benvenuti a casa della stronza

Questa è la casa della Stronza Jenny, una dimora in cui vigono regole tutte strane e che potreste non accettare, ma a me che me ne fotte?

martedì 12 febbraio 2013

Non dovrei, ma lo faccio.

Fossi una brava blogger, non dovrei trascurare il blog, mangiare troppa cioccolata e non pensare ai latticini.
A dire il vero non avrei dovuto aprire il blog, era una possibilità. Le possibilità vanno colte.
Eppure lo faccio, faccio tutto, mi da un'estrema gioia contravvenire alle regole, libertà e poi
Non sono ancora riuscita a scoprire il magico segreto di Dio e appartenente anche all'invincibile Berlu, l'ubiquità. Come ci riescono?
Mistero della Fede, o del fu-Fede, scomparso dall'orbis terrarum, dov'è finito? E' peggio di Carmen Sandiego.
Nulla terrorizza di più di una pagina bianca, spesso riesce a far dare di matto anche il più preparato.
Atterrisce, dice tutto e non dice nulla.
Eppure tutto è nato da pagine bianche.

Mi guardo allo specchio. Così come sono. Non mi piaccio. Non sono una pagina bianca.
Non sento corrispondenza tra anima e corpo.
Tanta rabbia per nessun motivo, istinto alla violenza. Se non sono stupida, allora sono guidata dal masochismo, l’inesperienza e la buonafede.
Non parlo di guerre, carestie e malattie, dubbi esistenziali... basta guardare l'immediato. L'informatizzazione crea incomprensione ed isolamento.
Sono diversamente conoscente, diversamente conoscente e diversamente pratica.
Girare con una katana ben affilata, risolverebbe gran parte dei mie problemi.
Muovi le dita sugli schermi, muovi gli schermi in punta di polpastrelli, ma alla fine dei conti non hai spostato nulla. Però lo hai fatto con stile.
Cosa sto pensando?
Quasi quasi, me ne vado a fanculo...

martedì 5 febbraio 2013

7 psicopatici, 1 shin tzu ed 1 coniglio.

Seven Psychopaths

ATTENZIONE SPOILER


UK, 2012, 105 min. , Genere commedia nera, drammatico, grottesco, Regia-sceneggiatura-produzione Martin McDonagh, Produttore Graham Broadbent, Peter Czernin, Casa di produzione Blueprint Pictures, Distribuzione Italiana Moviemax, Fotografia Ben Davis, Montaggio Lisa Gunning, Scenografia David Wasco.

starring: Colin Farrell,  Abbie Cornish, Woody Harrelson, Christopher Walken, Sam Rockwell, Olga Kurylenko, Tom Waits, Zeljko Ivanek, Helena Mattsson, Kevin Corrigan, Gabourey Sidibe, Michael Stuhlbarg, Michael Pitt, Brendan Sexton III

Uscita americana 12 ottobre 2012          Uscita Italiana entro febraio 2013


Trama


Marty-Colin Farrell è uno sceneggiatore in crisi con problemi di alcoolismo, essendo irlandese e l'Irlanda si sa ha l'alcolismo, come la Francia ha i formaggi, è alle prese con la sceneggiatura Seven Psychopaths di cui ha chiaro solo il nome. Billy-Sam Rockwell è il migliore amico di Marty, un attore senza ruoli da tempo e per arrotondare sequestra cani con Hans-Cristopher Walken, uomo non violento e dal tragico passato. Infine c'è Charlie-Woody Harrelson, il gangster dalle pistole inceppate a cui Marty e Billy hanno rubato l'amato shin tzu. La faccenda si complica quando Billy, forse per aiutare Marty nella stesura del soggetto, decide di inserire un annuncio alla ricerca di psicopatici con storie da raccontare.
In un turbinio di guai il trio conoscerà storie e personaggi folli e dovranno salvarsi dalla furia del boss della mala amante del proprio pelosissimo cagnetto ed assecondare le richieste di un paio di serial killer…


