benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

martedì 5 marzo 2013

Apol-calittica


Sede vacante e governo assente.
Il tormentone del periodo. Alcuni gridano alla sciagura, altri piangono in preda all'isteria, i più catastrofisti pensano di fare le valige e scappare, fuggire via.
Per quanto mi riguarda continuo la mia vita tranquilla, in attesa che mi venga la voglia di vivere. Ogni giorno si ripete uguale, e davanti osservando bene le cose la constatazione è sempre la stessa: non è la fine.
Sono giorni che ripeto come un mantra che è difficile la vita, ma non impossibile, così ascoltando i sensazionalismi dei giornalisti, le parole veementi dei politici, le esortazioni dei cardinali, mi rendo conto di come sia tutto uguale. Almeno per me.
Mi alzo sempre tardi e come se non bastasse ho sempre più bisogno di sonno, rabdomante di sogni, ma credo di avere una bacchetta fallata, da un bel pezzo non sogno, talmente tanto da aver dimenticato i sogni ricorrenti.
Vado a letto, guardo un film, dormo, mi sveglio guardo i TG  esco mangio, mi faccio un giro e torno a casa, mangio, vado a letto e da capo.
Mi sveglio, guardo il TG e il papa si è dimesso: scalpore, oscenità! La croce non si abbandona!  E via.
Da capo, mi sveglio, guardo il TG e un certo Berlusconi è indagato, condannato ed implicato in processi con vari gravi capi d’accusa. Nanna.
Un altro TG  si va a votare, sempre in meno ci rechiamo alle urne, e ne usciamo in preda alla vergogna  come se votare fosse un reato, come se stessimo disturbando qualcuno.
Intanto proseguono le giornate, si chiama il conclave, abbiamo un papa emerito, che ci da facili spunti di ludibrio, non abbiamo in capo di stato, anzi, ne abbiamo uno precario.
Ecco, finalmente un premier che rappresenta la mia generazione. Precaria non solo nel portafoglio, quanto nella dignità, non ne abbiamo, non riusciamo a ribellarci, ci hanno tolto i sogni, ci hanno tolto la forza, ma ci hanno dato un letto caldo e comodo a casa di mamma e papà.
Intanto i giorni passano, l’insoddisfazione cresce e il problema più grande è quale spogliarellista soddisferà le pruriginose voglie il prossimo 8 marzo?
Il Papa sarà giallo, nero o bi gusto?
L’arte contemporanea è bella?
Le idee originali esistono ancora?
Posso essere io il nuovo Papa?
Perché è impossibile un governo allo stato attuale delle cose? Non sono mai andate meglio di così. Autodetermination time!

Un, due, tre Oscar e un bel film: Argo

ATTENZIONE SPOILER

Argo

Vincitore di 3 Oscar 2013
    Miglior film a Grant Heslov, Ben Affleck e George Clooney
           Miglior sceneggiatura non originale a Chris Terrio
                    Miglior montaggio a William Goldenberg



USA, 2012120 min, drammatico, thriller, storicoRegia Ben AffleckSoggetto Joshuah BearmanSceneggiatura Chris TerrioProduttore George Clooney, Grant Heslov, Ben Affleck, Produttore esecutivo Chris Brigham, Chay Carter, Tim Headington, Graham King, David Klawans, Nina Wolarsky, Fotografia Rodrigo PrietoMontaggio William Goldenberg, Musiche Alexandre DesplatScenografia Sharon Seymour, Costumi Jacqueline West, Trucco Mike Westmore



Starring: Ben AffleckJohn GoodmanAlan ArkinBryan CranstonVictor GarberMichael Cassidy, Clea DuVall, Rory Cochrane, Tate Donovan, Kerry Bishè, Kyle Chandler, Bob Gunton, Philip Baker Hall, Chris Messina, Adrienne Barbeau, Tom Lenk,Titus Welliver, Richard Kind, Michael Parks, Željko Ivanek, Keith Szarabajka, Scoot McNairy



Trama

Anno '79, nel corso della rivoluzione islamica. A Teheran, il 4 novembre 1979, alcuni militanti fanno irruzione all'ambasciata americana prendendo in ostaggio 52 persone del corpo diplomatico.Sfuggono alla cattura solo in 6, che si rifugiano presso la residenza dell'ambasciatore del Canada Ken Taylor. Usa e Canada iniziano a collaborare e la Cia incarica l'agente Tony Mendez, esperto di operazioni sotto copertura escogita, ispirato dal figlio, la missione di copertura nel quale i fuggitivi fingeranno di essere una troupe cinematografica canadese che sta esplorando dei paesaggi per la realizzazione di un film fantascienza: Argo.







