop, se vi sembra un bordello vedetevi il film.  Joe - Joseph Gordon-Levitt - è uno di loro, e tutto va bene fino a quando non arriva il sé del futuro che combina un casino nel presente e si viene a scoprire che... blabla blabla blabla (ah no! Questa è la battuta principale di Hotel Transylvania)


Il film, come lo ha visto la Stronza

Non è un polpettone, ma non è neanche di semplice digestione Looper, un film che non fa dei viaggi temporali la sua forza, pur sfruttando i paradossi che con i giochi di questo genere possono nascere. 
Film veloce e godibile, nella prima parte sembra promettere bene, anche se con un Joseph Gordon-Levitt sottotono - l'ho visto meglio in Inception e ne Il cavaliere oscuro - ma comunque sufficiente, truccato a mo' di Willis - ogni volta 3 ore di trucco per farlo somigliare a Bruce - , ma che non gli somiglia comunque - Probabilmente non ci azzeccherebbe nulla con Willis neanche se sua madre, tramite un viaggio temporale, lo avesse concepito con lui - e ne assume il modo mono-espressivo di recitare.
.
Willis fa un po' la parte di sé stesso, il duro imperscrutabile dal tragico passato con gli occhi strizzati, che viene inviato dal futuro per essere ucciso e volge l'occasione per impedire l'uccisione della bella moglie dagli occhi a mandorla. Il sé del presente, per cercare di fermarlo, finisce in una fattoria casa della Blunt-Sara, mamma di un bambino inquietante e rompicazzo, che la rinnega e qui inizia un altro pallosissimo film. Un cambio di ritmo deleterio e il film assume la piega di un film sperimentale polacco, in bielorusso, con sottotitoli in cirillico: DU PALLE!

non dire così Jenny!
Com'è, come non è, ho sperato che il bimbetto morisse quanto prima ed in una voce migliore per la Blunt, ma anche in un paio di tette nuove per Piper Perabo (nomen omen, pera boh!), unica donna al mondo con delle tettine piccine picciò inconsistenti da asessuato adolescente in fase di sviluppo.
Tra personaggi che potrebbero essere le punte di diamante e non sono stati approfonditi e una parte in cui il montaggio non mi garba molto (la scena della sparatoria con Willis), Il film finisce squallidamente.
Comunque ne consiglio la visione e per la prima volta assegno un voto bassino, per un film dalle enormi potenzialità perse durante i viaggi nel tempo e che comunque si intravedono. 

6.5/10 facciamo tendente al 7





martedì 22 gennaio 2013

ParaNorman, godibile e non rivoluzionario



Titolo originale: ParaNorman

USA, 2012, 92 min, animazione-commedia-fantasy-horror
Regia Sam Fell, Chris Butler, Soggetto Arianne Sutner, Stephen Stone, Sceneggiatura Chris Butler, Casa di produzione Laika Entertainment, Distribuzione (Italia) Universal Pictures, Musiche Jon Brion

Doppiatori originali:  Kodi Smit-McPhee, Casey Affleck, Tempestt Bledsoe, John GoodmanJeff Garlin, Bernard Hill, Jodelle Ferland, Alex Borstein, Anna Kendrick, Leslie Mann, Christopher Mintz-Plasse, Elaine Stritch, Tucker Albrizzi, Hannah Noyes, Jack Blessing



Trama


Norman è un undicenne appassionato di horror, strano ed emarginato dai suoi compagni, vessato dal bullo Alvin, la causa è un segreto talmente incredibile da essere preso per il culo ogni volta in cui tenta di confessarlo, anche dalla sua famiglia:  è in grado di parlare con i morti. Su Norman incombe una profezia, svelata da uno zio barbone e pazzo che gli indicherà come fermare la maledizione di una strega morta 300 anni prima, ma il nostro pu-pazzo scoprirà non tutto è come appare...



