benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

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venerdì 15 marzo 2013

Vita di Pi, povero Pi


ATTENZIONE SPOILER

Life of Pi: ovvero, come sarebbe andata se l’arca di Noè…

Vincitore 2013 - Premio Oscar Miglior regia a Ang Lee
Migliore fotografia a Claudio Miranda
Migliori effetti speciali a Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott
Miglior colonna sonora a Mychael Danna

USA, 2012, 127 min, avventura, drammatico, Regia e Produzione Ang Lee, Soggetto Yann Martel Sceneggiatura David Magee, Produttore Gil Netter, David Womark, Casa di produzione Rhythm & Hues, 20th Century Fox, Fotografia Claudio Miranda, Montaggio Tim Squyres, Musiche Mychael Danna, Scenografia David Gropman, Costumi Arjun Bhasin

Starring: Suraj Sharma, Irrfan Khan, Rafe Spall, Gérard Depardieu, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon



Trama


Uno scrittore (coincide con lo scrittore del romanzo) in crisi viene a conoscenza di un uomo con una storia incredibile.
Si tratta dell’indiano Piscine Molitor Patel, che da giovane è sopravvissuto ad una tragedia immane.
Digressione/flashback: Pi prende il nome dalla migliore piscina pubblica di Parigi, ma è un ragazzino della zona francese dell’india e quindi tutti lo prendono per il culo a causa del nome, propinatogli da uno zio putativo, un tizio simile ad un palloncino su stecche rigide con i baffi.
Intanto Pi racconta la sua vita, da prima della sua venuta al mondo e fino al giorno dell’incontro con lo scrittore, non lesinando su sfighe varie e la sua passione per le religioni e  per le domande stupide.



Il film come lo ha visto la Stronza



Non un brutto film ma non è completamente convincente, inoltre si sarebbe potuto chiamare le disavventure di Pi, L’arca di Pi, o la Versione de diluvio di Pi.
Tratto dall'omonimo romanzo di Yann Martel (non posso esprimermi, non avendolo letto), Life of Pi, eccelle dal lato tecnico risultando vincitore dei premi Oscar per Regia, Fotografia, Effetti speciali e Colonna sonora.
Il regista è Ang Lee che ha uno zoo personale per i premi essendo, con questo, vincitore di 3 Oscar, 2 Orso d’Oro e 2 Leone d’Oro, e 3 Golden Globe, Lee è stato in grado di tirare fuori il lato umano di Hulk, uno dei migliori e meno convenzionali film tratti dai fumetti Marvel, con protagonista un buon Erik Bana.
Le scene di Life of Pi sono maestose, le inquadrature perfette, i colori e la fotografia stupendi  e saturi di emozioni.
Non mi dilungo invece sul cast, non particolarmente degno di nota e rasentante il dilettantismo, riguardo solo Gèrard Depardieu, ottimo come sempre, e Suraj Sharma, il giovane protagonista, capace di una buona prima prova.
Comunque a cozzare è la resa della sceneggiatura, forse sensibile a problemi di conversione dalla prosa al codice della Quinta Arte, che ha tempi e modi diversi.
Il film, nettamente troncato in tre parti - l’introduzione, il dramma e il finale - coglie l’occasione del naufragio per affrontare il tema della ricerca di Dio e di come si possa trovare una sua traccia nell'anima contenuta in ogni cosa e tenta, quindi, un approccio filosofico nel senso lato e leggero, sfruttando al meglio l’aspetto visivo e non ottimamente nel senso stretto.
L'autore della sceneggiatura detta tempi e modi lenti, inconsistenti e non in grado di sfruttare tema e trama, per la riuscita di un capolavoro, ahimè, mancato, ponendo l’accento sulle risposte e non sulle domande.



“Le ho raccontato due storie di quello che è accaduto nell'Oceano. Nessuno può dimostrare il motivo per cui affondò la nave e nessuno può dimostrare quale storia sia vera. In entrambe le storie la nave è affondata, la mia famiglia è morta ed io ho sofferto. Allora quale storia preferisce?”


“Quella con la tigre. E’ una storia migliore!”

“La ringrazio, è così anche per Dio.”



