benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

martedì 22 gennaio 2013

ParaNorman, godibile e non rivoluzionario



Titolo originale: ParaNorman

USA, 2012, 92 min, animazione-commedia-fantasy-horror
Regia Sam Fell, Chris Butler, Soggetto Arianne Sutner, Stephen Stone, Sceneggiatura Chris Butler, Casa di produzione Laika Entertainment, Distribuzione (Italia) Universal Pictures, Musiche Jon Brion

Doppiatori originali:  Kodi Smit-McPhee, Casey Affleck, Tempestt Bledsoe, John GoodmanJeff Garlin, Bernard Hill, Jodelle Ferland, Alex Borstein, Anna Kendrick, Leslie Mann, Christopher Mintz-Plasse, Elaine Stritch, Tucker Albrizzi, Hannah Noyes, Jack Blessing



Trama


Norman è un undicenne appassionato di horror, strano ed emarginato dai suoi compagni, vessato dal bullo Alvin, la causa è un segreto talmente incredibile da essere preso per il culo ogni volta in cui tenta di confessarlo, anche dalla sua famiglia:  è in grado di parlare con i morti. Su Norman incombe una profezia, svelata da uno zio barbone e pazzo che gli indicherà come fermare la maledizione di una strega morta 300 anni prima, ma il nostro pu-pazzo scoprirà non tutto è come appare...



Come lo ha visto la stronza


Norman è un bel personaggio anche se non una novità, un adolescente complesso ed incompreso -  ma va là -, ho apprezzato la scelta di farlo doppiare da Kodi Smit-McPhee, dal volto atipico, protagonista in carne ed ossa di un film che ho molto apprezzato: Blood Story.

Un cartone animato in stop motion,studiato frame by frame fotografando tecnologici e complessi pupazzi in gomma, per cui ci vogliono minimo 25 foto per ogni secondo di girato, ed in ogni frame il pupo viene mosso anche solo di pochissimo, per poter risultare animato.

Il mondo del cinema è il regno della plastica, pare, basta guardare Nikole Kidman, o Cher, Meg Ryan, ma in mondo che usa la plastica per livellare le diversità e le imperfezioni annullando le emozioni, quest’opera d'animazione è caratterizzata da volti di gomma asimmetrici e bruttarelli, imperfetti, ma estremamente espressivi.

I personaggi principali sono un campionario caricaturale, nelle forme e negli atteggiamenti, iperbolici superano gli stereotipi passando per il cubismo.


Bastano poche scene di ParaNorman a richiamare tutti i topoi degli horror conosciuti e degli splatter di serie b da sabato pomeriggio con gli amici delle medie, con protagonisti mangia-cervelli dementi, ragazze urlanti e microfoni in campo, fili che reggono i protagonisti sospesi. Da questi film di genere ParaNrman prende le mosse.




Norman e la sua improbabile banda, composta dalla sorella superficiale, l’amico ciccione che richiama nei modi e nelle fattezze Chunk dei Goonies, Mitch (doppiato da Casey Affleck) il fratello palestrato e consapevole della propria inferiorità mentale, il bullo pallido e prepotente Alvin, l’orda di zombie e la maledizione della strega, la folla inferocita con forconi e torce, il barbone pazzo signor Prenderghast - zio di Norman (John Goodman) e la strega, non sono nulla di nuovo, ma non sono così scontati nei dialoghi e nelle chiuse, a tratti geniali.

E’ ben chiaro il pubblico di riferimento del cartone, i più piccoli, politicamente corretto, critica la massa ed i giudizi affrettati, fa ridere e sorridere e riflettere.
Per esempio, cosa scegliereste tra aspettare l’erogazione di uno snack al gusto barbecue e salvare la propria pellaccia dai non morti? Nessuna delle due, se gli zombie sono questi di ParaNorman, c’è tempo per fare entrambe le cose.


Gag e battute esilaranti sono il punto di forza del film, assieme alla tecnica d’animazione, il buon taglio registico ed i punti deboli sono la trama deja-vù e le tempistiche del film che lo rendono diviso in parti per ritmo, una prima parte sostenuta da un buon ritmo, e la seconda che rallenta inizialmente per riprendersi verso il finale.


Cosa vi siete messi in testa? Sparare ai civili? Questo lo fa solo la polizia!
I secoli non cambiano le folle, la paura è il motore di tutte le orribili decisioni, anche se si pensa di perseguire la retta via.

Questo è uno dei cartoni più belli del 2012, indicato per tutti, ha un carattere buono e deciso, ma non buonista e  spiega come sia facile passare dalla parte del torto.