Come lo ha visto la stronza


Norman è un bel personaggio anche se non una novità, un adolescente complesso ed incompreso -  ma va là -, ho apprezzato la scelta di farlo doppiare da Kodi Smit-McPhee, dal volto atipico, protagonista in carne ed ossa di un film che ho molto apprezzato: Blood Story.

Un cartone animato in stop motion,studiato frame by frame fotografando tecnologici e complessi pupazzi in gomma, per cui ci vogliono minimo 25 foto per ogni secondo di girato, ed in ogni frame il pupo viene mosso anche solo di pochissimo, per poter risultare animato.

Il mondo del cinema è il regno della plastica, pare, basta guardare Nikole Kidman, o Cher, Meg Ryan, ma in mondo che usa la plastica per livellare le diversità e le imperfezioni annullando le emozioni, quest’opera d'animazione è caratterizzata da volti di gomma asimmetrici e bruttarelli, imperfetti, ma estremamente espressivi.

I personaggi principali sono un campionario caricaturale, nelle forme e negli atteggiamenti, iperbolici superano gli stereotipi passando per il cubismo.


Bastano poche scene di ParaNorman a richiamare tutti i topoi degli horror conosciuti e degli splatter di serie b da sabato pomeriggio con gli amici delle medie, con protagonisti mangia-cervelli dementi, ragazze urlanti e microfoni in campo, fili che reggono i protagonisti sospesi. Da questi film di genere ParaNrman prende le mosse.




Norman e la sua improbabile banda, composta dalla sorella superficiale, l’amico ciccione che richiama nei modi e nelle fattezze Chunk dei Goonies, Mitch (doppiato da Casey Affleck) il fratello palestrato e consapevole della propria inferiorità mentale, il bullo pallido e prepotente Alvin, l’orda di zombie e la maledizione della strega, la folla inferocita con forconi e torce, il barbone pazzo signor Prenderghast - zio di Norman (John Goodman) e la strega, non sono nulla di nuovo, ma non sono così scontati nei dialoghi e nelle chiuse, a tratti geniali.

E’ ben chiaro il pubblico di riferimento del cartone, i più piccoli, politicamente corretto, critica la massa ed i giudizi affrettati, fa ridere e sorridere e riflettere.
Per esempio, cosa scegliereste tra aspettare l’erogazione di uno snack al gusto barbecue e salvare la propria pellaccia dai non morti? Nessuna delle due, se gli zombie sono questi di ParaNorman, c’è tempo per fare entrambe le cose.


Gag e battute esilaranti sono il punto di forza del film, assieme alla tecnica d’animazione, il buon taglio registico ed i punti deboli sono la trama deja-vù e le tempistiche del film che lo rendono diviso in parti per ritmo, una prima parte sostenuta da un buon ritmo, e la seconda che rallenta inizialmente per riprendersi verso il finale.


Cosa vi siete messi in testa? Sparare ai civili? Questo lo fa solo la polizia!
I secoli non cambiano le folle, la paura è il motore di tutte le orribili decisioni, anche se si pensa di perseguire la retta via.

Questo è uno dei cartoni più belli del 2012, indicato per tutti, ha un carattere buono e deciso, ma non buonista e  spiega come sia facile passare dalla parte del torto.

Voto 7.5/10

domenica 20 gennaio 2013

Confessioni di una domenica pericolosa

Non che ci sia il bisogno di sottolinearlo, ma io non mi sento molto normale.
Anche gli amici me lo ripetono: Jenny tu non sei normale.
26 anni buttati su una sedia e un fidanzato capoccione ed orgoglioso.
Una domenica passata a scrivere e riflettere. Senza mai concludere.
Perché, alla fine, nulla si può chiudere, neanche morti si è finiti. Purtroppo.
Poi ho pensato: sono quello che mangio, e scrivo per esprimere il mio essere, ergo scrivo come mangio ed oggi mangio penne all'arrabbiata.
'ngulo a te, Mondo.
Che mangi maiale e ti rotoli nel fango delle bugie, e copri i frutti delle tue evacuazioni con il cibo di cui ti sei nutrito e che convulsamente torni a mangiare.