Il film come lo ha visto la Stronza


“Se puoi vendere una bugia… 
     Lascia che la stampa la venda per te”



La trama del film è tratta dalla storia vera con lieto fine, degli ostaggi americani a Teheran, durante la crisi iraniana, risolta grazie all'espediente della sceneggiatura fasulla dall'agente Cia Tony Mendez, aiutato dal truccatore premio Oscar per il Pianeta delle scimmie John Chambers, interpretati rispettivamente da Ben Affleck e John Goodman.
In questa occasione Affleck si dimostra più abile come regista che come attore, anche recitando bene, quasi come in Smoking Aces, dove la parte durò il tempo della sua uccisione.
La sceneggiatura è di Criss Terrio, stata inserita tre volte nella lista nera prima di essere prodotta quasi come il Cristo rinnegato,ed ha, forse, influito nella vittoria come Miglior film agli Oscar 2013.
originale locandina del film falso
Il film è caratterizzato dallo sviluppo di una buona trama, chiara e decisa, sostenuta da ottimi dialoghi, pur non a perno del film, quanto invece la trasposizione dei personaggi da reali a immagginari.
Una storia vera diventa film, non è una cosa originale, ma tutto sta nel saper rendere le sensazioni e le testimonianze del caso. Riuscita l'operazione che vanta tra i produttori lo stesso Ben e George Cloney, dal buon occhio per le storie tratte dal reale, dimostrato dall'ottimo Confessioni di una mente pericolosa, sulla vita doppia dell’inventore della Corrida.
La fotografia è interessante e naturale, opera di Rodrigo Prieto, di certo non il primo arrivato ed artefice Original Sin, 21 grammi , I segreti di Brokeback Mountain ed altri lavori degni di menzione, si mostra ancora ottimo nel rendere le scene d’interno e riprodurre le luci dell’aeroporto, fornisce abile maestria nella collaborazione con costumisti, truccatori, parrucchieri e scenografi, che contribuiscono a far sembrare tutto vero quasi fosse un reportage dell'epoca e non un film del 2012.
Il montaggio che utilizza espedienti ageè con garbo moderno, tra i quali dissolvenze e immagini di repertorio.
Buone le musiche composte da Alexandre Desplat e la selezione musicale che aiuta a contestualizzare, anche se banale.
Ottimi tutti gli attori, su tutti il sempre verde John Goodman e penso sarebbe buono anche strascinato – trascinato sul suolo (non letteralmente dalle mie parti vuol dire che sarebbe in grado di fornire ottime prove anche se malandato).
Un’opera in cui è presente un notevole lavoro di produzione e produzione esecutiva, per l'impegno necessario per le riprese in Turchia e il reperimento dei permessi e materiali per immergere l’opera nel clima di quegli anni, ottimo anche il lavoro di post produzione che offre all'occhio di chi guarda una certa coerenza.
Affleck si rivela esperto, sapiente e dosato, cura molto l’intensità tramite movimenti di camera a mano, spallare e piani ben studiati, un buon terzo delle riprese è a mezzo busto e primo piano, con un occhio ai dettagli che riesce a catapultare lo spettatore negli stato d’animo dei protagonisti.
Su questo genere mi piacque moltissimo Munich, uno dei film più riusciti e tra i pochi tra quelli non di fantascienza, di Spielberg.
Un film attuale e un po’ gigionruffiano americano, ma comunque meritevole dell’Oscar ricevuto. Abbiate cura di vedervi i titoli di coda e capirete.

Intanto dall'orgoglio bipolare il via ufficiale al periodo d’orgoglio Cia... vi ricorda qualcosa?

Voto:
8,5/10

lunedì 4 marzo 2013

Wasaaaaaaaaaaaaaaaaabi, ed ho detto tutto!


Wasabi, la petite moutarde qui monte au nez


Fancia, Giappone, 2001, 95 min, Genere azione, commedia, Regia Gérard Krawczyk, Soggetto, sceneggiatura produzione Luc Besson, produzione Didier Hoarau, Produttore esecutivo Shohei Kotaki, Kanjiro Sakura, Casa di produzione EuropaCorp, TF1 Films Production, Fotografia Gérard Sterin, Montaggio Yann Hervé, Effetti speciali Philippe Hubin, Musiche Nadia Farès, Scenografia Jacques Bufnoir


Starring: Jean Reno, Ryôko Hirosue, Michel Muller, Carole Bouquet, Yoshi Oida, Christian Sinniger, Alexandre Brik, Jean-Marc Montalto, Véronique Balme, Fabio Zenoni, Yuki Sakai





Trama 

Hubert Fiorentini – Jean Reno è un poliziotto francese dai metodi particolari. Dopo l’ultimo episodio violento viene obbligato dal suo capo a prendere due mesi di vacanza e nel frattempo riceve la comunicazione della morte di Miko con convocazione di un avvocato, lei era una spia giapponese con cui 19 anni prima aveva lavorato ed aveva intrapreso una relazione amorosa. Alla lettura del testamento si ritrova una pesante e inaspettata eredità, una figlia con un  conto miglionario.
In Giappone incontra anche il suo ex-collega Momo e scopre che Miko ha ribato, mentre era sotto copertura una fortuna dalla Yakuza. I guai sono solo all’inizio…



Il film come lo ha visto la Stronza 


Un action movie alla francese con risvolti tragicomici sul rapporto padre figlia, di quelli ai quali ci ha abituati Louc Besson ma che non raggiunge in questo caso i lustri di Kiss of the dragon più intenso e più marziale, grazie alla presenza di Jet Li, ma ci mette lo zampino nel comparto scrittura e produzione e che affida la regia a Gérard Krawczyk.
Un film attuale nei temi padre figlia, trattati con ironia e nelle ambientazioni coloratissime e metropolitane di una Tokio sveglia h24 e multicolore, divisa tra tradizioni parte della genetica e la modernità di cui è patria indiscussa, nonostante siano passati 11 anni e che ha portato alla conoscenza degli occidentali il mondo dell’adolescenza nipponica e l’attrice che avremo modo di apprezzare meglio in Okuribito-Departoures, la simpatica e carina Ryôko Hirosue, interpreta la figlia di Reno, solo per il naso.
Il film non ha grosse pretese e delle tematiche trattate come adolescenza, rapporto padre figlia, lotta alla mafia, comica demenzialità e ironia, ma anche azione sono trattati tutti con leggerezza, senza essere approfonditi ed indagati fino in fondo. La sceneggiatura ed i dialoghi non offrono nulla di particolarmente memorabile e la giovane protagonista a tratti risulta irritante, così come Momo, l’assistente francese, il quale rasenta la completa idiozia e diventa una maschera caricaturale, quella dell’assistente incapace, buono solo come spalla.
Anche i cattivi, sono cattivi di plastica tratti dall'immaginario collettivo e risultano poco veritieri, anche nelle caratterizzazioni.