Voto 7.5/10

domenica 20 gennaio 2013

Confessioni di una domenica pericolosa

Non che ci sia il bisogno di sottolinearlo, ma io non mi sento molto normale.
Anche gli amici me lo ripetono: Jenny tu non sei normale.
26 anni buttati su una sedia e un fidanzato capoccione ed orgoglioso.
Una domenica passata a scrivere e riflettere. Senza mai concludere.
Perché, alla fine, nulla si può chiudere, neanche morti si è finiti. Purtroppo.
Poi ho pensato: sono quello che mangio, e scrivo per esprimere il mio essere, ergo scrivo come mangio ed oggi mangio penne all'arrabbiata.
'ngulo a te, Mondo.
Che mangi maiale e ti rotoli nel fango delle bugie, e copri i frutti delle tue evacuazioni con il cibo di cui ti sei nutrito e che convulsamente torni a mangiare.


sabato 19 gennaio 2013

La cura dell'attesa, il romanzo-nuovo mondo di Maria Pia Romano

la cura dell'attesa

2012, Editore Lupo, Autore Maria Pia Romano, chiuso in stampa nel dicembre 2012 da Lupo Editore, presentato ufficialmente il 17 gennaio 2013
Prima di copertina de La cura dell'attesa

Premessa d'obbligo

Torno alle origini con questa recensione, infatti Maria Pia Romano fu la prima autrice ad essere recensita da me, all'epoca de L'anello inutile, Besa editore, nel 2011.
All'epoca la intervistai per il giornale web per cui scrivo e la potete trovare a questo link http://www.otrantooggi.it/2011/03/10/otranto-e-l%E2%80%99anello-inutile-di-maria-pia-romano/

Dopo averla letta Maria Pia, con fare da sorella maggiore, mi suggerì di seguire di più il mio cuore e l'istinto nel giudicare l'opera e mi chiese se lo avessi letto, risposi ovviamente di no e le chiesi dove lo avrei potuto trovare.
Invece che farmelo trovare in una qualsiasi libreria, me lo inviò e mi chiese di mettere su carta i sentimenti provati nel leggerlo.
Ricordo l'emozione nell'intervistarla e l'attesa dell'arrivo del pacco contenete il romanzo. Quando lo ebbi tra le mani mi scesero le lacrime e mi sentì incoraggiata.
Scrissi allora:
L’anello inutile non è un romanzo: è una poesia, una dedica, una preghiera. Sono i pensieri che potrebbero assalire la mente di qualsiasi viaggiatore, potrebbe essere anche un suo abitante, in questa terra rossa e arsa dal sole. E’ un racconto onirico, fatto ad occhi aperti, parla di una terra, che se vissuta in pieno manda in catalessi. Perché la terra, l'aria e l'acqua del Salento, non sono altro che fuoco in fin dei conti. Tutto si brucia, tutto si consuma, tutto passa, questo dice la Romano, questo pensa... ed è vero. Diario di viaggio, di sensazioni e profumi. Foto le parole di Maria Pia, imprimibili, nella mente di chiunque almeno una volta nella vita, si è abbandonato alla terra del ri-morso. Scritto come solo i pensieri puri possono esserlo, da leggere tutto d'un fiato, magari all'aria aperta, magari alle Orte, o presso Porto Badisco, o in bilico su un costone roccioso, all'ombra della macchia (che ombra non ha), non si può capire, lo si deve fare proprio ...Non è scrittura è arte, una pittura rupestre su carta.Non è pensiero razionale, è vertigine. E’ essere primitivo e sublime.

Per caso e forse per destino, fui poi chiamata a presentare il libro L'anello inutile ad Otranto, presso il Castello Aragonese, per la La Subacquea è Donna, il 2 giugno. La mia prima presentazione.


Informazioni sull'autrice 


Maria Pia Romano è nata a Benevento nel '76, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000.
M.P. Romano ph. di Rocco Sienese
Scrive per alcune testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Autrice di quattro raccolte di poesie, Linfa - LiberArs, 1998 -, L’estraneo - Manni, 2005 -, Il funambolo sull’erba blu - Besa 2008 - La settima stella - Besa 2008 - e i romanzi Onde di Follia - Besa 2006- e L'anello inutile - Besa 2011-.
Suoi componimenti sono presenti nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa.
È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il festival della letteratura italiana in Brasile del 2011.
Con L'anello è stata finalista Premio Letterario Nabokov 2011, recensito e vincitore delle Tre penne di Billy il vizio di leggere del Tg1, consigliato dal Sole24Ore è ora disponibile in ristampa con una nuova immagine in copertina, sempre per Besa.



nuova copertina per L'anello inutile


La Trama 

Alba è una docente d'ingegneria in forza presso l'Univerità del Salento, amata dai suoi studenti ed è incinta.
La gravidanza per lei sarà modo di rivivere vecchi ricordi, scoprire qualcosa di sé, trovare il coraggio, tipico delle donne, di affrontare l'incertezza di alcune situazioni, afflitta dalla scelta tra due uomini, come il conflitto della sua mente, divisa tra il trascendente della poesia ed il raziocinio dell'ingegneria.