Il lungometraggio si lascia guardare piacevolmente e fa scordare le sfighe del povero Piscine dall'improbabile e non augurabile nome e si assurge la pretesa di far riflettere lo spettatore sul perché di una vita crudele in grado da far riscoprire Dio, e stona con la produzione di un colossal che distrae dal non-senso di una storia da credere per fede. 
Da vedere per la bellezza delle immagini, merito soprattutto di grandi maestri della Computer Grafica quali i già vincitori di 2 Oscar, la compagnia Rhythm & Hues, che però è sull'orlo della chiusura.
Ang Lee ha diretto film migliori, questo invece è come una donna intelligente, ma con grosse tette: dice cose interessanti, ma le tette sono l'unica cosa che conta.

Voto:

7/10

martedì 5 marzo 2013

Un, due, tre Oscar e un bel film: Argo

ATTENZIONE SPOILER

Argo

Vincitore di 3 Oscar 2013
    Miglior film a Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney
           Miglior sceneggiatura non originale a Chris Terrio
                    Miglior montaggio a William Goldenberg



USA, 2012120 min, drammatico, thriller, storicoRegia Ben AffleckSoggetto Joshuah BearmanSceneggiatura Chris TerrioProduttore George Clooney, Grant Heslov, Ben Affleck, Produttore esecutivo Chris Brigham, Chay Carter, Tim Headington, Graham King, David Klawans, Nina Wolarsky, Fotografia Rodrigo PrietoMontaggio William Goldenberg, Musiche Alexandre DesplatScenografia Sharon Seymour, Costumi Jacqueline West, Trucco Mike Westmore



Starring: Ben AffleckJohn GoodmanAlan ArkinBryan CranstonVictor GarberMichael Cassidy, Clea DuVall, Rory Cochrane, Tate Donovan, Kerry Bishè, Kyle Chandler, Bob Gunton, Philip Baker Hall, Chris Messina, Adrienne Barbeau, Tom Lenk,Titus Welliver, Richard Kind, Michael Parks, Željko Ivanek, Keith Szarabajka, Scoot McNairy



Trama

Anno '79, nel corso della rivoluzione islamica. A Teheran, il 4 novembre 1979, alcuni militanti fanno irruzione all'ambasciata americana prendendo in ostaggio 52 persone del corpo diplomatico.Sfuggono alla cattura solo in 6, che si rifugiano presso la residenza dell'ambasciatore del Canada Ken Taylor. Usa e Canada iniziano a collaborare e la Cia incarica l'agente Tony Mendez, esperto di operazioni sotto copertura escogita, ispirato dal figlio, la missione di copertura nel quale i fuggitivi fingeranno di essere una troupe cinematografica canadese che sta esplorando dei paesaggi per la realizzazione di un film fantascienza: Argo.







Il film come lo ha visto la Stronza


“Se puoi vendere una bugia… 
     Lascia che la stampa la venda per te”