Le interpretazioni di tutti, compreso l’ombroso Jean Reno,raggiungono a stenti la sufficienza, non rendendo completamente un fiasco questo filmetto.
Tra i pregi indubbiamente la durata standard che non costringe a sforzi eccessivi lo spettatore e data la leggerezza della pellicola, che annovera tra i pregi il ritmo serrato, i colori, le ambientazioni, il montaggio e una regia tutto sommato buona si troverà davanti un film d’intrattenimento senza impegno alcuno.
Da vedere? Se non si ha nulla di meglio è una valida alternativa, ma non aspettatevi nulla di che.


Voto

6,5/10 per essere buoni...

domenica 3 marzo 2013

Silver linings, bugie d'argento e film d'oro


ATTENZIONE SPOILER


Il lato positivo – titolo originale Silver Linings Playbook 


Uscita cinematografica 21 novembre 2012 Usa, in Italia 7 marzo 2013






Oscar 2013 alla miglior attrice Silver Linings Playbook, Jennifer Lawrence

Usa, 2012, 122 min, Genere commedia, drammatico, romantico, Regia, sceneggiatura David O. Russell,  Soggetto Matthew Quick (autore del romanzo), Produttore Bruce Cohen, Donna Gigliotti, Jonathan Gordon, Mark Kamine,  Produttore esecutivo Bradley Cooper, George Parra, Bob Weinstein, Harvey Weinstein, Renee Witt, Casa di produzione The Weinstein Company, Distribuzione italiana Eagle Pictures, Fotografia Masanobu Takayanagi, Montaggio Jay Cassidy, Crispin Struthers, Effetti speciali Mike Myers, Drew Jiritano, Musiche Danny Elfman

Starring: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Chris Tucker, Jacki Weaver, Anupam Kher, Shea Whigham, Julia Stiles, John Ortiz, Paul Herman, Dash Mihok



Trama



Pat jr è in ospedale psichiatrico per aver quasi ucciso a pugni, dopo aver colto in flagrante, l’amante dell’amatissima moglie, durante un amplesso sotto la doccia. Diagnosticato un disturbo bipolare è obbligato ad 8 mesi di trattamenti in istituto e ad un ordine restrittivo che gli impedisce di avvicinarsi alla ormai ex moglie, all'amante, alla sua ex scuola.
Uscito dall’istituto, cercherà con ogni modo possibile a riconquistare l’amabile zoccola, anche costringendosi a letture amate dalla ex, che al confronto il cilicio è meglio. Un giorno i suoi amici e vicini gli presentano la sorella vedova di uno di loro, con il pretesto di una cena, che non avrà i migliori esiti, ma questo sarà l’incontro che darà il via al film vero e proprio, tra pazzie follie e compulsioni, magari mostrando il vero lato della follia: potrebbe albergare in ognuna delle figure del film.




Il film come lo ha visto la Stronza



Il film è diretto dal un regista tanto particolare, spesso definito dal brutto carattere, ma funzionale visti  i risultati: David O. Russell, lo stesso di Spanking the Monkey ’94, Amori e disastri ’96, Three Kings ’99, I ♥ Huckabees - Le strane coincidenze della vita ‘’04 e The Fighter ‘’10 e che è riuscito a spremere Jennifer Lawrence, fino a farle vincere l’Oscar 2013 come migliore attrice protagonista, dopo averlo sfiorato nel 2011 con Un gelido inverno, e lo stesso regista capace di tirare fuori il meglio di Bradley Cooper e Robert De Niro, buon interprete nel padre ossessivo compulsivo di Pat jr, in generale ha diretto il cast  in maniera ineccepibile, tanto da far sembrare l'interpretazione dell'attrice, oramai da OscarJennyfer Lawrece, ottima nella sua parte naturale e realistica, credibile, lontana anni luce dalla ragazza bionda ed angelica che inciampa la notte della premiazione.
Plauso a Chris Tucker, nell'insolita veste del pazzo fuggitivo ed amico del protagonista, un'ottima performance, un attore comico spesso sottovalutato e sotto utilizzato.
La trama del film è semplice ed accattivante, gioca tutto sugli stati d’animo dei personaggi e delle figure secondarie, tra le quali le masse pronte alle facili etichette, le speranze ingiustificate o fondate, i complessi ed i tic border-line  che alberga in chiunque,normalmente.
Ottimi dialoghi, funzionanti e verosimili, sono capaci di offrire un tuffo nell'America moderna, quella della competizione senza mezzi termini e senza campo, quella che pensa possa bastare chiedere scusa alle vittime del meccanismo, per poter essere perdonata.