La mia visione distorta delle cose

Amo la scrittura di Maria Pia Romano. Si legge scorrevolmente, è sentita, in bilico tra prosa e poesia.
La sua penna è femminile e maschile allo stesso tempo, nelle tematiche trattate e nello stile esprime tutto il suo essere donna, scorrevole e liquida, trattando, però, con raziocino maschile il sesso e l'arte.
Questa opera rappresenta la maturità per Maria Pia, un romanzo vero e proprio, si allontana da L'anello inutile, ma solo nella forma, tuttavia lascia spazio a richiami poetici, evoca sé stessa e il suo vissuto.
E' scritto con il cuore e l'istinto tipici di questa anima del Sud, Maria Pia, nata a Benevento e cresciuta nell'entroterra barese, si è rifugiata nel Salento come Alba, bruciante di magica passione ed in cerca di una strada verso un mare, per estinguere l'incendio di dubbi che l'attanagliano.
In questo primo vero romanzo si riconoscono ancora i tratti distintivi dell'autrice, affidati totalmente alla protagonista, caratterizzata da un sapore romantico-ottocentesco, somigliante nei tratti somatici e nell'abbandono all'Ofelia di Millais: il mare, l'amore, la ricerca di libertà e la poesia.
Ho amato profondamente l'Alba bambina, in cui mi sono immedesimata totalmente, ho adorato il modo delicato con cui è raccontata la crescita della protagonista, lieve è il racconto della scoperta della sessualità della piccola Alba.

Maria Pia raggiunge l'apice nella caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dei genitori di lei, nel descrivere la vita dei paesini della Murgia, eletti a simbolo delle piccole città e della gente di Puglia, contraddittoria e chiacchierona, calorosa ed accogliente, ma nel contempo pregna di non detto, fragili pregiudizi e chiusura apparente.
Un romanzo che è inno all'amore delle madri, al coraggio delle donne, raccontato da una donna emblema del Sud migliore, quello del turbine di sentimenti e dell'umanità variegata che in esso si cela.
Ci mette tutta sé stessa, in questo romanzo e nella sua protagonista, Maria Pia, sono certa, anche questa volta raggiungerà ottimi risultati.


venerdì 18 gennaio 2013

Young doctor's notebook: annotatevi la serie

A Young Doctor's Notebook - Diario di un giovane medico

Inghilterra 2012, Mini serie tv, 4 episodi da 40 minuti, drammatico/grottesco, Produzione Big Talk Productions, Regia Alex Hardcastle, Sceneggiatura Mark Chappell, Shaun Pye, Alan Connor

Con Jon Hamm, Daniel RadcliffeRosie Cavaliero, Adam GodleyVicki Pepperdine,  
       Christopher Godwin



non si faccia tentare dalla giovane ostetrica

Trama


Protagonista sono un medico novello, fresco di laurea dell'università di Mosca e letteralmente sbattuto a capo di un ospedale sperduto nelle lande gelide della Russia. Assieme a lui il suo alter ego adulto, visibile solo dal giovane sé e che tenta di guidare e consigliare il ragazzo, il quale si trova a dover fronteggiare parti con feti in posizione trasversale, assenza di figa, un epidemia di sifilide e metaforicamente  lo spettro romantico del suo predecessore. Riuscirà il nostro medico ad eguagliare il magnifico Leopold Leopold'ovic? Non è un nome da usare alla leggera, un po' come Beetlejuice.

eloquente faccia di Daniel


La serie come l'ha vista la stronza


Bellissima serie. Una cosa è bella quando ti rimane impressa e ti lascia qualcosa di cui parlare e dei tormentoni da ripetere con chi lo avete visto. Questa mini produzione inglese è una chicca, un peccato che non abbia ancora trovato collocazione sul mercato italiano, lascia  l'amaro in bocca, ma ringraziamo Dio per il file sharing ed i sottotitoli, provvidenziali.
Una serie ben diretta e conoscerete la mia proverbiale attenzione alla fotografia - come no! Lo sanno tutti - ben diretta sotto il profilo tecnico. Gli attori sono molto buoni, Pelageya è l'infermiera più irresistibile che ci sia e Radcliffe che Hamm sono ottimi e Leopold Leopold'ovic è in piena forma, qui da il meglio di sé.
Belle le storie e bella l'ambientazione, anche se per la realizzazione non devono aver speso molto, considerando l'esiguità delle location e la quasi assenza di esterne.
La storia è un adattamento della raccolta dei 19 racconti omonimi ed autobiografici contenuti in Appunti di un giovane medico, di Michail Afanas'evič Bulgakov.
Non conoscevo l'autore, mea culpa, ora mi dedicherò allo studio matto e disperatissimo dell'autore, perlomeno per soddisfare la mia curiosità su questo tizio russo.
Le storie non sono approfondite, viene indagato per lo più il lato psicologico del protagonista e la sua trasformazione da giovane Harry Potter in Hamm.
Se qualche critica va mossa, è in direzione della scelta di rappresentare il protagonista con due attori tanto dissimili somaticamente, Radcliffe non è una cima in altezza ed Hamm è massiccio, anche se compensano con la bravura attoriale, altro appunto può essere l'utilizzo di una computer grafica scadente, quasi da commedia italiana, utilizzata nelle scene di transizione in cui si riprende la clinica dall'esterno.
I PUTIN di forza sono, lo humor nero, demenziale-no sense dal sapore inglese, dai bei tempi comici alla Monty Python, in cui le facce degli attori, maschere grottesche teatrali aiutano a ridere di gusto.
Più teatro che cinema, mi lascia amareggiata la brevità e l'assenza di seguito della serie, anche se fanno ben sperare il numero di racconti, 19, da cui è tratta Young Doctor's. 
Forse questa sarà solo un prologo, una sorta di teaser.
Intanto segnatevi la serie e godetevela guardandola.