Il film come lo ha visto la Stronza



Non basta uno psicopatico, in questo film sono 7, o meglio, sono 7 le storie di altrettanti folli assassini che prendono vita dalla penna di Marty il quale scoprirà non essere così lontane dalla realtà. Lo scrittore è interpretato da Collin Farrell, il quale dimostra sempre ancora nuovamente il talento per la commedia nera e lavora per la seconda volta con questo regista.
Una trama contenitore, fatta metastorie, tutte interessanti, demenziali e violente e scorrette, ma con un perché, un’etica.
Si passa dal Jack di quadri della prima scena, che uccide solo mafiosi di un certo livello, al finto prete vietcong assetato di vendetta innamorato di una prostituta, al quacchero stalker di assassini, al serial killer di serial killer Zachariah-Tom Waits.
Mi sono innamorata di questo film, delle sue storie e dei personaggi, mi sono immedesimata fin dalla prima scena, quando i due sgherri stanno amabilmente discutendo di pallottole e palle degli occhi cercando di capire il nesso tra le due cose, mentre attendono di finire il proprio lavoro ed uccidere una ragazza, però inconsapevolmente sono loro che stanno per essere terminati, con un bel buco in testa.
Così finisce il cammeo del sempre fanciullo Michael Pit – ha la stessa età da sempre, in Dawson’s Creek, Seta, The Village e The Dreamers - e Michael Stunlbarg finiti con le pallottole dello Psicopatico no 1.
Ma gli psicopatici sono sette, a detta del titolo e quindi  non mi resta che proseguire nella visione.
Questo è un prodotto del talentuoso inglese Martin McDonagh, buon regista, che da il meglio di sè come sceneggiatore e commediografo teatrale come si vede da questo prodotto.
L’opera cinematografica prima è In Burges, del 2008 con Colin Farrell, Ralph Fiennes e Brendan Gleeson, il film apre il Sundance 2008 e si aggiudica un un British Independent Film Awards come miglior sceneggiatura, una nomination agli Oscar e un Golden Globe assegnato a Farrell quale protagonista… Me cojoni! E bravo McDonagh l’irlanglese, paragonato a Shakespeare perché a 27 anni è stato in grado di portare in scena contemporaneamente 4 opere nei teatri londinesi.
Lo sceneggiatore torna a lavorare con il bel e bravo Colin In Sette psicopatici e manco a farlo a posta, gli appioppa la parte dell’irlandese ubriacone ed in inconcludente.
Nel cast ci sarebbe dovuto essere anche Mickey Rourke nel ruolo di Charlie e per il quale rifiutò la parte ne I mercenari 2, poi sostituito all'avvio delle riprese da Woody Harrelson. Forse Rourke è troppo psicopatico per questo film.
Si vedono forti le influenze delle commedie nere all’inglese di Guy Ritchie e la storia sembra il risultato della collisione tra Slevin e Snach, ne richiama lo stile dei dialoghi e dalle tematiche violente, di vendetta, amore e rivalsa e per la narrazione di più storie, serrata e l’impostazione corale dell’opera.
Però non osa nel montaggio, non ha una regia virtuosistica, tuttavia McDonagh dirige in maniera consapevole e chiara, ottimi i costumi e le ambientazioni, protagoniste della scena poco dopo la metà del film e buona la fotografia calda, in grado di evocare in mente gli stati meridionali d’America.
Ottime interpretazioni ed un cast grandioso ed affiatato. Amo Farrell e più di lui Sam Rockwell, un folle che sembra non sforzarsi troppo per calarsi nella parte e in genere in tutti i personaggi interpretati nella sua carriera, da Confessioni di una mente pericolosa, a Moon, Il miglio verde e Guida galattica per autostoppisti, è sempre all'altezza, sempre diverso e sempre incredibilmente credibile.
Inutile Olga Kurylenko, forse serviva a dare un pizzico di bonazzitudine e completare il binomio pupe e pistole? Forse a portare qualche maschietto al cinema per un film che non fosse 007-che so io , o un cinepanettone tardivo? Boh!
Meno tra tutte mi è piaciuta l’interpretazione di Walken, a suo agio con la parte di personaggio simpatico e spirituale, ma poco credibile nelle sue accezioni drammatiche e nelle sfaccettature tragiche.
Personaggi e racconti per una trama interessante e stuzzicante, che tiene incollati allo schermo ed ha quasi tutto per far passare 1 ora e 45 minuti senza noia allo spettatore: azione, sentimento, sparatorie, humor nero inglese e un pizzico di follia, ma anche Tom Waits-che non ha bisogno di specificazioni- ed il suo coniglio bianco, moglie nera e le citazioni-uccisioni dei serial killer più famosi di sempre nella storia degli Usa.
Bellissime le scene tratte dall'immaginazione dello psicopatico Billy, le più splatter, ambientate in un cimitero con tutti gli psicopatici al completo.
Ottimi i tempi comici, teatrali e le trovate, presenti numerose e spassose battute e riflessioni no-sense.
Questa è una storia in cui i personaggi femminili sono marginali, ma comunque cazzuti, il cui difetto è non essere innovativa, poiché questo genere di commedia amara ha detto, se non tutto, quasi tutto. Ahimè!
Consigliato vivamente.