sabato 19 gennaio 2013

La cura dell'attesa, il romanzo-nuovo mondo di Maria Pia Romano

la cura dell'attesa

2012, Editore Lupo, Autore Maria Pia Romano, chiuso in stampa nel dicembre 2012 da Lupo Editore, presentato ufficialmente il 17 gennaio 2013
Prima di copertina de La cura dell'attesa

Premessa d'obbligo

Torno alle origini con questa recensione, infatti Maria Pia Romano fu la prima autrice ad essere recensita da me, all'epoca de L'anello inutile, Besa editore, nel 2011.
All'epoca la intervistai per il giornale web per cui scrivo e la potete trovare a questo link http://www.otrantooggi.it/2011/03/10/otranto-e-l%E2%80%99anello-inutile-di-maria-pia-romano/

Dopo averla letta Maria Pia, con fare da sorella maggiore, mi suggerì di seguire di più il mio cuore e l'istinto nel giudicare l'opera e mi chiese se lo avessi letto, risposi ovviamente di no e le chiesi dove lo avrei potuto trovare.
Invece che farmelo trovare in una qualsiasi libreria, me lo inviò e mi chiese di mettere su carta i sentimenti provati nel leggerlo.
Ricordo l'emozione nell'intervistarla e l'attesa dell'arrivo del pacco contenete il romanzo. Quando lo ebbi tra le mani mi scesero le lacrime e mi sentì incoraggiata.
Scrissi allora:
L’anello inutile non è un romanzo: è una poesia, una dedica, una preghiera. Sono i pensieri che potrebbero assalire la mente di qualsiasi viaggiatore, potrebbe essere anche un suo abitante, in questa terra rossa e arsa dal sole. E’ un racconto onirico, fatto ad occhi aperti, parla di una terra, che se vissuta in pieno manda in catalessi. Perché la terra, l'aria e l'acqua del Salento, non sono altro che fuoco in fin dei conti. Tutto si brucia, tutto si consuma, tutto passa, questo dice la Romano, questo pensa... ed è vero. Diario di viaggio, di sensazioni e profumi. Foto le parole di Maria Pia, imprimibili, nella mente di chiunque almeno una volta nella vita, si è abbandonato alla terra del ri-morso. Scritto come solo i pensieri puri possono esserlo, da leggere tutto d'un fiato, magari all'aria aperta, magari alle Orte, o presso Porto Badisco, o in bilico su un costone roccioso, all'ombra della macchia (che ombra non ha), non si può capire, lo si deve fare proprio ...Non è scrittura è arte, una pittura rupestre su carta.Non è pensiero razionale, è vertigine. E’ essere primitivo e sublime.

Per caso e forse per destino, fui poi chiamata a presentare il libro L'anello inutile ad Otranto, presso il Castello Aragonese, per la La Subacquea è Donna, il 2 giugno. La mia prima presentazione.


Informazioni sull'autrice 


Maria Pia Romano è nata a Benevento nel '76, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
M.P. Romano ph. di Rocco Sienese
Scrive per alcune testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Autrice di quattro raccolte di poesie, Linfa - LiberArs, 1998 -, L’estraneo - Manni, 2005 -, Il funambolo sull’erba blu - Besa 2008 - La settima stella - Besa 2008 - e i romanzi Onde di Follia - Besa 2006- e L'anello inutile - Besa 2011-.
Suoi componimenti sono presenti nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa.
È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.
Con L'anello è stata finalista Premio Letterario Nabokov 2011, recensito e vincitore delle Tre penne di Billy il vizio di leggere del Tg1, consigliato dal Sole24Ore è ora disponibile in ristampa con una nuova immagine in copertina, sempre per Besa.



nuova copertina per L'anello inutile


La Trama 

Alba è una docente d'ingegneria in forza presso l'Univerità del Salento, amata dai suoi studenti ed è incinta.
La gravidanza per lei sarà modo di rivivere vecchi ricordi, scoprire qualcosa di sé, trovare il coraggio, tipico delle donne, di affrontare l'incertezza di alcune situazioni, afflitta dalla scelta tra due uomini, come il conflitto della sua mente, divisa tra il trascendente della poesia ed il raziocinio dell'ingegneria.