Voto 8/10



domenica 13 gennaio 2013

Hotel Transilvania, non c'è noia, ma non c'è gloria


Hotel Transylvania


Animazione/computer grafica, Usa 2012, 91 min, commedia
Regia Genndy Tartakovsky, Casa di produzione Sony Pictures Animation
Distribuzione Italiana Warner Bros, Musiche Mark Mothersbaugh
Doppiatori originali Adam SandlerSelena GomezAndy SambergSteve BuscemiKevin JamesDavid SpadeFran DrescherMolly ShannonJon LovitzCee Lo Green

Doppiatori italiani Claudio BisioCristiana CapotondiDavide PerinoLuca Dal FabbroPaolo MarcheseMino CaprioGraziella PolesinantiStefanella MarramaMarco MeteLuigi Ferraro
La signora Gremlins, dopo un paio di Siphones

Trama

Dracula è creatore e proprietario dell'Hotel Transylvania, un cinque stelle per mostri al riparo da umani, che si prepara a festeggiare il centodiciottesimo compleanno di Mavis Dracula, la figlia del conte.
Per sbaglio Jonathan, un 21 enne umano, riesce a trovare la struttura creando guai e innamorandosi di Mavis. finale banale e buonista.


Il film come lo ha visto la stronza

Lo sviluppo di questo film di animazione in Cg è iniziato nel 2006 ed ha avuto una storia travagliata che ha portato nel  2011 a dirigere questo cartone Genndy Tartakovsky, creatore di Samurai JackIl laboratorio di Dexter e Le Superchicche.
Selena Gomez doppia Mavis e Sandler è papà Dracula, nonché produttore esecutivo di quest'opera.
Nel novembre 2012 è stata diffusa la notizia di un sequel, confermata poco dopo dalla Sony. Se le premesse e le promesse sono quelle del primo capitolo, stiamo in una bara di ferro!Inchiodata dalla banalità.
Ci siamo lasciati andare nel corso dei secoli...
Comunque rassegnatevi, il 25 settembre 2015 dovrebbe essere nelle sale il secondo capitolo e non so se attenderlo con impazienza sperando in una ripresa da parte degli autori o decidere di ignorarlo, come con le ombre la notte.
Ebbene, tecnicamente non è male e raggiunge la vetta della computer grafica: movimenti, espressioni e regia sono molto buoni, onore al merito, anche, ha chi ha lavorato allo storyboard, ma nel complesso il film risulta banale, senza colpi di scena, quasi rassicurante. 
tu hai detto che somiglio a Sandler?
Mi sarei aspettata di più dalla ditta Sandler, e certamente di cartoni con mostri se ce ne sono di gran lunga migliori: Mosters and co e Mostri contro alieni, passando per il paragone con Shreek.
Pazienza, spero solo di non ingrassare
ed avere lo sguardo da pesce lesso, come lui
Il problema, a mio avviso, non è nella trama - sto parlando di un prodotto che ha come spettatori principali i bambini e strizza l'occhio ai genitori - ma lo sviluppo della sceneggiatura è scialbo, insapore e banalotto, ben lontana dai fasti di un altro prodotto sandleriano, l'ottimo Otto notti di follie, ben più irriverente.
Guardando Hotel si ha l'impressione di un'auto sportiva media che vuol correre con il freno a mano tirato. 
Lo stesso Sandler potrebbe dare di più, forse in questo caso è castrato dalla commercialità del prodotto.
Belle, comunque, le ambientazioni e i personaggi stereotipati all'estremo nelle caratterizzazioni, i cameo dei Gremlins e degli zombie stupidissimi e lagnosi ed in genere dei personaggi cult horror, interessanti alcuni spunti comici, i rimandi alla cultura pop contemporanea ed alla filmografia di genere - come quello a Twilight e alla percezione moderna dell'orrorifico. Esilaranti poi le scene con i lupetti mannari.
Insomma, si lascia guardare - consigliato per genitori e bambini fino e a chi non ha voglia d'impegnarsi -  e non lascia pentimenti, ma certamente non lascia neanche il segno, non fa ZING.