Questo è l’anno dell’orgoglio bipolare e di Bradlay Cooper, paladino maschile del disturbo dopo Carrie Mathison di Homeland.  Ben descritti gli amici che cercano di combinare la coppia di perfetti sfigati, unendo la vedova dark depressa e ninfomane Tiffany al nostro eroe, un'unione fortunata. Saranno in grado di darsi appoggio a vicenda?

Questa darammedy mostra un lato non troppo nascosto dell’America provinciale e pettegola, grazie alla buona regia, lineare all'inizio, ma che soffre un pessimo assistente di ripresa che perde il fuoco dal minuto 20 per 2 minuti.
Una regia dinamica e versatile, senza soffrire incoerenza e passa verso l’ora e venti a ricordare folli scene alla Hangover, e movimenti di camera essenziali, buono il montaggio ed anche la fotografia, tutto fa soprassedere ai piccoli difetti tecnici citati prima.

Un film sorprendente pazzamente romantico, pieno di sfaccettature angoscianti e ridicole, da fa venir male alle mascelle per il sorriso che stamperà in viso. 
Da segnalare la selezione musicale di Danny Elfman, svestendo i panni di compositore burtoniano incastona, tra una scena e l’altra, Goodnightmoon - nella tavola calda -, Don’t you warry bout the thing, Bruno Mars e altre belle canzoncine, come Amore a forza di Silvio Piccioni e Cesaroni’s tango nelle scene di danza.

Un film assolutamente consigliato, una bellissima sorpresa.

Voto
8+/10

sabato 2 marzo 2013

L'ultima estate Cannibale

L'ultima estate di Joan e altri racconti


Premessa: conosco da poco Marco Goi e da un paio di mesi avevo nel mio netbook la sua raccolta di racconti, finalmente ho finito di leggerla e pubblico oggi la recensione, nel genetliaco del Goi.
L'opera di questo valido e ironico critico cinematografico nonché giornalista, si può acquistare ed avere comodamente a casa in versione cartacea, al prezzo di 7,80 euroqui, oppure gratis, scaricando la versione elettronica da qui.
Pur non trovandomi sempre in completo accordo con il Cannibale, sarò il più possibile onesta.


Marco Goi, meglio noto come Cannibal Kid, editore Lulu, giugno 2012, 205 pag italiano.



Trama 


con parole cannibalesche, infatti e tratto da qui.

Ma chi o cosa è “L’ultima estate di Joan”?Nel caso vi foste persi i post promozionali precedenti, vi ricordo che è una raccolta composta da 21 racconti di vario genere, dal thriller all’horror, dalla commedia al dramma, arrivando fino alla fantascienza, tutti scritti dal sottoscritto Marco Goi aka Cannibal Kid.L’ultima estate di Joan, la title-story, è il racconto di un gruppo di ragazzini tedeschi che vanno per la prima volta in vacanza senza genitori, al sole della Costa Brava. Ma all’interno della raccolta troverete una moltitudine di altre storie, vite, personaggi: nerd alle prese con cheerleader zombie, un tamarro alle prese con la notte prima degli esami, lavoratori precari, padri che riescono a comunicare con i figli solo in particolari condizioni, un’Apocalisse, un racconto di Natale e uno di Halloween, nani, giganti, un villaggio di freaks, una prostituta minorenne, un tarlo che vive in uno stomaco e la storia vera di… un brufolo.E poi vi sono anche le vicende immaginarie di alcuni personaggi liberamente ispirati a personaggi realmente esistenti: un certo politico imprenditore di nome Silvio, la politica (?) showgirl Mara, la mamma killer Anna Maria, la cantante problematica Amy, la sexy attrice Jessica e persino un Jesus in versione adolescenziale.E… molto altro ancora.Insomma, prendete e leggetene tutti.

Il libro come lo ha letto la Stronza



Una raccolta che si articola come un filo di perle, racconti di varie lunghezze attraversano generi e stili e denotano il gradevole e capace spaziare incontrollato della fantasia dell'autore, non perde mai il filo della narrazione e si legge fin da subito con facilità grazie all'influenza cinematografica di Marco Goi, fin dal primo e forse più riuscito racconto, lo stesso che da il titolo alla raccolta.
Prende il via da L'ultima estate ed Inizia bene, ci si affeziona subito ai personaggi, ben resi con poche chiare parole, quasi si trattasse di una sceneggiatura. Goi lascia spazio all'immaginazione del lettore e mescola l’italiano corretto a forme colloquiali e nuovi linguaggi derivati dalla rete e dalla cinematografia, suo ambiente naturale.

Sono 21 i racconti, tutti vari e validi a loro modo, alcuni sono delle riflessioni a voce alta, dei deliri d'artista come Apocalypso, Faith e Train, ma anche si notano delle influenze black, tipiche dei gangsta movie ed il gusto per la violenza pulp, i teen movie d'avventura, quelli horror spalatter di serie B degli anni '80 e inizi '90. 
Chi legge si troverà davanti a racconti tratti dai diversi generi ed accomunati dallo stile ibrido dello scrittore, che quasi diventa regista, suggerendoci inquadrature ed atmosfere e come un sogno, senza un apparente motivo si passa dall'irriverente e tragico pulp La playa, a La strada, più felliniano e feak, tutto pervaso da note citazioniste e passando per l'originale - nelle trovate - Ho ammazzato la ceerleader, a Squali, una riflessione sull'anima propria dell’autore, arrivando al geniale Teenage Jesus e chiudendo in bellezza con Il paese delle meraviglie, romanzo breve al femminile.
Non è priva di errori di battitura e non piacerà a tutti la raccolta, ma si può soprassedere facilmente ai refusi perché è lavoro dell'anima dolce e amara di Marco, che nasconde con il cinismo di facciata e la durezza dei temi e delle trame, invece sentimenti profondi e uno spirito, infondo, ma molto infondo, sensibile, passibile di ampi margini di miglioramento stilistico, considerando l'età e questa opera prima, seme fruttuoso per un futuro e forse naturale romanzo, atteso dai blogger e dai follower di Goi, tra cui me.
Che successo ti colga Cannibale, perché lo meriti.
Auguri!