7.5/10

lunedì 4 febbraio 2013

Adolescenza per favore vai via! The Craft-Giovani (ma non troppo) streghe


ATTENZIONE SPOILER... MA MICA TANTO!

USA, 1996, 101 min, horror adolescenziale, Regia Andrew Fleming, Soggetto Peter Filardi (romanzo), Sceneggiatura Peter Filardi, Andrew Fleming, Produttore Douglas Wick, Lisa Tornell,  Fotografia Alexander Gruszynski, Montaggio Jeff Freeman, Musiche Graeme Revell

Starring: Robin TunneyFairuza BalkNeve CampbellRachel TrueSkeet Ulrich, Christine Taylor, Assumpta Serna


Special edition? Che coraggio!

Trama 


Sarah Bailey (Robin Tunney, la stessa di Prison Break e The Mentalist) è un'incredibile  sedicenne - incredibile nel senso che non è credibile- problematica e turbata, si trasferisce a Los Angeles con il padre e la matrigna e viene iscritta ad una scuola cattolica e appena arrivata a casa riceve un'accoglienza terrorizzante: un tipico barbone con un serpentello in mano, Sarah sopravvive e va avanti.
La fanciulla fa amicizia con il magico trio sfiga: Nancy - Fairuza Balk (American History X, Il cattivo tenente), Bonnie - Neve Campbell (Scream 1-2-3-4 e poi basta) e Rochelle - Rachel True.
Intanto Sarah fa amicizia con il ragazzo stereotipo dell'adolescente di successo americano Chris, un vero stronzo.
Potrebbe lei aiutare le tre mattacchione nel completamento del Cerchio magico (ma se sono 4 come cazzo fa a essere un cerchio? Al massimo è un quadrato!)? La riprova è quando Bonnie la sgama a fare trucchetti alla mago Silvan con la matita.
Una sera Sarah decide di unirsi a loro ed in città viene aggredita dal barbun con serpente che mentre la insegue decide di far finire la propria testa barbonesca sotto le gomme di un'auto.
Nancy, parla a Sarah di Manon, il dio primordiale a cui si rivolgono per sentirsi meno sfigate e di quanto Chris sia un coglionazzo.
Qualche sera dopo Sarah esce con Chris, ma non gliela molla che seccato si congeda.
Manco a dirlo il giorno dopo Chris ha raccontato a tutta la scuola di aver trombato.
Convinta dai fatti a dar retta a Nancy iniziano con delle sedute ad invocare Manon, ma sembra esserci la segreteria telefonica: Rochelle fa un incantesimo contro la bulla Laura, Bonnie per far guarire le cicatrici sul suo corpo, Nancy per cambiare la sua vita e Sarah fa un incantesimo d'amore su Chris.
Quaterna chiama, Manon risponde: funzionano gli incantesimi e le ragazze proseguono facendo stronzate.
In un negozio di magia Nancy compra l'"Invocazione dello Spirito", per invocare Manon in persona. La proprietaria del negozio è una strega esperta e dice che Sarah è una strega naturale. Poi le spiega la vera natura della magia e l'equilibrio e perché la magia è fondata sulla reciprocità, le conseguenze delle richieste torneranno triplicate.
Una sera le ragazze invocano Manon su una spiaggia e Nancy viene colpita da un fulmine. Si svegliano la mattina dopo che Nancy è entrata nella modalità Jesù-cammina sulle acque e sulla spiaggia ci sono diversi squali e balene morti arenati.
Regali da Manon o un avvertimento per Nancy? La situazione precipita e gli effetti degli incantesimi si rivoltano contro le novelle fattucchiere. 
Nancy impazzita va da Chris e lo uccide- per gratia deum - facendolo volare dalla finestra. Sarah decide di fare un incantesimo per contenere Nancy. Ma le sue ormai ex amiche le invadono la mente di incubi e visioni terribili, si rifugia da Lirio, la strega del negozio che le suggerisce d'invocare lo spirito. Mentre sta per evocarlo la malefica presenza di Nancy irrompe nel negozio e Sarah fugge terrorizzata. Tornata a casa trova le tre stregonze pronte per l'aggressione. Riuscirà Sarah a salvare il mondo?