La mia visione distorta delle cose

Amo la scrittura di Maria Pia Romano. Si legge scorrevolmente, è sentita, in bilico tra prosa e poesia.
La sua penna è femminile e maschile allo stesso tempo, nelle tematiche trattate e nello stile esprime tutto il suo essere donna, scorrevole e liquida, trattando, però, con raziocino maschile il sesso e l'arte.
Questa opera rappresenta la maturità per Maria Pia, un romanzo vero e proprio, si allontana da L'anello inutile, ma solo nella forma, tuttavia lascia spazio a richiami poetici, evoca sé stessa e il suo vissuto.
E' scritto con il cuore e l'istinto tipici di questa anima del Sud, Maria Pia, nata a Benevento e cresciuta nell'entroterra barese, si è rifugiata nel Salento come Alba, bruciante di magica passione ed in cerca di una strada verso un mare, per estinguere l'incendio di dubbi che l'attanagliano.
In questo primo vero romanzo si riconoscono ancora i tratti distintivi dell'autrice, affidati totalmente alla protagonista, caratterizzata da un sapore romantico-ottocentesco, somigliante nei tratti somatici e nell'abbandono all'Ofelia di Millais: il mare, l'amore, la ricerca di libertà e la poesia.
Ho amato profondamente l'Alba bambina, in cui mi sono immedesimata totalmente, ho adorato il modo delicato con cui è raccontata la crescita della protagonista, lieve è il racconto della scoperta della sessualità della piccola Alba.

Maria Pia raggiunge l'apice nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dei genitori di lei, nel descrivere la vita dei paesini della Murgia, eletti a simbolo delle piccole città e della gente di Puglia, contraddittoria e chiacchierona, calorosa ed accogliente, ma nel contempo pregna di non detto, fragili pregiudizi e chiusura apparente.
Un romanzo che è inno all'amore delle madri, al coraggio delle donne, raccontato da una donna emblema del Sud migliore, quello del turbine di sentimenti e dell'umanità variegata che in esso si cela.
Ci mette tutta sé stessa, in questo romanzo e nella sua protagonista, Maria Pia, sono certa, anche questa volta raggiungerà ottimi risultati.


venerdì 18 gennaio 2013

Young doctor's notebook: annotatevi la serie

A Young Doctor's Notebook - Diario di un giovane medico

Inghilterra 2012, Mini serie tv, 4 episodi da 40 minuti, drammatico/grottesco, Produzione Big Talk Productions, Regia Alex Hardcastle, Sceneggiatura Mark Chappell, Shaun Pye, Alan Connor

Con Jon Hamm, Daniel RadcliffeRosie Cavaliero, Adam GodleyVicki Pepperdine,  
       Christopher Godwin



non si faccia tentare dalla giovane ostetrica

Trama


Protagonista sono un medico novello, fresco di laurea dell'università di Mosca e letteralmente sbattuto a capo di un ospedale sperduto nelle lande gelide della Russia. Assieme a lui il suo alter ego adulto, visibile solo dal giovane sé e che tenta di guidare e consigliare il ragazzo, il quale si trova a dover fronteggiare parti con feti in posizione trasversale, assenza di figa, un epidemia di sifilide e metaforicamente  lo spettro romantico del suo predecessore. Riuscirà il nostro medico ad eguagliare il magnifico Leopold Leopold'ovic? Non è un nome da usare alla leggera, un po' come Beetlejuice.