Voto

8- /10

domenica 24 febbraio 2013

post giogione, per l'elezione

E' arrivato il momento di votare.
Prima o poi, per tutti arriva il momento di recarsi in un posto orrendo, una scatola in cui si sono recati miglia di persone a lasciare il segno ed eleggere i propri rappresentanti, magari sputando sulla matita che si ha in mano, lasciando i propri germi sulle tre pareti attorno a noi.
Votare è cosa antigenica e non salutare, lo si fa sempre controvoglia.
Tutti dovrebbero lasciare un segno, ed ogni segno dovrebbe avere significato, essere espressione di volontà e preferenza,ma lasciando la carta immacolata si esprime una scelta? No, ma disegnandoci cazzilli e scrivendoci poemi si soddisfa anche gli scrutatori e i presidenti di seggio. Ve lo dico per esperienza personale.
Sono stata tra le 3 lamiere arrugginite in silenzio a guardare 'sti simboli, poi mi sono buttata ed ho espresso la mia preferenza, certa di non essere rappresentata al meglio, causa Porcellum.
E' necessario votare però, perché qualsiasi mestiere io faccia dichiarare di volere un mondo migliore e non fare nulla per ottenerlo, rimanendo nel buio dei proprio studio o in una camera fumosa è ignavia, peggio dell'aizzare guerra, è immorale, soprattutto laddove spesso si facciano panegirici sull'etica.
A che serve dichiarare qualcosa e non agire per ottenerla, dichiarare le preferenze, lasciarle intendere e influenzare? A cosa serve convincere gli altri a farlo al nostro posto? E' peggio, perché si dichiara, si pretende e presuppone di pensare di essere nel giusto, senza porre in dubbio le nostre motivazioni, sentirsi integerrimi, intoccabili e agire senza ragionamento/logos tramite automatismi, non ammettendo nella propria vita sfumature e i necessari compromessi per potersi volgere verso gli altri, non vuol dire obbligarsi a compromissioni e forzature.
Non sapevo chi votare questa mattina, ma sapevo perché lo facevo e per cosa.
Anche se ho paura del risultato.
E poi il rosa è fashion e il giallo è trendy.

Voglio, veto, voto. Anzi, votai.

venerdì 22 febbraio 2013

Fearless, un film senza paura

Titolo originale: Huo Yuanjia



Cina, 2006, Durata 105 min, arti marziali,drammatico, Regia e sceneggiatura Ronny Yu, Produttore William Kong, Musiche Shigeru Umebayashi, Scenografia J. Michael Riva

Starring: Jet Li, Shido Nakamura, Betty Sun, Dong Yong,Paw Hee Ching, Collin Chou, Qu Yun, Masato Harada, Nathan Jones, Brendon Rhea, Anthony De Longis, Jean Claude Leuyer, Mike Leeder, Jon T. Benn, John Paisley


Trama

Nel settembre 1919 il maestro di Wushu Huo Yuanjia affronta e batte uno a uno tre lottatori europei, arrivato il momento di affrontare il campione giapponese Anno Tanaka inizia un flashback sulla sua vita.
Il padre di Huo gli aveva proibito di praticare le arti marziali, perché cagionevole, ma lui testardo spia ed impara, fino a quando non viene il suo momento. Alla morte del padre, avvenuta in combattimento per aver trattenuto l'ultimo pugno, è lui a prendere in mano la situazione e la scuola giurando di non subire mai la sconfitta, decisione che gli costerà guai e dolore... 