Il film come lo ha visto la Stronza 


Non ostante questo sia un film di mmedda, io lo guardo ogni cazza di volta lo trasmettano in Tv ed a qualsiasi orario.
Proprio non riesco a resistere al tripudio agli anni 90 di questo filmetto di fine anni 90.
Nel bene e nel male li rappresenta. Un film mediocre, con interpretazioni mediocri, una storia mediamente prevedibile e scontata, piena di stereotipi e luoghi comuni.
Rappresenta anche il film da cui prese il via la saga-serie Charmed-Streghe, del compianto Aaron Spelling - padre di Tori e uomo con il nome balbuziente e da cui ricava anche la sigla.
Tutto è ruffiano in questo film, la colonna sonora rock-punk e pop, i titoli di testa leggermente animati, il cast con la idolo Neve Campbell e gli umori di 4 adolescenti che decidono di giocare con la magia e l’occulto, mamme morte, sogni di gloria, rapporto padre figlia zuccheroso, una scuola cattolica con divise e adolescenti terribili e pazze.
La Regia scontata, montaggio semplice, una fotografia non degna di nota, sceneggiatura da teen movie, con dialoghi scontati e caratterizzazioni forzate, ad esempio il barbone vaneggiante-veggente-serpentofilo che si diverte ad abbracciare i parafango.
Non è bello assolutamente, come un po' tutto di quel periodo dolce e amaro, in cui sono entrata nell'adolescenza, l'ultimo in grado di donare miti all'umanità, il termine di paragone per i decenni a seguire.
Se per alcuni non si esce vivi dagli anni '80, per me siamo ancora nei '90.
Comunque un film essenziale nell'adolescenza di ogni ragazzino, per capire gli errori delle generazioni precedenti e non ripeterli più... come far recitare 30enni in ruoli da teenager. Dawson’s Creek docet.
Voto, un capolavoro del trash, un film di genere, da vedere se non si hanno alternative o non si è ancora usciti dall'adolescenza, come me.

5/10


Lettera sull'amicizia ad un'amica


Non mi capita spesso di parlare degli amici.
Ne ho veramente pochi di amici. E' cosa rara, è cosa preziosa. Spesso viene tradita e quando succede si incrina qualcosa dentro di noi. Poi come nel mio caso, capita di ritrovarsi dopo anni di naturale separazione. Questa di seguito è una missiva per la mia Cristina, un dono per Natale.
Per chi mi legge, questa sarà l'ennesima riprova della mia schizofrenia.
Sono malata... forse! Ed in un moto interiore di bloggismo ho deciso: Il blog è mio e decido io cosa fare!
Comunque, vi farà piacere sapere la reazione del Rompicazzo alla lettura della lettera. Ormai lo uso come cavia e mentre leggevo tra i fiotti di lacrime e strazianti singhiozzi, arrivo alla fine del magnifico componimento e lui, in tutta la sua tipica sensibilità, mi guarda, inspira, serra le labbra, aggrotta le sopracciglia, ed emette un suono: "MBAH!?" .
Poi è tornato a guidare senza fingere indifferenza, la sua non è una maschera, è proprio così.  
Praticamente questo si è condannato a morte, penserà qualche utente femmina ed invece no, non mi sono incazzata, non ci sono rimasta molto male ed anche se mi sono finta contrariata, in realtà avrei voluto ridere e nel cervello, le molteplici me intracraniche stavano ridendo.