6/10



sabato 12 gennaio 2013

Okuribito/Departures... grattarsi i barbazizi in allegria


Okuribito-Partenze

Film, Giappone 2008, durata 130 minuti, Drammatico, Regia Yojiro Takita
Fotografia Takeshi Hamada, Montaggio Akimasa Kawashima, Musiche Joe Hisaishi

Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano

Trama


Daigo Kobayashi è un violoncellista disoccupato dopo lo scioglimento dell’orchestra dove suona e decide di trasferirsi con la moglie Mika nel suo paese natale, dove possiede una casa lasciatagli dalla madre, morta 2 anni prima.
Trova lavoro tramite gli annunci sul quotidiano locale e quello dell’agenzia NK è perfetto: "assistiamo coloro che partono per dei viaggi".
Dopo aver chiamato si reca a colloquio dove scopre come l’agenzia non si occupi di viaggi, ma di “quel” viaggio (maledetti caratteri kanji) e di tradizionali rituali giapponesi di truccamentoDImorti.
Il nostro prode decide di prendere il certificato da jettatore e si fa assumere. Tornato a casa festeggia con la moglie senza metterla al corrente del tipo di lavoro.
espressione intensa di infilatappamento
Il primo giorno gli tocca la parte del defunto e mentre il suo capo illustra lo svolgimento della cerimonia, nei minimi particolari, sottolinea la necessità di un tappo per sfinteri e fa registrare tutto.Brutto l’impatto iniziale per Daigo, ma  passano i giorni e il mestiere si rivela importante.
Quando le cose sembrano andare meglio ti pareva che la moglie non trovava il modo di romper le palle? Mika va a scoprire il Dvd del filmato illustrativo? Mika lo lascia e torna alla casa della madre? Mica anche il suo amico d'infanzia Yamashita, figlio della proprietaria di tipici bagni pubblici lo tratta come un porta iella? Ebbene si.
Passa l'inverno, Mika ritorna ed è incinta! Mentre i coniugi discutono sul lavoro vengono interrotti da una chiamata: mica è morta Tsuyako, padrona del bagno pubblico e madre dell’amico di mmedda? Sarà Daigo ad occuparsi della preparazione della defunta: mica si ricredono tutti, tra cui Mika? Dopo la funzione Daigo porta la moglie al fiume e le racconta del padre, che aveva l’abitudine di regalare sassi come fossero caramelle e poi il padre sparì.
Poco tempo dopo arriva alla casa dei Kobayashi una lettera…

Il film come lo ha visto la Stronza


Departures, l’ho visto due volte mi ha molto colpita e mai annoiata.
Ha appena diretto Baby I love you con i Bee Hive
In generale il film si presenta tecnicamente bene, con una fotografia in cui luce, inquadrature e composizione delle immagini sono ben bilanciate e naturali, nonostante qualche errore iniziale nei movimenti di camera e nelle zoommate dal gusto retrò da b-movie.
Il montaggio è essenziale ed efficacie, funzionale, mentre le musiche sono eccezionalmente delicate, curate e integralmente composte dallo stesso compositore di fiducia di Hayao Miyazaki, Joe Hisaishi, già autore delle colonne sonore dello Studio Ghibli ed anche di Kiss me Licia - O.o .
si passa da accettabile
al limite
a faccia di gomma Jim Carrey

Dunque non è la tecnica il punto forte del film, né l’interpretazione, forse volutamente e nipponicamente eccessiva che porta il protagonista, fin dalle prime scene a proporsi con espressioni inverosimilmente cartunesche, ma a recuperare con un’interpretazione intensa e sentita durante la preparazione dei defunti, momenti poeici del film, vere e proprie perle.
La protagonista femminile Ryoko Hirosue è un volto noto anche in Europa, avendo recitato nello scarso Wasabi con Jean Reno, e da quel personaggio non si discosta a livello interpretativo rimanendo simile all'adolescente shoppingomane.
Nel film spazio a momenti di poesia quando si accenna alla tenerezza tra i due anziani nel bagno pubblico e destabilizzazione quando la prima defunta ha il coso, quel coso.
La regia da una sensazione voujeristica rendendo lo spettatore partecipe di quello che accade coinvolgendo ed introducendolo nel chiuso mondo dei sentimenti nipponici senza invaderne lo spazio, costellato di figure e situazioni realistiche, dimostrando la bravura del regista Takita.
Basato sull'autobiografia di Aoki Shinmon Coffinman, The Journal of a Buddhist Mortician, i lavori per il film sono durati 10 anni ed il protagonista Masahiro Motoki ha studiato la preparazione dei defunti da un tanatoesteta ed il violoncello.
Il regista ha preso parte a cerimonie funebri per poter trasmettere i sentimenti dei parenti in quei delicati attimi e traspone efficacemente il rapporto contraddittorio che il Giappone ha con la morte, da una parte il rispetto per il defunto e dall'altra il pregiudizio per il particolare mestiere.
La morte in questo film è un argomento principe, pretesto per raccontare educatamente e delicatamente con un velo di carta di riso l’evoluzione di un ragazzo in uomo e un paese ricco di sentimenti e storie che continuano a raccontare anche se giunte al termine.
Al di la delle interpretazioni al limite del grottesco, probabilmente volute e caratteristiche del codice attoriale orientale, capisco come abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, sbaragliando la concorrenza di Valzer con Bashir e il francese La classe, altrettanto meritevoli ed impegnati, forse meno vibranti di delicati gesti.