Il film come lo ha visto la Stronza


Un film intenso sulle arti marziali, secondo solo a Ip Man.
Ronny Yu nel 1997 ha diretto Bride of Chucky, nel 2001 Codice 51 con Samuel L. Jackson e nel 2009 con The Last Vampire - Creature nel buio - dirige e sceneggia il film che prende spunto dalla vita del maestro Huo Yuanjia e i cui parenti hanno tentanto il ritiro dal mercato dell'opera, ritenendola lesiva dell'immagine del caro defunto.
Bisogna tenere conto che ll Wushu è l’arte marziale cinese per eccellenza, la stessa che studiano nelle scuole di opera e teatro tradizionale e che ha permesso a Jet Li di arrivare davanti a Nixon in America e di rimanerci come istruttore e stuntman, ne  è esperto Giorgio Pasotti e se non mi credete andate a vedervi il video di Elisa, Luce (tramonti a nord est).
Il film integra storia all'invenzione di Yu, anche se è molto imprecisa, risulta più uno spaccato di vita di un sifu di wushu qualsiasi, non molto onorabile, vista la propensione all'alcool e alle cattive compagnie. I suoi dubbi, gli oneri, gli onori, le riflessioni di cui sono capaci solo gli orientali, seppur non immediati hanno la funzione di far entrare i poveri occidentali nel mondo dagli occhi a mandorla.
La trama è interessante, è la storia romanzata del maestro Huo Yuanjia, non risente dei rimaneggiamenti che invece lo rendono un film d'azione e redenzione godibile e viene supportato da bei dialoghi e personaggi reali con un tocco cinese.
Per fare un paragone, in Occidente film così non ne ho visti, a meno che qualcuno non decida di fare un film sulla Montessori alle prese con la lotta greco-romana.
Fearless ha tutta l’arte di registica asiatica, dalle scene ai movimento di camera e i ritmi sensazionali nei combattimenti, dettati dal montaggio serrato e quasi perfetto, ma anche nelle scene emozionali e quella nella casa di lui è un esempio: la macchina segue in un'unica soluzione il maestro tra le stanze, grazie all'utilizzo di crane su carrello, rende lo spettatore un voyeur .
Azzeccato il cambio di fotografia e costumi coincidenti con il cambio di “narrazione”, dal sé passato al sé consapevole durante la permanenza nel villaggio del sud cinese -  non paragonabile a quelli di Hero, ma comunque valevoli - da cupi a brillanti, luminosi, intensi e stesi in ampie campiture, come la nuova vita del protagonista.
Vanno riconosciuti gli sforzi degli scenografi nel riprodurre le ambientazioni, sobrie e mai ad effetto chincaglieria – questa la capisco solo io – , ma anche i costumi.
Le uniche pecche sono le interpretazioni, tanto caricaturali da essere finte, ma sempre meno rispetto ad altri film del celeste impero e solo al secondo posto nella mia personale classifica mondiale delle brutte recitazioni, al primo gli spagnoli e i sud americani ed al terzo posto i giapponesi.
La versione italiana soffre di un doppiaggio di medio livello, pessimo in alcuni momenti.
Jet Li si impegna nella lotta, ma non è al massimo dell'interpretazione, come in Danny The Dog.
Il film non è certamente un'opera perfetta, ma zoomate improvvise ed interpretazioni hanno un contesto e dunque posso chiudere un occhio su queste pecche, i pregi li superano di gran lunga, pur non facendoli dimenticare.
Fearless mi ha lasciato una bellissima sensazione nello stomaco e nella bocca, infatti questo film lo vedrò ancora, per la terza volta.

7,5/10

giovedì 21 febbraio 2013

Upside Down, tra alti e bassi

ATTENZIONE SPOILER

Film in uscita il 28 febbraio prossimoin 2D e 3D




Upside down, Francia, Canada2012, 107 min, drammatico, fantascienza, romantico
Regia, soggetto e sceneggiatura Juan SolanasProduttore Claude Léger, Dimitri Rassam, Aton Soumache, Jonathan Vanger, Alexis Vonarb, Produttore esecutivo Phil Hope, James W. Skotchdopole, Casa di produzione Jouror Productions, Onyx Films, Studio 37, Fotografia Pierre Gill, Montaggio Paul Jutras, Musiche Benoît Charest, Scenografia Alex McDowell, 

Starrimg: Kirsten DunstJim SturgessTimothy SpallJames Kidnie,Don Jordan
John MaclarenAgnieshka Wnorowska, Jayne Heitmeyer, Heidi Hawkins, Elliott Larson, Nicholas Rose, Larry Day, Vincent Messina, Holly O'Brien, Paul Don



Trama 


Due mondi, il Mondo di Sopra-ricco e quello di Sotto-strapoverocollepezzearcu*lo sono regolati da fisica newtoniana distinta ed opposta, ruotando entrambi attorno ad un unico sole. Due ragazzini appartenenti lei, Eden/Eve (solo in italia è Eve) al Sopra e lui Adam (viva l'originalità) al Sotto s'incontrano e si innamorano - mio nonno lo diceva sempre sopra al maschio ci vuole la femmina -.
La storia è clandestina, perché proibita dalle regole dei due mondi, anche per le leggi fisiche che li regolano e così, una volta scoperti i due vengono separati violentemente e lui crede lei morta per 10 anni, fino a quando lui non la rivede in Tv e decide di rivederla a tutti i costi ed escogita un piano che cambierà per sempre il destino di entrambi, sfruttando anche le conoscenze mistiche della zia defunta di Adam...