La trama del film è tratta dalla storia vera con lieto fine, degli ostaggi americani a Teheran, durante la crisi iraniana, risolta grazie all'espediente della sceneggiatura fasulla dall'agente Cia Tony Mendez, aiutato dal truccatore premio Oscar per il Pianeta delle scimmie John Chambers, interpretati rispettivamente da Ben Affleck e John Goodman.
In questa occasione Affleck si dimostra più abile come regista che come attore, anche recitando bene, quasi come in Smoking Aces, dove la parte durò il tempo della sua uccisione.
La sceneggiatura è di Criss Terrio, stata inserita tre volte nella lista nera prima di essere prodotta quasi come il Cristo rinnegato,ed ha, forse, influito nella vittoria come Miglior film agli Oscar 2013.
originale locandina del film falso
Il film è caratterizzato dallo sviluppo di una buona trama, chiara e decisa, sostenuta da ottimi dialoghi, pur non a perno del film, quanto invece la trasposizione dei personaggi da reali a immagginari.
Una storia vera diventa film, non è una cosa originale, ma tutto sta nel saper rendere le sensazioni e le testimonianze del caso. Riuscita l'operazione che vanta tra i produttori lo stesso Ben e George Cloney, dal buon occhio per le storie tratte dal reale, dimostrato dall'ottimo Confessioni di una mente pericolosa, sulla vita doppia dell’inventore della Corrida.
La fotografia è interessante e naturale, opera di Rodrigo Prieto, di certo non il primo arrivato ed artefice Original Sin, 21 grammi , I segreti di Brokeback Mountain ed altri lavori degni di menzione, si mostra ancora ottimo nel rendere le scene d’interno e riprodurre le luci dell’aeroporto, fornisce abile maestria nella collaborazione con costumisti, truccatori, parrucchieri e scenografi, che contribuiscono a far sembrare tutto vero quasi fosse un reportage dell'epoca e non un film del 2012.
Il montaggio che utilizza espedienti ageè con garbo moderno, tra i quali dissolvenze e immagini di repertorio.
Buone le musiche composte da Alexandre Desplat e la selezione musicale che aiuta a contestualizzare, anche se banale.
Ottimi tutti gli attori, su tutti il sempre verde John Goodman e penso sarebbe buono anche strascinato – trascinato sul suolo (non letteralmente dalle mie parti vuol dire che sarebbe in grado di fornire ottime prove anche se malandato).
Un’opera in cui è presente un notevole lavoro di produzione e produzione esecutiva, per l'impegno necessario per le riprese in Turchia e il reperimento dei permessi e materiali per immergere l’opera nel clima di quegli anni, ottimo anche il lavoro di post produzione che offre all'occhio di chi guarda una certa coerenza.
Affleck si rivela esperto, sapiente e dosato, cura molto l’intensità tramite movimenti di camera a mano, spallare e piani ben studiati, un buon terzo delle riprese è a mezzo busto e primo piano, con un occhio ai dettagli che riesce a catapultare lo spettatore negli stato d’animo dei protagonisti.
Su questo genere mi piacque moltissimo Munich, uno dei film più riusciti e tra i pochi tra quelli non di fantascienza, di Spielberg.
Un film attuale e un po’ gigionruffiano americano, ma comunque meritevole dell’Oscar ricevuto. Abbiate cura di vedervi i titoli di coda e capirete.

Intanto dall'orgoglio bipolare il via ufficiale al periodo d’orgoglio Cia... vi ricorda qualcosa?

Voto:
8,5/10

domenica 3 marzo 2013

Silver linings, bugie d'argento e film d'oro


ATTENZIONE SPOILER


Il lato positivo – titolo originale Silver Linings Playbook 


Uscita cinematografica 21 novembre 2012 Usa, in Italia 7 marzo 2013






Oscar 2013 alla miglior attrice Silver Linings Playbook, Jennifer Lawrence

Usa, 2012, 122 min, Genere commedia, drammatico, romantico, Regia, sceneggiatura David O. Russell,  Soggetto Matthew Quick (autore del romanzo), Produttore Bruce Cohen, Donna Gigliotti, Jonathan Gordon, Mark Kamine,  Produttore esecutivo Bradley Cooper, George Parra, Bob Weinstein, Harvey Weinstein, Renee Witt, Casa di produzione The Weinstein Company, Distribuzione italiana Eagle Pictures, Fotografia Masanobu Takayanagi, Montaggio Jay Cassidy, Crispin Struthers, Effetti speciali Mike Myers, Drew Jiritano, Musiche Danny Elfman

Starring: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Chris Tucker, Jacki Weaver, Anupam Kher, Shea Whigham, Julia Stiles, John Ortiz, Paul Herman, Dash Mihok



Trama



Pat jr è in ospedale psichiatrico per aver quasi ucciso a pugni, dopo aver colto in flagrante, l’amante dell’amatissima moglie, durante un amplesso sotto la doccia. Diagnosticato un disturbo bipolare è obbligato ad 8 mesi di trattamenti in istituto e ad un ordine restrittivo che gli impedisce di avvicinarsi alla ormai ex moglie, all'amante, alla sua ex scuola.
Uscito dall’istituto, cercherà con ogni modo possibile a riconquistare l’amabile zoccola, anche costringendosi a letture amate dalla ex, che al confronto il cilicio è meglio. Un giorno i suoi amici e vicini gli presentano la sorella vedova di uno di loro, con il pretesto di una cena, che non avrà i migliori esiti, ma questo sarà l’incontro che darà il via al film vero e proprio, tra pazzie follie e compulsioni, magari mostrando il vero lato della follia: potrebbe albergare in ognuna delle figure del film.