eloquente faccia di Daniel


La serie come l'ha vista la stronza


Bellissima serie. Una cosa è bella quando ti rimane impressa e ti lascia qualcosa di cui parlare e dei tormentoni da ripetere con chi lo avete visto. Questa mini produzione inglese è una chicca, un peccato che non abbia ancora trovato collocazione sul mercato italiano, lascia  l'amaro in bocca, ma ringraziamo Dio per il file sharing ed i sottotitoli, provvidenziali.
Una serie ben diretta e conoscerete la mia proverbiale attenzione alla fotografia - come no! Lo sanno tutti - ben diretta sotto il profilo tecnico. Gli attori sono molto buoni, Pelageya è l'infermiera più irresistibile che ci sia e Radcliffe che Hamm sono ottimi e Leopold Leopold'ovic è in piena forma, qui da il meglio di sé.
Belle le storie e bella l'ambientazione, anche se per la realizzazione non devono aver speso molto, considerando l'esiguità delle location e la quasi assenza di esterne.
La storia è un adattamento della raccolta dei 19 racconti omonimi ed autobiografici contenuti in Appunti di un giovane medico, di Michail Afanas'evič Bulgakov.
Non conoscevo l'autore, mea culpa, ora mi dedicherò allo studio matto e disperatissimo dell'autore, perlomeno per soddisfare la mia curiosità su questo tizio russo.
Le storie non sono approfondite, viene indagato per lo più il lato psicologico del protagonista e la sua trasformazione da giovane Harry Potter in Hamm.
Se qualche critica va mossa, è in direzione della scelta di rappresentare il protagonista con due attori tanto dissimili somaticamente, Radcliffe non è una cima in altezza ed Hamm è massiccio, anche se compensano con la bravura attoriale, altro appunto può essere l'utilizzo di una computer grafica scadente, quasi da commedia italiana, utilizzata nelle scene di transizione in cui si riprende la clinica dall'esterno.
I PUTIN di forza sono, lo humor nero, demenziale-no sense dal sapore inglese, dai bei tempi comici alla Monty Python, in cui le facce degli attori, maschere grottesche teatrali aiutano a ridere di gusto.
Più teatro che cinema, mi lascia amareggiata la brevità e l'assenza di seguito della serie, anche se fanno ben sperare il numero di racconti, 19, da cui è tratta Young Doctor's. 
Forse questa sarà solo un prologo, una sorta di teaser.
Intanto segnatevi la serie e godetevela guardandola.

Voto 8/10



domenica 13 gennaio 2013

Hotel Transilvania, non c'è noia, ma non c'è gloria


Hotel Transylvania


Animazione/computer grafica, Usa 2012, 91 min, commedia
Regia Genndy Tartakovsky, Casa di produzione Sony Pictures Animation
Distribuzione Italiana Warner Bros, Musiche Mark Mothersbaugh
Doppiatori originali Adam SandlerSelena GomezAndy SambergSteve BuscemiKevin JamesDavid SpadeFran DrescherMolly ShannonJon LovitzCee Lo Green

Doppiatori italiani Claudio BisioCristiana CapotondiDavide PerinoLuca Dal FabbroPaolo MarcheseMino CaprioGraziella PolesinantiStefanella MarramaMarco MeteLuigi Ferraro
La signora Gremlins, dopo un paio di Siphones

Trama

Dracula è creatore e proprietario dell'Hotel Transylvania, un cinque stelle per mostri al riparo da umani, che si prepara a festeggiare il centodiciottesimo compleanno di Mavis Dracula, la figlia del conte.
Per sbaglio Jonathan, un 21 enne umano, riesce a trovare la struttura creando guai e innamorandosi di Mavis. finale banale e buonista.