Voto: 8.5/10

venerdì 11 gennaio 2013

Bobin, Autoritratto al Radiatore: Ritratto dell'Assenza

Autoritratto al radiatore - Autoprtrait au radiateur 
1996/97- Christian Bobin
(Copiright Edition Gallimard, Paris, 1997) 

Stampato da Editrice Salentina Srl, Galatina (Le), nell'aprile 2012, per conto di AnimaMundi Edizioni, Otranto (Copileft)

Copertina di Autoritratto al Radiatore
Premessa d'obbligo: non aspettatevi stronzate, solo per questa volta.

Questo libro mi si è palesato come un'apparizione, o meglio, è stato un dono di Giuseppe Conoci, una personcina simpatica e profonda, capace di delicato umorismo e grandi riflessioni, una di quelle anime che dicono tutto con gli occhi liquidi, spalancati di meraviglia e curiosità per il mondo. 
Ci conoscevamo di vista essendo concittadini, ma non ci eravamo mai fermati a scambiare 4 chiacchiere. Nel 2012 per una serie di eventi fortuiti ci siamo incrociati.

La vita è strana e nel caos del caso le cose non succedono a cazzo.

Ora posso considerarlo un amico, un collegamento tra me, terrena e sconclusionata e l'infinito della conoscenza, una risorsa per la necessità di colmare i vuoti esistenziali, generatori di tumulto interiore.
Giuseppe è anche proprietario di un negozietto carino, specchio della sua natura multiforme:  AnimaMundi nel centro storico di Otranto.
Tutti i frutti di Giuseppe sono riflesso ed estensione delle sue esperienze e vita.
Ecco come ha fatto evolvere il negozio, una specie di Pokémon: prima è divenuto Etichetta discografica indipendente dai suoni etnici, dimostrazione della raffinatezza dei gusti del proprietario e da poco, anche casa editrice la AnimaMundi Edizioni.

Così descrive la sua attività sul sito:

Troviamo difficoltà a stabilire chi siamo… poiché la nostra identità si crea e si disfa, si trasforma di continuo ricevendo influenza dal noto e dall'ignoto, dalla nostalgia, dalla gioia, dall'entusiasmo e dalla paura, dalla pazienza e dalla compulsione, dal rumore, dal caos, dalla lentezza, dal respirare piano, dal respirare appieno, dal contesto in cui è inserita la nostra vita e da tutti i contesti lontani nello spazio e nel tempo, dagli incontri reali e immaginari che quotidianamente costellano il nostro cammino, dai racconti degli altri, dalle storie speziate, dalle storie spezzate, dalle storie cantate...
Così quando ci siamo incontrati, Giuseppe mi aveva accennato ad un regalo da farmi. Il Signore, se esiste, agisce per canali insoliti e il 14 dicembre mi ha fatto arrivare il libro di questo strano autore, Bobin,per mano di Giuseppe che in in 1° pagina mi scrive
 " a Jenny, che cerca la luce fragile dietro le convenzioni.
                                                                                    Giuseppe, 
                                                                                           Otranto, 14 dic. 2012"

L'autore
Autoritratto dei baffi: Bobin
Christian Bobin classe '51 è di Le Creusot, cittadina della Francia settentrionale che non ha mai lasciato.
Poeta e scrittore noto in patria, per la scrittura intensa e efficace, tratta di argomenti profondi e personali. Non esistono equivalenti italiani.
Di questo autore in italia sono apparsi L'uomo che cammina su Gesù, Francesco e l'infinitamente piccolo su San Francesco, Resuscitare, Elogio del nulla, Presenze, Autoritratto e Geai.

La mia visione distorta delle cose

Autoritratto è un taccuino, in cui l'autore utilizza una forma mista di poesia e prosa per annotare sensazioni. Inizia a scrivere la vigilia di Pasqua del 1996 e termina la vigilia della Pasqua successiva.
Bobin si nutre di piccole cose per scrivere e colmare la presenza dell'assenza, filo rosso di tutte le annotazioni, le quali potrebbero essere lette in maniera autonoma.
In questo, che è un diario dell'anima in pillole, si può leggere chiaramente fin dalle prime pagine l'intenzione dell'autore: trovare un modo di comunicare l'incomunicabile, descrivere ciò che non esiste, citando e facendo notare cosa non conosce, passando attraverso i santi, i deliri e lo studio della teologia.
E' vero, Christian non s'è mai mosso da casa sua, ma conosce bene i diari dei viaggiatori, sa come trasportare, conosce quello di cui scrive e parla dell'universale, dell'infinito rimanendo tra le 4 , ben definite, mura di casa sua, tra fiori parlanti, odorosi e colorati.
La sua è una scrittura di trasporto, evocativa e del sentimento, non adatta a chiunque, se non a chi è in grado di abbandonarsi all'estasi e non ha paura di essere solo.