Il film come lo ha visto la Stronza



Il film è diretto dal un regista tanto particolare, spesso definito dal brutto carattere, ma funzionale visti  i risultati: David O. Russell, lo stesso di Spanking the Monkey ’94, Amori e disastri ’96, Three Kings ’99, I ♥ Huckabees - Le strane coincidenze della vita ‘’04 e The Fighter ‘’10 e che è riuscito a spremere Jennifer Lawrence, fino a farle vincere l’Oscar 2013 come migliore attrice protagonista, dopo averlo sfiorato nel 2011 con Un gelido inverno, e lo stesso regista capace di tirare fuori il meglio di Bradley Cooper e Robert De Niro, buon interprete nel padre ossessivo compulsivo di Pat jr, in generale ha diretto il cast  in maniera ineccepibile, tanto da far sembrare l'interpretazione dell'attrice, oramai da OscarJennyfer Lawrece, ottima nella sua parte naturale e realistica, credibile, lontana anni luce dalla ragazza bionda ed angelica che inciampa la notte della premiazione.
Plauso a Chris Tucker, nell'insolita veste del pazzo fuggitivo ed amico del protagonista, un'ottima performance, un attore comico spesso sottovalutato e sotto utilizzato.
La trama del film è semplice ed accattivante, gioca tutto sugli stati d’animo dei personaggi e delle figure secondarie, tra le quali le masse pronte alle facili etichette, le speranze ingiustificate o fondate, i complessi ed i tic border-line  che alberga in chiunque,normalmente.
Ottimi dialoghi, funzionanti e verosimili, sono capaci di offrire un tuffo nell'America moderna, quella della competizione senza mezzi termini e senza campo, quella che pensa possa bastare chiedere scusa alle vittime del meccanismo, per poter essere perdonata.

Questo è l’anno dell’orgoglio bipolare e di Bradlay Cooper, paladino maschile del disturbo dopo Carrie Mathison di Homeland.  Ben descritti gli amici che cercano di combinare la coppia di perfetti sfigati, unendo la vedova dark depressa e ninfomane Tiffany al nostro eroe, un'unione fortunata. Saranno in grado di darsi appoggio a vicenda?

Questa darammedy mostra un lato non troppo nascosto dell’America provinciale e pettegola, grazie alla buona regia, lineare all'inizio, ma che soffre un pessimo assistente di ripresa che perde il fuoco dal minuto 20 per 2 minuti.
Una regia dinamica e versatile, senza soffrire incoerenza e passa verso l’ora e venti a ricordare folli scene alla Hangover, e movimenti di camera essenziali, buono il montaggio ed anche la fotografia, tutto fa soprassedere ai piccoli difetti tecnici citati prima.

Un film sorprendente pazzamente romantico, pieno di sfaccettature angoscianti e ridicole, da fa venir male alle mascelle per il sorriso che stamperà in viso. 
Da segnalare la selezione musicale di Danny Elfman, svestendo i panni di compositore burtoniano incastona, tra una scena e l’altra, Goodnightmoon - nella tavola calda -, Don’t you warry bout the thing, Bruno Mars e altre belle canzoncine, come Amore a forza di Silvio Piccioni e Cesaroni’s tango nelle scene di danza.

Un film assolutamente consigliato, una bellissima sorpresa.

Voto
8+/10

mercoledì 20 febbraio 2013

Ralph Spaccatutto ed il caramelloso mondo


Titolo originale: Wreck-It Ralph



USA,  2012, 101 min, animazione, commedia, avventura, Regia  e soggetto Rich Moore, Soggetto Phil Johnston, Jim Reardon, Sceneggiatura Jennifer Lee, Phil Johnston, Produttore Clark Spencer, Monica Lago-Kaytis, Produttore esecutivo John Lasseter, Casa di produzione Walt Disney Animation Studios, Art director Ian Gooding, Montaggio Tim Mertens, Effetti speciali Amanda Dyar, Musiche Henry Jackman

