benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

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domenica 17 marzo 2013

Unknown, preferivo non sapere


Unknown




USA, UK, Germania, Canada, Giappone, Francia, 2011, 109 min, thriller, azione, Regia Jaume Collet-Serra, Soggetto Didier Van Cauwelaert, Sceneggiatura Oliver Butcher, Stephen Cornwell, Produttore Leonard Goldberg, Andrew Rona, Joel Silver, Produttore esecutivo Susan Downey, Peter McAleese, Sarah Meyer, Steve Richards, Fotografi Flavio Martínez Labiano, Montaggio Timothy Alverson, Musiche John Ottman, Alexander Rudd, Scenografia Richard Bridgland

starring: Liam NeesonDiane KrugerJanuary Jones, Frank LangellaAidan Quinn, Bruno Ganz, Sebastian Koch, Karl Markovics, Mido Hamada, Rainer Bock



Trama

Il professore Martin Harris è a Berlino per un congresso insieme alla giovane moglie. Dimentica una valigetta con dei documenti nei pressi dell'aeroporto e mentre è solo su un taxi viene coinvolto in un incidente. Salvato dal fiume, con l'aiuto della tassista riesce a sopravvivere ma finisce in coma per pochi giorni. Risvegliatosi non ricorda molto ed è confuso, sua moglie non lo ha cercato, non lo riconosce, confuso viene anche inseguito da dei killer. Gina, la tassista lo aiuterà a fare chiarezza nelle sua vita...

Il film come lo ha visto la Stronza


non ho dimenticato tutto, mi ricordo come ammazzarti! Stronzo!



Questa è la battuta emblema del film, no dice niente e così facendo ha detto tutto.
Per questa opera c'è stata una produzione esecutiva che ha richiesto degli sforzi non indifferenti, sprecata con una regia a tratti banale e che mai mette in risalto le bellezze e gli spazi berlinesi, fatta da inquadrature e movimenti di camera telefonati e scontanti, quasi tutti tra 4 indistinte mura (avrebbero potuto girare in casa propria, risparmiandosi un sacco di spese), anche se non un completo disastro, infatti il lungometraggio si salva sul filo di lana dalle parti più action, in cui la regia fa il salto di qualità.
Il problema è non farsi illusioni su Jaume Collet-Serra, ottimo regista in Orphan.
La trama inizia scontata (bagaglio andato perduto) con un pizzico d’irreale: come può Diane Kruger fare la tassista? Cosa ha impedito l'identificazione del soggetto in coma? Perché la moglie non lo ha cercato?
Fa presta il protagonista a realizzare di non essere Martin Harris, comunque superata la prima mezzora la trama si fa più interessante, ma mai convincente. Il personaggio incomprensibile è la moglie-assassina e la scena migliore, per quanto riguarda la trama, la sua morte.
Qualche messa a fuoco sbagliata e la colorazione fredda distaccano lo spettatore e la fotografia sembra indicare un pomeriggio infinito, tecnicamente la scena migliore è quella dell’incidente, e della caduta in acqua.
L'idea di base è la stessa di Total Recall, scambio d'identità e memoria da recuperare ed anche in questo caso, come per Colin FarrellLeam Neson non è adatto al ruolo, non è un omaccione muscoloso e imperturbabile, ha invece una faccia sempre soffrente e l'altezza di 2 metri, più adatto al ruolo di scienziato che di spia spaccaculi.
La recitazione in questo film è al limite della decenza, ottimo Frank Langella.
Per il resto, un film senza sale.

Voto 
6 - - /10

lunedì 4 marzo 2013

Wasaaaaaaaaaaaaaaaaabi, ed ho detto tutto!


Wasabi, la petite moutarde qui monte au nez


Fancia, Giappone, 2001, 95 min, Genere azione, commedia, Regia Gérard Krawczyk, Soggetto, sceneggiatura produzione Luc Besson, produzione Didier Hoarau, Produttore esecutivo Shohei Kotaki, Kanjiro Sakura, Casa di produzione EuropaCorp, TF1 Films Production, Fotografia Gérard Sterin, Montaggio Yann Hervé, Effetti speciali Philippe Hubin, Musiche Nadia Farès, Scenografia Jacques Bufnoir