Il film come lo ha visto la Stronza



Pare che questo Juan Diego Solanas, figlio del più noto Fernando, gran regista argentino politicamente attivo e vincitore di numerosi premi internazionali, sia in gamba e in grado di creare chicche autoriali e poetiche cariche di simbologia alla Terry Gilliam. E' nato in Buenos Aires nel 1966 e poi trasferitosi a 11 anni in Francia ed ha aitato il padre nella creazione del film La Nube nel '98 e ha poi diretto il suo primo cortometraggio autoriale, L'homme sans tête nell 2001 osannato, pare sia una vera perla magica ed eterea, il suo primo film è Nordeste nel 2005.
Perché faccio una tale premessa?
La verità è che se pensate vi possa interessare il film e meglio che non leggiate questa recensione. Spero non vi siate creati delle aspettative elevate, il rischio di aspettative tanto alte e che cadendo risulteranno pesantissime, come la mela in testa a Newton. 
Non mi è piaciuto.
Peccato, perché gli ingredienti per la ciambella con il buco c'erano tutti, invece mancava la teglia per cuocerla.
Mi spiego meglio... indubbiamente è un film dal fortissimo impatto visivo e grafico, in cui non manca la tecnica, le ambientazioni sono oniriche e dai richiami surrealisti, c'è la fantascienza e c'è l'amore. Un ampio spazio in cui, l'autore avrebbe potuto far vagare la propria fantasia, invece scrive una banalissima storia d'amore.
Insomma, tanto eccelle dal lato tecnico, una fotografia pennellata pastello, che passa dai toni freddi a quelli caldi, accompagnando gli stati d'animo dei protagonisti, tanto è piena di nonchalance che diventa buona la recitazione della Dunst, molto meno bene Sturgess, notevolmente sottotono, forse anche a causa dei dialoghi insipidi.
Si sarebbe potuto indagare il lato sociale della pellicola, parlando di sfruttamento, razzismo e ghettizzazione, si poteva sfruttare i due mondi in modo da indagare anche le regole della fisica alla base della loro esistenza e creare qualche difficoltà in più ai protagonisti ed approfondire la simbologia di cui è intrisa la pellicola e i cui indizi potranno essere compresi solo da chi ha una base di misticismo-esoterico e di arte.
Dunque tra i difetti della pellicola, oltre alla banalità della trama anche un po' di pretenziosità.
La storia si apre con la voce narrante di Adam, descrive il sistema in cui vive, unico per la doppia gravità dei due Mondi collegati tramite una struttura, tipo multinazionale, la TransWorld, causa della povertà di uno e della ricchezza di quello di Sopra.
Tre sono le fondamentali regole delle gravità: quello che appartiene ad un mondo è attratto dal centro di gravità del pianeta da cui proviene, la seconda è che il peso di un oggetto può essere controbilanciato dalla materia inversa e se per un lasso di tempo breve e sufficiente la materia è a contatto con quella inversa brucia.
Adam è un orfano di Sotto e sua zia Ella svela che il polline delle api, proviene da fiori di entrambi i mondi, e mostra singolari proprietà. Le api sono simbolo di vita per gli egizi, e simbolo di eterna rinascita ed operosità. 
Adam per le montagne e raggiunge una cima ed incontra Eden - in questo caso ca va sans dire - e i due, s'incontrano periodicamente e s'innamorano, ma la storia è proibita e pericolosa.
Fin qui tutto bene, il film mi stava piacendo, seppur con qualche riserva sulle regole e l'inviolabilità delle stesse. Come mai nessuno prima aveva mai tentato la rivalsa sul mondo di Sopra? Perché non ci viene mostrato e svelato di più dei mondi, degli usi delle abitudini, dei miti, sfruttandoli come espedienti nella narrazione?
Perché non spiegano meglio i rapporti lavorativi tra i due mondi nella compagnia, magari indagando nei ruoli secondari?
Tutto ruota attorno a questa storia d'amore sciatta. Tanto potenziale sprecato. Un film di cui non so se parlare bene o male e il cui unico punto di forza è il notevole impatto visivo.

Voto emotivo 5

riflettendo:
6-/10

mercoledì 20 febbraio 2013

Ralph Spaccatutto ed il caramelloso mondo


Titolo originale: Wreck-It Ralph



USA,  2012, 101 min, animazione, commedia, avventura, Regia  e soggetto Rich Moore, Soggetto Phil Johnston, Jim Reardon, Sceneggiatura Jennifer Lee, Phil Johnston, Produttore Clark Spencer, Monica Lago-Kaytis, Produttore esecutivo John Lasseter, Casa di produzione Walt Disney Animation Studios, Art director Ian Gooding, Montaggio Tim Mertens, Effetti speciali Amanda Dyar, Musiche Henry Jackman

Doppiatori originali: John C. Reilly, Jack McBrayer, Jane Lynch, Sarah Silverman, Dennis Haysbert, Alan Tudyk, Ed O'Neill, Mindy Kaling, Joe Lo Truglio, Jess Harnell, Rachael Harris, Horatio Sanz, Adam Carolla, Edie McClurg, Roger Craig Smith, Jamie Elman, Stefanie Scott, Skylar Astin, Reuben Langdon, Kyle Hebert, Rich Moore, Gerald C. Rivers, Kevin Deters, Raymond S. Persi, Maurice LaMarche



Trama



Ralph Spaccatutto è il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto, dal nome del protagonista, Felix. Il regista ed ideatore è Rich Moore, lo stesso che ha diretto episodi de I Simpson, Futurama, Il Critico, Drawn Together (quel reality satirico sui cartoni animati) e Spy vs Spy e dai suoi precedenti lavori sembra prendere l'ironia e l'accenno sarcastico.
Ralph distrugge e Felix aggiusta.
La sera dei trent'anni del gioco, Ralph - doppiato in originale da un'ottimo Jon C.Reilly - si rende conto di non voler essere un cattivo e di non essere stato invitato all'anniversario del gioco, così per ottenere una medaglia entra in Hero's Duty sparatutto in cui è presente Tamora Calhoun - la voce è di Jane Lynch, più nota per la sua parte in Glee -, ufficiale militare dal doloroso passato. Rubata la medaglia Ralph entra per errore in Sugar Rush, un videogioco di kart, insieme ad un pericoloso scarafoide.
Nel gioco il burbero incontra Vanellope von Schweetz -  la voce è della comica statunitense Sarah Silverman -, un glitch di Sugar Rush, che gli ruba la medaglia per partecipare alla gara di kart. I due diverranno alleati e desteranno le attenzioni del re del gioco Candito.
Intanto Felix e Tamora cercano Ralph e lo scarafoide per sventare la fine di Sugar Rush e di Felix Aggiustatutto. 