Doppiatori originali: John C. Reilly, Jack McBrayer, Jane Lynch, Sarah Silverman, Dennis Haysbert, Alan Tudyk, Ed O'Neill, Mindy Kaling, Joe Lo Truglio, Jess Harnell, Rachael Harris, Horatio Sanz, Adam Carolla, Edie McClurg, Roger Craig Smith, Jamie Elman, Stefanie Scott, Skylar Astin, Reuben Langdon, Kyle Hebert, Rich Moore, Gerald C. Rivers, Kevin Deters, Raymond S. Persi, Maurice LaMarche



Trama



Ralph Spaccatutto è il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto, dal nome del protagonista, Felix. Il regista ed ideatore è Rich Moore, lo stesso che ha diretto episodi de I Simpson, Futurama, Il Critico, Drawn Together (quel reality satirico sui cartoni animati) e Spy vs Spy e dai suoi precedenti lavori sembra prendere l'ironia e l'accenno sarcastico.
Ralph distrugge e Felix aggiusta.
La sera dei trent'anni del gioco, Ralph - doppiato in originale da un'ottimo Jon C.Reilly - si rende conto di non voler essere un cattivo e di non essere stato invitato all'anniversario del gioco, così per ottenere una medaglia entra in Hero's Duty sparatutto in cui è presente Tamora Calhoun - la voce è di Jane Lynch, più nota per la sua parte in Glee -, ufficiale militare dal doloroso passato. Rubata la medaglia Ralph entra per errore in Sugar Rush, un videogioco di kart, insieme ad un pericoloso scarafoide.
Nel gioco il burbero incontra Vanellope von Schweetz -  la voce è della comica statunitense Sarah Silverman -, un glitch di Sugar Rush, che gli ruba la medaglia per partecipare alla gara di kart. I due diverranno alleati e desteranno le attenzioni del re del gioco Candito.
Intanto Felix e Tamora cercano Ralph e lo scarafoide per sventare la fine di Sugar Rush e di Felix Aggiustatutto. 


Il Film come lo ha visto la Stronza



Innovazione è una parola difficile da leggere nelle recensioni cinematografiche degli ultimi 2 anni, probabilmente l’ultima volta in cui è stata avvistata è stata per Inception di Nolan.
Non è innovativo neanche Ralph Spaccatutto, ma è originale e non è cosa da poco, questo perché utilizza in modo funzionale quante idee vintage (vecchie suona male ed è poco glamour) e storie sentimental-ritrite ha sul mercato la Disney. Non ditemi di non aver mai sentito la storia del bruto che aiuta la piccola adorabile peste. Il concetto è: perché fare un film da idee vecchie, quando invece quelle idee e le loro vite parallele possono essere protagoniste?
Un film in grado di raccontare con un linguaggio universale cosa fanno e chi sono i protagonisti dei videogames e mette tanta carne al fuoco, per me e per i miei amici, quasi tutti giocatori incalliti.
Presenti nella trama due anime distinte ma ben integrate, per piccini in quella più semplice, ma che nasconde all'interno l'amarcord per pseudo-adulti di oggi.
Un prodotto Disney, fuori dagli schemi tipici e libera la fantasia del proprio reparto animazione dalla collaborazione con Pixar e impara dai competitor come la Sony e DreamWorks.
Il lavoro dei grafici e notevole e si vede nella meticolosità con cui sono stati creati personaggi, movimenti e fondali, bellissimo l’uso dei colori e la resa delle ambientazioni nei diversi tipi di videogiochi presenti.
La necessità della multinazionale è attrarre nuovo pubblico, attingendo agli spettatori dei cartoons di ieri, un segmento recentemente soddisfatto in parte con Trone II e con la saga di Pirati dei Caraibi
Nugoli di 30-40enni avranno sfruttato l’evento per portare al cinema i propri piccini, attratti come i moscerini con il miele della giovinezza, quella passata. 
Il genere era già stato sdoganato e celebrato dalla magnificenza di colossal come Il principe d’Egitto e poi nel tempo catturati definitivamente da Shrek.
Ralph ricorda all'apparenza l’orco verde e fa l’antagonista in un videogioco arcade mangia monetine, lo fa bene quanto fa bene il protagonista di quella che si preannuncia una serie di film Disney su di lui e con comparse di star consumate, quale Super Mario e capatine di Ralph in altrui videogiochi. 


