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benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

sabato 12 gennaio 2013

Okuribito/Departures... grattarsi i barbazizi in allegria


Okuribito-Partenze

Film, Giappone 2008, durata 130 minuti, Drammatico, Regia Yojiro Takita
Fotografia Takeshi Hamada, Montaggio Akimasa Kawashima, Musiche Joe Hisaishi

Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano

Trama


Daigo Kobayashi è un violoncellista disoccupato dopo lo scioglimento dell’orchestra dove suona e decide di trasferirsi con la moglie Mika nel suo paese natale, dove possiede una casa lasciatagli dalla madre, morta 2 anni prima.
Trova lavoro tramite gli annunci sul quotidiano locale e quello dell’agenzia NK è perfetto: "assistiamo coloro che partono per dei viaggi".
Dopo aver chiamato si reca a colloquio dove scopre come l’agenzia non si occupi di viaggi, ma di “quel” viaggio (maledetti caratteri kanji) e di tradizionali rituali giapponesi di truccamentoDImorti.
Il nostro prode decide di prendere il certificato da jettatore e si fa assumere. Tornato a casa festeggia con la moglie senza metterla al corrente del tipo di lavoro.
espressione intensa di infilatappamento
Il primo giorno gli tocca la parte del defunto e mentre il suo capo illustra lo svolgimento della cerimonia, nei minimi particolari, sottolinea la necessità di un tappo per sfinteri e fa registrare tutto.Brutto l’impatto iniziale per Daigo, ma  passano i giorni e il mestiere si rivela importante.
Quando le cose sembrano andare meglio ti pareva che la moglie non trovava il modo di romper le palle? Mika va a scoprire il Dvd del filmato illustrativo? Mika lo lascia e torna alla casa della madre? Mica anche il suo amico d'infanzia Yamashita, figlio della proprietaria di tipici bagni pubblici lo tratta come un porta iella? Ebbene si.
Passa l'inverno, Mika ritorna ed è incinta! Mentre i coniugi discutono sul lavoro vengono interrotti da una chiamata: mica è morta Tsuyako, padrona del bagno pubblico e madre dell’amico di mmedda? Sarà Daigo ad occuparsi della preparazione della defunta: mica si ricredono tutti, tra cui Mika? Dopo la funzione Daigo porta la moglie al fiume e le racconta del padre, che aveva l’abitudine di regalare sassi come fossero caramelle e poi il padre sparì.
Poco tempo dopo arriva alla casa dei Kobayashi una lettera…

Il film come lo ha visto la Stronza


Departures, l’ho visto due volte mi ha molto colpita e mai annoiata.
Ha appena diretto Baby I love you con i Bee Hive
In generale il film si presenta tecnicamente bene, con una fotografia in cui luce, inquadrature e composizione delle immagini sono ben bilanciate e naturali, nonostante qualche errore iniziale nei movimenti di camera e nelle zoommate dal gusto retrò da b-movie.
Il montaggio è essenziale ed efficacie, funzionale, mentre le musiche sono eccezionalmente delicate, curate e integralmente composte dallo stesso compositore di fiducia di Hayao Miyazaki, Joe Hisaishi, già autore delle colonne sonore dello Studio Ghibli ed anche di Kiss me Licia - O.o .
si passa da accettabile
al limite
a faccia di gomma Jim Carrey

Dunque non è la tecnica il punto forte del film, né l’interpretazione, forse volutamente e nipponicamente eccessiva che porta il protagonista, fin dalle prime scene a proporsi con espressioni inverosimilmente cartunesche, ma a recuperare con un’interpretazione intensa e sentita durante la preparazione dei defunti, momenti poeici del film, vere e proprie perle.
La protagonista femminile Ryoko Hirosue è un volto noto anche in Europa, avendo recitato nello scarso Wasabi con Jean Reno, e da quel personaggio non si discosta a livello interpretativo rimanendo simile all'adolescente shoppingomane.
Nel film spazio a momenti di poesia quando si accenna alla tenerezza tra i due anziani nel bagno pubblico e destabilizzazione quando la prima defunta ha il coso, quel coso.
La regia da una sensazione voujeristica rendendo lo spettatore partecipe di quello che accade coinvolgendo ed introducendolo nel chiuso mondo dei sentimenti nipponici senza invaderne lo spazio, costellato di figure e situazioni realistiche, dimostrando la bravura del regista Takita.
Basato sull'autobiografia di Aoki Shinmon Coffinman, The Journal of a Buddhist Mortician, i lavori per il film sono durati 10 anni ed il protagonista Masahiro Motoki ha studiato la preparazione dei defunti da un tanatoesteta ed il violoncello.
Il regista ha preso parte a cerimonie funebri per poter trasmettere i sentimenti dei parenti in quei delicati attimi e traspone efficacemente il rapporto contraddittorio che il Giappone ha con la morte, da una parte il rispetto per il defunto e dall'altra il pregiudizio per il particolare mestiere.
La morte in questo film è un argomento principe, pretesto per raccontare educatamente e delicatamente con un velo di carta di riso l’evoluzione di un ragazzo in uomo e un paese ricco di sentimenti e storie che continuano a raccontare anche se giunte al termine.
Al di la delle interpretazioni al limite del grottesco, probabilmente volute e caratteristiche del codice attoriale orientale, capisco come abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, sbaragliando la concorrenza di Valzer con Bashir e il francese La classe, altrettanto meritevoli ed impegnati, forse meno vibranti di delicati gesti.

Voto: 8.5/10

4 commenti:

  1. visto il tema trattato mi aspettavo un film divertente.
    invece non proprio... :D

    ma l'autore delle musiche è davvero lo stesso di kiss me licia? *__*

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    Risposte
    1. Non è divertente per nulla e non è a scorrimento veloce... ma è comunque bello. Si Marco, è lo stesso delle musiche di Kiss me Licia e di Princess Mononoke, come anche de Il castello errante, porco rosso, Le Voyage de Chihiro ed ha lavorato con Kitano.
      Una figura versatile, un vero genio! ;)

      Elimina
  2. Film magnifico.
    Con la vestizione del padre non ce l'ho fatta a trattenere le lacrime.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche io: tutte e 2 le volte! La grandezza dei cineasti asiatici è nel saper rendere le emozioni, quelle misurate però... se devono rendere il ribrezzo o lo sconcerto si rendono sempre ridicoli!
      Tranne il coreano Park Chan-Wook, Satoshi Kon e pochi altri. :)
      Sarà un deficit genetico?

      Elimina

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