Il Film come lo ha visto la Stronza



Innovazione è una parola difficile da leggere nelle recensioni cinematografiche degli ultimi 2 anni, probabilmente l’ultima volta in cui è stata avvistata è stata per Inception di Nolan.
Non è innovativo neanche Ralph Spaccatutto, ma è originale e non è cosa da poco, questo perché utilizza in modo funzionale quante idee vintage (vecchie suona male ed è poco glamour) e storie sentimental-ritrite ha sul mercato la Disney. Non ditemi di non aver mai sentito la storia del bruto che aiuta la piccola adorabile peste. Il concetto è: perché fare un film da idee vecchie, quando invece quelle idee e le loro vite parallele possono essere protagoniste?
Un film in grado di raccontare con un linguaggio universale cosa fanno e chi sono i protagonisti dei videogames e mette tanta carne al fuoco, per me e per i miei amici, quasi tutti giocatori incalliti.
Presenti nella trama due anime distinte ma ben integrate, per piccini in quella più semplice, ma che nasconde all'interno l'amarcord per pseudo-adulti di oggi.
Un prodotto Disney, fuori dagli schemi tipici e libera la fantasia del proprio reparto animazione dalla collaborazione con Pixar e impara dai competitor come la Sony e DreamWorks.
Il lavoro dei grafici e notevole e si vede nella meticolosità con cui sono stati creati personaggi, movimenti e fondali, bellissimo l’uso dei colori e la resa delle ambientazioni nei diversi tipi di videogiochi presenti.
La necessità della multinazionale è attrarre nuovo pubblico, attingendo agli spettatori dei cartoons di ieri, un segmento recentemente soddisfatto in parte con Trone II e con la saga di Pirati dei Caraibi
Nugoli di 30-40enni avranno sfruttato l’evento per portare al cinema i propri piccini, attratti come i moscerini con il miele della giovinezza, quella passata. 
Il genere era già stato sdoganato e celebrato dalla magnificenza di colossal come Il principe d’Egitto e poi nel tempo catturati definitivamente da Shrek.
Ralph ricorda all'apparenza l’orco verde e fa l’antagonista in un videogioco arcade mangia monetine, lo fa bene quanto fa bene il protagonista di quella che si preannuncia una serie di film Disney su di lui e con comparse di star consumate, quale Super Mario e capatine di Ralph in altrui videogiochi. 


Tutta la prima metà del lungometraggio, serio candidato agli Oscar 2013 come miglior film di animazione, è una rassegna di videogiochi d’annata, tra trovate, citazioni e cammeo, di Q-Bert, Street Fighter, Sonic, Pac-Man, Mortal Kombact e molti altri protagonisti del passato e del presente del gaming.
Ralph, che non è mica come Lara Croft, bella e giramondo, passa trent'anni ad onorare la parte di cattivo in Felix Aggiustatutto , somiglia per gli avambracci, le movenze e la postura ad un Donkey Kong umano (assente nella rassegna di giochi), mentre Felix è l'eroe, il buono, uno sbaffato Super Mario, concentrato a fare la parodia del classico eroe, indifferente dell’insoddisfazione della sua nemesi e così non lo invita alla festa dei trent’anni del gioco, in cui a fare da dj c’è Skrillex (Ralph è stato fortunato a non essere invitato), in cui si attende il ritardatario Mario e in cui i belpostiani sono animati a sedici bit.
Le intuizioni ci sono tutte, i richiami ai videogiochi anche e via l’operazione nostalgia, in cui gli autori sono nel proprio mondo delle sale giochi, scrivono con proprietà di linguaggio dei riferimenti alla cultura nerd, geek e di gamers, coincidenti con la passione per l’Oriente, tra letture di manga, visione di anime e conoscenza della cultura contemporanea del sol levante, che hanno permesso d’inserire nella colonna sonora del film, composta da Henry Jackman, le AKB48, idol giapponesi, esecutrici della canzone di chiusura, Sugar Rush.
Vanellope Von Schweetz di Sugar Rush è la piccola protagonista, un po’ Stich e un po’ Lilo, è un Glitch, un errore di programmazione che gli hard core gamers segnano sul taccuino, per poi sfruttare a proprio vantaggio (come fa Vanellope durante la corsa con i kart), il suo è un mondo dolce e crudele perché non contempla le imperfezioni, coloratissimo e modellato sulla base di Mario Kart e Crash Team Racing.
L’entrata di Raph e l’incontro con Vanellope nel mondo zuccheroso è il punto di rottura e del ritmo del film, da questo momento diventa più action e sentimentale, trascurando l’operazione nostalgia, ma senza abbandonarla del tutto. Infatti Re Candito-cappellaio matto, il cattivo del gioco, accede alla struttura del mondo zuccheroso digitando un codice Konami (un cheat/trucco) di tasti sul joypad del NES e l’intero film ricorda il Tron degli anni ’80, chiaramente indicato in uno dei portali della stazione centrale.

Un’operazione riuscita ed interessante e che eliminando le zavorre del buonismo e della iperglicemia, potrebbe prendere il volo e diventare il migliore degli esperimenti Disney senza un partner. Anche se dopo Brave quasi tutto va bene.


Voto

7.5/10

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