Tutta la prima metà del lungometraggio, serio candidato agli Oscar 2013 come miglior film di animazione, è una rassegna di videogiochi d’annata, tra trovate, citazioni e cammeo, di Q-Bert, Street Fighter, Sonic, Pac-Man, Mortal Kombact e molti altri protagonisti del passato e del presente del gaming.
Ralph, che non è mica come Lara Croft, bella e giramondo, passa trent'anni ad onorare la parte di cattivo in Felix Aggiustatutto , somiglia per gli avambracci, le movenze e la postura ad un Donkey Kong umano (assente nella rassegna di giochi), mentre Felix è l'eroe, il buono, uno sbaffato Super Mario, concentrato a fare la parodia del classico eroe, indifferente dell’insoddisfazione della sua nemesi e così non lo invita alla festa dei trent’anni del gioco, in cui a fare da dj c’è Skrillex (Ralph è stato fortunato a non essere invitato), in cui si attende il ritardatario Mario e in cui i belpostiani sono animati a sedici bit.
Le intuizioni ci sono tutte, i richiami ai videogiochi anche e via l’operazione nostalgia, in cui gli autori sono nel proprio mondo delle sale giochi, scrivono con proprietà di linguaggio dei riferimenti alla cultura nerd, geek e di gamers, coincidenti con la passione per l’Oriente, tra letture di manga, visione di anime e conoscenza della cultura contemporanea del sol levante, che hanno permesso d’inserire nella colonna sonora del film, composta da Henry Jackman, le AKB48, idol giapponesi, esecutrici della canzone di chiusura, Sugar Rush.
Vanellope Von Schweetz di Sugar Rush è la piccola protagonista, un po’ Stich e un po’ Lilo, è un Glitch, un errore di programmazione che gli hard core gamers segnano sul taccuino, per poi sfruttare a proprio vantaggio (come fa Vanellope durante la corsa con i kart), il suo è un mondo dolce e crudele perché non contempla le imperfezioni, coloratissimo e modellato sulla base di Mario Kart e Crash Team Racing.
L’entrata di Raph e l’incontro con Vanellope nel mondo zuccheroso è il punto di rottura e del ritmo del film, da questo momento diventa più action e sentimentale, trascurando l’operazione nostalgia, ma senza abbandonarla del tutto. Infatti Re Candito-cappellaio matto, il cattivo del gioco, accede alla struttura del mondo zuccheroso digitando un codice Konami (un cheat/trucco) di tasti sul joypad del NES e l’intero film ricorda il Tron degli anni ’80, chiaramente indicato in uno dei portali della stazione centrale.

Un’operazione riuscita ed interessante e che eliminando le zavorre del buonismo e della iperglicemia, potrebbe prendere il volo e diventare il migliore degli esperimenti Disney senza un partner. Anche se dopo Brave quasi tutto va bene.


Voto

7.5/10

sabato 12 gennaio 2013

Okuribito/Departures... grattarsi i barbazizi in allegria


Okuribito-Partenze

Film, Giappone 2008, durata 130 minuti, Drammatico, Regia Yojiro Takita
Fotografia Takeshi Hamada, Montaggio Akimasa Kawashima, Musiche Joe Hisaishi