Il film come lo ha visto la stronza

Lo sviluppo di questo film di animazione in Cg è iniziato nel 2006 ed ha avuto una storia travagliata che ha portato nel  2011 a dirigere questo cartone Genndy Tartakovsky, creatore di Samurai JackIl laboratorio di Dexter e Le Superchicche.
Selena Gomez doppia Mavis e Sandler è papà Dracula, nonché produttore esecutivo di quest'opera.
Nel novembre 2012 è stata diffusa la notizia di un sequel, confermata poco dopo dalla Sony. Se le premesse e le promesse sono quelle del primo capitolo, stiamo in una bara di ferro!Inchiodata dalla banalità.
Ci siamo lasciati andare nel corso dei secoli...
Comunque rassegnatevi, il 25 settembre 2015 dovrebbe essere nelle sale il secondo capitolo e non so se attenderlo con impazienza sperando in una ripresa da parte degli autori o decidere di ignorarlo, come con le ombre la notte.
Ebbene, tecnicamente non è male e raggiunge la vetta della computer grafica: movimenti, espressioni e regia sono molto buoni, onore al merito, anche, ha chi ha lavorato allo storyboard, ma nel complesso il film risulta banale, senza colpi di scena, quasi rassicurante. 
tu hai detto che somiglio a Sandler?
Mi sarei aspettata di più dalla ditta Sandler, e certamente di cartoni con mostri se ce ne sono di gran lunga migliori: Mosters and co e Mostri contro alieni, passando per il paragone con Shreek.
Pazienza, spero solo di non ingrassare
ed avere lo sguardo da pesce lesso, come lui
Il problema, a mio avviso, non è nella trama - sto parlando di un prodotto che ha come spettatori principali i bambini e strizza l'occhio ai genitori - ma lo sviluppo della sceneggiatura è scialbo, insapore e banalotto, ben lontana dai fasti di un altro prodotto sandleriano, l'ottimo Otto notti di follie, ben più irriverente.
Guardando Hotel si ha l'impressione di un'auto sportiva media che vuol correre con il freno a mano tirato. 
Lo stesso Sandler potrebbe dare di più, forse in questo caso è castrato dalla commercialità del prodotto.
Belle, comunque, le ambientazioni e i personaggi stereotipati all'estremo nelle caratterizzazioni, i cameo dei Gremlins e degli zombie stupidissimi e lagnosi ed in genere dei personaggi cult horror, interessanti alcuni spunti comici, i rimandi alla cultura pop contemporanea ed alla filmografia di genere - come quello a Twilight e alla percezione moderna dell'orrorifico. Esilaranti poi le scene con i lupetti mannari.
Insomma, si lascia guardare - consigliato per genitori e bambini fino e a chi non ha voglia d'impegnarsi -  e non lascia pentimenti, ma certamente non lascia neanche il segno, non fa ZING.

6/10



sabato 12 gennaio 2013

Okuribito/Departures... grattarsi i barbazizi in allegria


Okuribito-Partenze

Film, Giappone 2008, durata 130 minuti, Drammatico, Regia Yojiro Takita
Fotografia Takeshi Hamada, Montaggio Akimasa Kawashima, Musiche Joe Hisaishi

Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano

Trama


Daigo Kobayashi è un violoncellista disoccupato dopo lo scioglimento dell’orchestra dove suona e decide di trasferirsi con la moglie Mika nel suo paese natale, dove possiede una casa lasciatagli dalla madre, morta 2 anni prima.
Trova lavoro tramite gli annunci sul quotidiano locale e quello dell’agenzia NK è perfetto: "assistiamo coloro che partono per dei viaggi".
Dopo aver chiamato si reca a colloquio dove scopre come l’agenzia non si occupi di viaggi, ma di “quel” viaggio (maledetti caratteri kanji) e di tradizionali rituali giapponesi di truccamentoDImorti.
Il nostro prode decide di prendere il certificato da jettatore e si fa assumere. Tornato a casa festeggia con la moglie senza metterla al corrente del tipo di lavoro.
espressione intensa di infilatappamento
Il primo giorno gli tocca la parte del defunto e mentre il suo capo illustra lo svolgimento della cerimonia, nei minimi particolari, sottolinea la necessità di un tappo per sfinteri e fa registrare tutto.Brutto l’impatto iniziale per Daigo, ma  passano i giorni e il mestiere si rivela importante.
Quando le cose sembrano andare meglio ti pareva che la moglie non trovava il modo di romper le palle? Mika va a scoprire il Dvd del filmato illustrativo? Mika lo lascia e torna alla casa della madre? Mica anche il suo amico d'infanzia Yamashita, figlio della proprietaria di tipici bagni pubblici lo tratta come un porta iella? Ebbene si.
Passa l'inverno, Mika ritorna ed è incinta! Mentre i coniugi discutono sul lavoro vengono interrotti da una chiamata: mica è morta Tsuyako, padrona del bagno pubblico e madre dell’amico di mmedda? Sarà Daigo ad occuparsi della preparazione della defunta: mica si ricredono tutti, tra cui Mika? Dopo la funzione Daigo porta la moglie al fiume e le racconta del padre, che aveva l’abitudine di regalare sassi come fossero caramelle e poi il padre sparì.
Poco tempo dopo arriva alla casa dei Kobayashi una lettera…