Voto: 7.5/10

sabato 5 gennaio 2013

Sto litigando con Blogger

Scusate l'assenza, sto litigando con blogger. Capirete presto perché. LMS
la mia faccia davanti alla schermata del blog

giovedì 3 gennaio 2013

Cloud Atlas: d'amore, reincarnazione e libertà, ma anche di ponti

Per far in modo che sia scelta del lettore/spettatore proseguire nella lettura consiglio la visione del trailer.
Il film è visionabile negli Stati Uniti d'America dallo scorso 26 Ottobre.
Il testo seguente contiene anticipazioni sul film di prossima uscita nelle sale italiane, è tratto da un best seller internazionale, ma non tutti lo hanno letto: me, per esempio.



ATTENZIONE SPOILER

L'atlante delle nuvole



Titolo originale: Cloud Atlas


Produzione: Usa e Germania
Anno: 2012
Durata:170 min (ben 2 ore e 50 min)
Genere: drammatico, fantascienza, epico
Regia e sceneggiatura: Andy e Lana Wachowski (Nave Spaziale Wachowski), Tom Tykwer
Soggetto: David Mitchell
Produttore: A. e L. Wachowski, T. Tykwer, Stefan Arndt, Grant Hill
Casa di produzione: Warner Bros
Effetti speciali: Dan Glass
Fotografia:John Toll, Frank Griebe
MusicheJohnny Klimek, Reinhold Heil, Tom Tykwer

Cast: Tom Hanks, Hugh Grant, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, James D'Arcy, Ben Whishaw, Susan Sarandon, Keith David, David Gyasi, Zhou Xun, Bae Doona.


Uscita Italiana: 10/01/2013, Eagle Pictures

Trama: Sei racconti ed i relativi protagonisti si presentano uno dopo l'altro, tutti hanno qualcosa in comune ed i personaggi, per ragioni sconosciute solo a prima vista, entrano in contatto con altri protagonisti e le loro vicende, di altre epoche che in realtà appaiono come mondi radicalmente diversi. Cinque secoli di storia, o sarebbe meglio dire di storie, tra passato romantico ed un probabile futuro remoto, fanno da cornice e background per un racconto dalla struttura complessa, sviluppata in flash back e flash forward, in cui s'intravedono gli indizi di un legame tra i personaggi.

Sinossi ufficiale: "Un'epica storia del genere umano nella quale le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro come una sola anima è trasformata da un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza si insinua nei secoli sino ad ispirare una rivoluzione" (http://www.upi.com/Entertainment_News/Movies/2011/09/15/Wachowskis-to-start-filming-Cloud-Atlas/UPI-64481316141970/)



Il film, come lo ha visto la Stronza

Cloud Atlas ha subito il tentativo di essere spacciato per una produzione indipendente tedesca, ma così non può essere e fin dal primo frame lo zampino della Warner c'è e si vede, negli zeri, ben 8, costati per portare nelle sale il prodotto finito.
Questa è la leggenda, la storia di questo kolossal e del rinato duo Waichowski, risorto dalle ceneri come la fenice con la nuova Nave Spaziale Waichowski, nata per l'occasione dalla fusione di questi due geek con il crucco Tom.

Raramente capita di vedere un film, oltre che prodotto e sceneggiato, anche diretto a 6 occhi. 
Infatti tra la sorella/fratello maggiore Lana - non è ancora ricorso/a alla  riconversione genitale, -  ed Andy s'insinua il talentuoso crucchen Tom TykwerLola corre, '98, Profumo - Storia di un assassino, '06, e il bel triller The International, '09.

Un film dai colori intesi, di tinte pastello cariche e fluo spaziali, che colpisce subito per ambientazioni, resa cromatica, recitazione e colonna sonora.
Come dicevo, non è facile reggere un film di tale portata, foriero di milioni di aspettative per i trascorsi dei fratelli e di Tom. 
Talento espresso a vicende alterne - leggasi Speed Racer per i Waichowski, a cui darei 5.5 solo per gli effetti e l'azione, un film che suggerisco come puro intrattenimento - , i soldi investiti su questo progettino, il fatto di essere l'adattamento di un libro-bibbia di uno scrittore culto per molti David Stephen Mitchell ed il cast stellare, rischiava di essere una ciofeca, ed è, invece, un film retto su un filo teso.
Forse anche per questo la critica professionista l'ha trattato con le pinze, concedendo all'opera voti mediocri, ben peggiori di una stroncatura.

Sonmi-451 - " from womb to tomb, our lives are not our own"

Onore al merito dell'allegro trio. Come ho già scritto, non è semplice gestire ed adattare sotto forma di sceneggiatura, una trama complessa come quella del romanzo da cui è tratto, un film corale, e poi dirigere in 3, senza far notare a nessuno i cambi registici, che avrebbero potuto coincidere con deleteri cambi di registro.

Dal punto di vista delle interpretazioni e del trucco scenico, fin da subito colpisce il multiforme e metamorfico Tom Hanks, ormai abituato a cambiare pelle, abiti e personaggi in ogni produzione affrontata - in Cast Away perse chilate su chilate, in Polar Express interpretò anche le rotaie della Transiberiana - ed una bella sorpresa per me è stato quello zozzone di Hug Grant - l'ho adorato nell'interpretazione del cannibale e candido Weaving a miglior attore vivente - con Philip Seymour Hoffman e Joaquin Rafael Phoenix - in una specie di allucinazione di Hanks-Zachry, molto simile ad un grillo parlante, ma solo molto più cattivo, quasi gustoso.