Con Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano

Trama


Daigo Kobayashi è un violoncellista disoccupato dopo lo scioglimento dell’orchestra dove suona e decide di trasferirsi con la moglie Mika nel suo paese natale, dove possiede una casa lasciatagli dalla madre, morta 2 anni prima.
Trova lavoro tramite gli annunci sul quotidiano locale e quello dell’agenzia NK è perfetto: "assistiamo coloro che partono per dei viaggi".
Dopo aver chiamato si reca a colloquio dove scopre come l’agenzia non si occupi di viaggi, ma di “quel” viaggio (maledetti caratteri kanji) e di tradizionali rituali giapponesi di truccamentoDImorti.
Il nostro prode decide di prendere il certificato da jettatore e si fa assumere. Tornato a casa festeggia con la moglie senza metterla al corrente del tipo di lavoro.
espressione intensa di infilatappamento
Il primo giorno gli tocca la parte del defunto e mentre il suo capo illustra lo svolgimento della cerimonia, nei minimi particolari, sottolinea la necessità di un tappo per sfinteri e fa registrare tutto.Brutto l’impatto iniziale per Daigo, ma  passano i giorni e il mestiere si rivela importante.
Quando le cose sembrano andare meglio ti pareva che la moglie non trovava il modo di romper le palle? Mika va a scoprire il Dvd del filmato illustrativo? Mika lo lascia e torna alla casa della madre? Mica anche il suo amico d'infanzia Yamashita, figlio della proprietaria di tipici bagni pubblici lo tratta come un porta iella? Ebbene si.
Passa l'inverno, Mika ritorna ed è incinta! Mentre i coniugi discutono sul lavoro vengono interrotti da una chiamata: mica è morta Tsuyako, padrona del bagno pubblico e madre dell’amico di mmedda? Sarà Daigo ad occuparsi della preparazione della defunta: mica si ricredono tutti, tra cui Mika? Dopo la funzione Daigo porta la moglie al fiume e le racconta del padre, che aveva l’abitudine di regalare sassi come fossero caramelle e poi il padre sparì.
Poco tempo dopo arriva alla casa dei Kobayashi una lettera…

Il film come lo ha visto la Stronza


Departures, l’ho visto due volte mi ha molto colpita e mai annoiata.
Ha appena diretto Baby I love you con i Bee Hive
In generale il film si presenta tecnicamente bene, con una fotografia in cui luce, inquadrature e composizione delle immagini sono ben bilanciate e naturali, nonostante qualche errore iniziale nei movimenti di camera e nelle zoommate dal gusto retrò da b-movie.
Il montaggio è essenziale ed efficacie, funzionale, mentre le musiche sono eccezionalmente delicate, curate e integralmente composte dallo stesso compositore di fiducia di Hayao Miyazaki, Joe Hisaishi, già autore delle colonne sonore dello Studio Ghibli ed anche di Kiss me Licia - O.o .
si passa da accettabile
al limite
a faccia di gomma Jim Carrey

Dunque non è la tecnica il punto forte del film, né l’interpretazione, forse volutamente e nipponicamente eccessiva che porta il protagonista, fin dalle prime scene a proporsi con espressioni inverosimilmente cartunesche, ma a recuperare con un’interpretazione intensa e sentita durante la preparazione dei defunti, momenti poeici del film, vere e proprie perle.
La protagonista femminile Ryoko Hirosue è un volto noto anche in Europa, avendo recitato nello scarso Wasabi con Jean Reno, e da quel personaggio non si discosta a livello interpretativo rimanendo simile all'adolescente shoppingomane.
Nel film spazio a momenti di poesia quando si accenna alla tenerezza tra i due anziani nel bagno pubblico e destabilizzazione quando la prima defunta ha il coso, quel coso.
La regia da una sensazione voujeristica rendendo lo spettatore partecipe di quello che accade coinvolgendo ed introducendolo nel chiuso mondo dei sentimenti nipponici senza invaderne lo spazio, costellato di figure e situazioni realistiche, dimostrando la bravura del regista Takita.
Basato sull'autobiografia di Aoki Shinmon Coffinman, The Journal of a Buddhist Mortician, i lavori per il film sono durati 10 anni ed il protagonista Masahiro Motoki ha studiato la preparazione dei defunti da un tanatoesteta ed il violoncello.
Il regista ha preso parte a cerimonie funebri per poter trasmettere i sentimenti dei parenti in quei delicati attimi e traspone efficacemente il rapporto contraddittorio che il Giappone ha con la morte, da una parte il rispetto per il defunto e dall'altra il pregiudizio per il particolare mestiere.
La morte in questo film è un argomento principe, pretesto per raccontare educatamente e delicatamente con un velo di carta di riso l’evoluzione di un ragazzo in uomo e un paese ricco di sentimenti e storie che continuano a raccontare anche se giunte al termine.
Al di la delle interpretazioni al limite del grottesco, probabilmente volute e caratteristiche del codice attoriale orientale, capisco come abbia vinto l’Oscar come miglior film straniero nel 2009, sbaragliando la concorrenza di Valzer con Bashir e il francese La classe, altrettanto meritevoli ed impegnati, forse meno vibranti di delicati gesti.

Voto: 8.5/10

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