Starring: Jean Reno, Ryôko Hirosue, Michel Muller, Carole Bouquet, Yoshi Oida, Christian Sinniger, Alexandre Brik, Jean-Marc Montalto, Véronique Balme, Fabio Zenoni, Yuki Sakai





Trama 

Hubert Fiorentini – Jean Reno è un poliziotto francese dai metodi particolari. Dopo l’ultimo episodio violento viene obbligato dal suo capo a prendere due mesi di vacanza e nel frattempo riceve la comunicazione della morte di Miko con convocazione di un avvocato, lei era una spia giapponese con cui 19 anni prima aveva lavorato ed aveva intrapreso una relazione amorosa. Alla lettura del testamento si ritrova una pesante e inaspettata eredità, una figlia con un  conto miglionario.
In Giappone incontra anche il suo ex-collega Momo e scopre che Miko ha ribato, mentre era sotto copertura una fortuna dalla Yakuza. I guai sono solo all’inizio…



Il film come lo ha visto la Stronza 


Un action movie alla francese con risvolti tragicomici sul rapporto padre figlia, di quelli ai quali ci ha abituati Louc Besson ma che non raggiunge in questo caso i lustri di Kiss of the dragon più intenso e più marziale, grazie alla presenza di Jet Li, ma ci mette lo zampino nel comparto scrittura e produzione e che affida la regia a Gérard Krawczyk.
Un film attuale nei temi padre figlia, trattati con ironia e nelle ambientazioni coloratissime e metropolitane di una Tokio sveglia h24 e multicolore, divisa tra tradizioni parte della genetica e la modernità di cui è patria indiscussa, nonostante siano passati 11 anni e che ha portato alla conoscenza degli occidentali il mondo dell’adolescenza nipponica e l’attrice che avremo modo di apprezzare meglio in Okuribito-Departoures, la simpatica e carina Ryôko Hirosue, interpreta la figlia di Reno, solo per il naso.
Il film non ha grosse pretese e delle tematiche trattate come adolescenza, rapporto padre figlia, lotta alla mafia, comica demenzialità e ironia, ma anche azione sono trattati tutti con leggerezza, senza essere approfonditi ed indagati fino in fondo. La sceneggiatura ed i dialoghi non offrono nulla di particolarmente memorabile e la giovane protagonista a tratti risulta irritante, così come Momo, l’assistente francese, il quale rasenta la completa idiozia e diventa una maschera caricaturale, quella dell’assistente incapace, buono solo come spalla.
Anche i cattivi, sono cattivi di plastica tratti dall'immaginario collettivo e risultano poco veritieri, anche nelle caratterizzazioni.

Le interpretazioni di tutti, compreso l’ombroso Jean Reno,raggiungono a stenti la sufficienza, non rendendo completamente un fiasco questo filmetto.
Tra i pregi indubbiamente la durata standard che non costringe a sforzi eccessivi lo spettatore e data la leggerezza della pellicola, che annovera tra i pregi il ritmo serrato, i colori, le ambientazioni, il montaggio e una regia tutto sommato buona si troverà davanti un film d’intrattenimento senza impegno alcuno.
Da vedere? Se non si ha nulla di meglio è una valida alternativa, ma non aspettatevi nulla di che.


Voto

6,5/10 per essere buoni...

sabato 12 gennaio 2013

Okuribito/Departures... grattarsi i barbazizi in allegria


Okuribito-Partenze

Film, Giappone 2008, durata 130 minuti, Drammatico, Regia Yojiro Takita
Fotografia Takeshi Hamada, Montaggio Akimasa Kawashima, Musiche Joe Hisaishi

Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano

Trama


Daigo Kobayashi è un violoncellista disoccupato dopo lo scioglimento dell’orchestra dove suona e decide di trasferirsi con la moglie Mika nel suo paese natale, dove possiede una casa lasciatagli dalla madre, morta 2 anni prima.
Trova lavoro tramite gli annunci sul quotidiano locale e quello dell’agenzia NK è perfetto: "assistiamo coloro che partono per dei viaggi".
Dopo aver chiamato si reca a colloquio dove scopre come l’agenzia non si occupi di viaggi, ma di “quel” viaggio (maledetti caratteri kanji) e di tradizionali rituali giapponesi di truccamentoDImorti.
Il nostro prode decide di prendere il certificato da jettatore e si fa assumere. Tornato a casa festeggia con la moglie senza metterla al corrente del tipo di lavoro.
espressione intensa di infilatappamento
Il primo giorno gli tocca la parte del defunto e mentre il suo capo illustra lo svolgimento della cerimonia, nei minimi particolari, sottolinea la necessità di un tappo per sfinteri e fa registrare tutto.Brutto l’impatto iniziale per Daigo, ma  passano i giorni e il mestiere si rivela importante.
Quando le cose sembrano andare meglio ti pareva che la moglie non trovava il modo di romper le palle? Mika va a scoprire il Dvd del filmato illustrativo? Mika lo lascia e torna alla casa della madre? Mica anche il suo amico d'infanzia Yamashita, figlio della proprietaria di tipici bagni pubblici lo tratta come un porta iella? Ebbene si.
Passa l'inverno, Mika ritorna ed è incinta! Mentre i coniugi discutono sul lavoro vengono interrotti da una chiamata: mica è morta Tsuyako, padrona del bagno pubblico e madre dell’amico di mmedda? Sarà Daigo ad occuparsi della preparazione della defunta: mica si ricredono tutti, tra cui Mika? Dopo la funzione Daigo porta la moglie al fiume e le racconta del padre, che aveva l’abitudine di regalare sassi come fossero caramelle e poi il padre sparì.
Poco tempo dopo arriva alla casa dei Kobayashi una lettera…

Il film come lo ha visto la Stronza


Departures, l’ho visto due volte mi ha molto colpita e mai annoiata.
Ha appena diretto Baby I love you con i Bee Hive
In generale il film si presenta tecnicamente bene, con una fotografia in cui luce, inquadrature e composizione delle immagini sono ben bilanciate e naturali, nonostante qualche errore iniziale nei movimenti di camera e nelle zoommate dal gusto retrò da b-movie.
Il montaggio è essenziale ed efficacie, funzionale, mentre le musiche sono eccezionalmente delicate, curate e integralmente composte dallo stesso compositore di fiducia di Hayao Miyazaki, Joe Hisaishi, già autore delle colonne sonore dello Studio Ghibli ed anche di Kiss me Licia - O.o .
si passa da accettabile
al limite
a faccia di gomma Jim Carrey

Dunque non è la tecnica il punto forte del film, né l’interpretazione, forse volutamente e nipponicamente eccessiva che porta il protagonista, fin dalle prime scene a proporsi con espressioni inverosimilmente cartunesche, ma a recuperare con un’interpretazione intensa e sentita durante la preparazione dei defunti, momenti poeici del film, vere e proprie perle.
La protagonista femminile Ryoko Hirosue è un volto noto anche in Europa, avendo recitato nello scarso Wasabi con Jean Reno, e da quel personaggio non si discosta a livello interpretativo rimanendo simile all'adolescente shoppingomane.
Nel film spazio a momenti di poesia quando si accenna alla tenerezza tra i due anziani nel bagno pubblico e destabilizzazione quando la prima defunta ha il coso, quel coso.
La regia da una sensazione voujeristica rendendo lo spettatore partecipe di quello che accade coinvolgendo ed introducendolo nel chiuso mondo dei sentimenti nipponici senza invaderne lo spazio, costellato di figure e situazioni realistiche, dimostrando la bravura del regista Takita.
Basato sull'autobiografia di Aoki Shinmon Coffinman, The Journal of a Buddhist Mortician, i lavori per il film sono durati 10 anni ed il protagonista Masahiro Motoki ha studiato la preparazione dei defunti da un tanatoesteta ed il violoncello.
Il regista ha preso parte a cerimonie funebri per poter trasmettere i sentimenti dei parenti in quei delicati attimi e traspone efficacemente il rapporto contraddittorio che il Giappone ha con la morte, da una parte il rispetto per il defunto e dall'altra il pregiudizio per il particolare mestiere.
La morte in questo film è un argomento principe, pretesto per raccontare educatamente e delicatamente con un velo di carta di riso l’evoluzione di un ragazzo in uomo e un paese ricco di sentimenti e storie che continuano a raccontare anche se giunte al termine.
Al di la delle interpretazioni al limite del grottesco, probabilmente volute e caratteristiche del codice attoriale orientale, capisco come abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, sbaragliando la concorrenza di Valzer con Bashir e il francese La classe, altrettanto meritevoli ed impegnati, forse meno vibranti di delicati gesti.

Voto: 8.5/10

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