Il film come lo ha visto la Stronza


Departures, l’ho visto due volte mi ha molto colpita e mai annoiata.
Ha appena diretto Baby I love you con i Bee Hive
In generale il film si presenta tecnicamente bene, con una fotografia in cui luce, inquadrature e composizione delle immagini sono ben bilanciate e naturali, nonostante qualche errore iniziale nei movimenti di camera e nelle zoommate dal gusto retrò da b-movie.
Il montaggio è essenziale ed efficacie, funzionale, mentre le musiche sono eccezionalmente delicate, curate e integralmente composte dallo stesso compositore di fiducia di Hayao Miyazaki, Joe Hisaishi, già autore delle colonne sonore dello Studio Ghibli ed anche di Kiss me Licia - O.o .
si passa da accettabile
al limite
a faccia di gomma Jim Carrey

Dunque non è la tecnica il punto forte del film, né l’interpretazione, forse volutamente e nipponicamente eccessiva che porta il protagonista, fin dalle prime scene a proporsi con espressioni inverosimilmente cartunesche, ma a recuperare con un’interpretazione intensa e sentita durante la preparazione dei defunti, momenti poeici del film, vere e proprie perle.
La protagonista femminile Ryoko Hirosue è un volto noto anche in Europa, avendo recitato nello scarso Wasabi con Jean Reno, e da quel personaggio non si discosta a livello interpretativo rimanendo simile all'adolescente shoppingomane.
Nel film spazio a momenti di poesia quando si accenna alla tenerezza tra i due anziani nel bagno pubblico e destabilizzazione quando la prima defunta ha il coso, quel coso.
La regia da una sensazione voujeristica rendendo lo spettatore partecipe di quello che accade coinvolgendo ed introducendolo nel chiuso mondo dei sentimenti nipponici senza invaderne lo spazio, costellato di figure e situazioni realistiche, dimostrando la bravura del regista Takita.
Basato sull'autobiografia di Aoki Shinmon Coffinman, The Journal of a Buddhist Mortician, i lavori per il film sono durati 10 anni ed il protagonista Masahiro Motoki ha studiato la preparazione dei defunti da un tanatoesteta ed il violoncello.
Il regista ha preso parte a cerimonie funebri per poter trasmettere i sentimenti dei parenti in quei delicati attimi e traspone efficacemente il rapporto contraddittorio che il Giappone ha con la morte, da una parte il rispetto per il defunto e dall'altra il pregiudizio per il particolare mestiere.
La morte in questo film è un argomento principe, pretesto per raccontare educatamente e delicatamente con un velo di carta di riso l’evoluzione di un ragazzo in uomo e un paese ricco di sentimenti e storie che continuano a raccontare anche se giunte al termine.
Al di la delle interpretazioni al limite del grottesco, probabilmente volute e caratteristiche del codice attoriale orientale, capisco come abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, sbaragliando la concorrenza di Valzer con Bashir e il francese La classe, altrettanto meritevoli ed impegnati, forse meno vibranti di delicati gesti.

Voto: 8.5/10

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