Da Hugo-Elrond-Weaving è inutile aspettarsi un : Mr Anderson... anche se la regia è quella e le ambientazioni della Nuova Seul sono molto simili alle città di Matrix, almeno nello skyline.

Sorprendente la scelta di "ottimizzare" il cast, utilizzando in più vesti gli attori protagonisti, o meglio di usare solo loro come unici interpreti per tutti i personaggi.

Trova Wally


Grande anche zia Susan e sempre godibile Halle, molto buoni tutti gli interpreti maschili, e fantastico il professor Lumacorno: Jim Broadbent-Cavendish etc, protagonista ed "ispiratore" del film nel film e della delicatissima clone-Neo coreana risvegliata - Bae Doona, ma solo nei tratti orientali, un interpretazione di difficile valutazione, occhi troppo stretti ed a mandorla per poter capire le sfumature espressive? Forse, o forse ha una specie di paresi facciale.

Molto buono il montaggio delle sequenze e sono certa che farà storia la scena del ponte da cui la sempre bella Barry viene sbalzata da un'auto nel tentativo di ammazzarla, ripresa dall'interno dell'abitacolo durante i sobbalzi. Ottimi i colori e la fotografia, naturale e verosimile. 

Ottima regia, con scelte sempre moderate, giustificate e mai fastidiose per gli occhi, molto buone anche nella resa dei sentimenti e la scena d'azione e lotta alla Matrix nella Nuova Seul, in grado di rendere la maestria degli attori e del cast tecnico nel seguire velocemente e fluentemente le loro mosse di kung fu.

Lo consiglio vivamente. Mi è piaciuto perché sono in quei giorni li e sono più sensibile alle belle storie d'amore, perché sotto ai ponti di solito c'è magia, un folletto con il calderone pieno d'oro o un pericoloso troll, perché è pieno di personaggi e storie cult ed è ben fatto.

Consiglio una ripassata al film dopo la prima visione qualora non fosse stato subito comprensibile. Se poi non vi piace... fatevene una ragione.

VOTO: 8.5

P.s. 

Goi, voglio vedere se questa recensione piace più a te o al tuo arcinemico! ;)

mercoledì 2 gennaio 2013

Buon anno nuovo. Non per rinfacciare

Buon anno nuovo.
Questo è il mio unico augurio.
E' difficile pensare ad un 2013 brutto quanto il 2012, ma farei meglio a non pensare proprio, che potrei attirare negatività. 

Di solito nelle prime azioni dell'anno ci si mette molto impegno, pensando infantilmente che le cose da fare e venture si realizzino come le abbiamo fatte il primo giorno dell'anno.
Dalla prima trombata, al primo film, alla prima mangiata, al primo lavoro e minchiate elencando. Va da sè, così non è.

Il vecchio anno è andato metaforicamente via e ne è arrivato uno nuovo. Per la nostra generazione sono finite le date palindrome, ecco quello che volevano dire i Maya... stronzi, ci avete preso tutti per il culo!

Purtroppo e per fortuna ogni nuovo anno inizia con Giano, il bifronte, semplice prosecuzione del giorno prima. Per questo i buoni propositi andrebbero perseguiti sempre, ad ogni risveglio e non come sfogo postumo di una sbornia.
Devo più di una constatazione al vecchio anno, ho scoperto tante persone nuove, ne ho riscoperte di vecchie e ho imparato cose, fatto cose e visto gente, magari per qualcuno non ho concluso un cazzo, ma per me, ne sono certa, il 2013 sarà un anno in cui iniziare a raccogliere quanto seminato dal 2010 (lo so, i miei frutti sono lenti a maturare, sono alberi particolari), iniziare a fare sul serio, valutare meglio persone ed i fatti, non farmi prendere da ansia e panico, scrivere meglio, imparare di più di tutto prendendomi tempo.
Ognuno è stato utile a suo modo, ogni avvenimento negativo e positivo mi sono serviti.
Per il nuovo anno aspettatevi qualcosa di meglio da me. Sarò inclemente e sull'obbroblog 123stronza inizierete a vedere più foto fatte da me medesima, le recensioni su serie, cinema, Tv, letteratura, buon gusto (culinario, magari ;) ) e whatever per cui avevo aperto il blog nell'ormai lontano maggio 2012 (ebbene non l'ho aperto solo per scrivere stronzate, come descritto nel nome, ma per scrivere di stronzate).
Sarò cinica, autoreferenziale e critica e lo farò per mio piacere, quando mi pare :P . Come spero sarete voi con me, nella vita e nel virtuale.
Insomma non cambierà molto.
Per iniziare con il piede giusto domani vedrete la recensione del primo film visionato nel 2013.

Buon anno, buona vita e vaffanculo...

XOXO
                                                                                                                                          


   Jenny


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