1/02/2013, Otranto

Amata Amica,
come regalo per Natale non mi hai chiesto oggetti, profumi ed ammennicoli, che comunque apprezzi ed usi ed anche se è tardi, perché me l’hai chiesta per Natale, io la compongo ora, ad inizio febbraio, perché ora le parole vengon fuori più facilmente.
Conoscendo la mia aversione per doni  di tipo materiale – un’avversione momentanea, dettata quasi esclusivamente dal momento economico della mia vita- , hai optato la richiesta di una lettera, con all'interno i miei sentimenti verso di te e nei confronti del nostro rapporto amicale ed amichevole.
La voglio fare bella la lettera, per te, poiché migliori indubbiamente la mia vita e sei nei miei pensieri pieni di rimpianti e dubbi, di se e forse, ipotesi e speranze messe in stand-by.
Il caso ci ha riunite, per questo scrivo ed i tasti li premo col cuore sui polpastrelli, perché se ci siamo avvicinate nuovamente per caso, l’amicizia non continua per caso, ma va nutrita e perseguita fedelmente ed il mio è un cuore malconcio, forse avvizzito ma non irrecuperabile: ero una pianta acerba e carica di speranze, poi il vaso per le mie radici è diventato stretto ed ho iniziato ad atrofizzarmi, ripiegandomi su me stessa, poi ci siamo incontrate, di nuovo. E’ la vita! O no?
Per quanto possa essere cinica, per quanto possa tirare avanti sola trascinando le mie radici secche, l’amicizia per me è come l’acqua piovana e mi mancava.
Non posso essere quercia se son giunco, per non dire cipresso – un albero bellissimo e nobile, ma troppo triste ed essendo grottesca non mi rispecchierebbe. Lo sai che per gli antichi greci rappresentava la morte per suicidio di Ciparisso dovuta ad una delusione affettiva? Però le mie battaglie ancora le combatto, altrimenti non sarei cinica, ma decadente – posso essere una buona amica per te? Non è dato saperlo.
Avevo 8 anni, il 26 aprile del 1994 mi sono fatta battezzare con rito cattolico romano nella mia amtissima Cattedrale, avevo i Martiri e la Madonnina dorata d’avanti, l’albero del bene e del male ai piedi. Finita la cerimonia festeggiammo nel ristorante di proprietà dei miei genitori, all’epoca in società con A. , marito di R. e come dono lei, la madre del nostro comune amico S., mi ha regalato un ciondolo tre in uno.
Ora non so se la conosci bene, ma R. è una signora particolarissima, dietro agli occhiali nasconde un mondo di dolcezza e spiritualità, una vera fata a cui non si augurerebbe mai nulla di male ed anzi, è una di quelle persone che con la sola presenza colorano l’aria di belle cose e la riempiono di alterità.
Porgendomi il ciondolo mi spiegò il suo significato: “tesoro – disse R. con fare materno e mistico e la sua voce roca ed acuta – questo ti porterà fortuna, rappresenta le tre cose che non dovrebbero mai mancare nella vita… Amore, rappresentato dal cuoricino, Fede che è la croce ed Amicizia: l’ancora della vita”.
L’amicizia per fede è l’ancora della vita e rende capaci d’amare quando un amore finisce.
Negli amici non puoi crederci per fatti, o per riprova, non esiste un meccanismo scientifico sulla cui base testare la veridicità. Non si può sempre mettere alla prova questo sentimento, così particolare: non è amore, ma di esso n’è farcito, come le leccornie da te preparate.
Lo sai, non ho molti amici, ma non mi preoccupo e prendo la vita come mi viene. Almeno in apparenza. Probabilmente però conoscendomi da decenni capirai quando dico le bugie.
Credimi quando ti dico che l’amicizia è fondamentale, te mi sei fondamentale, anche solo pensarti mi aiuta ad andare avanti quando il mare è in bonaccia.
Un'ancora. Non un peso, non una zavorra. Sei un’ancora, ancora. Fondamentale nei momenti in cui si cerca appiglio, per osservare l’orizzonte in silenzio e scoprire da dove si viene e dove si va.
Non serve guardare al passato, ricordare il muretto, le innocenti bugie, gli amori travagliati e le lacrime adolescenziali. La vista mi si appanna mentre scrivo, saranno lacrime, scendono e sento di essere cresciuta, te e pochi altri siete stati il bastone su cui il mio tronco si è plasmato.
Ho compreso di essere fuori dall’adolescenza, non perché la rimpiango, ma siccome la ricordo, ci siamo incamminate insieme lungo questa via ed anche se per anni non ci siamo viste, non ci siamo sentite, ci siamo comunque donate talmente tanto sinceramente che mi sono saziata con il ricordo.
Eccoci ora, amica mia, nel momento in cui ricominciavo ad avere sete, il destino ci ha riunite.
Non serve la parola, non dobbiamo essere sempre d’accordo, né serve dirci le cose in faccia, brutalmente. L’odore di questa amicizia rinata, ci farà capire quello di cui abbiamo bisogno.
Ti voglio bene, ti auguro il meglio.
Grazie.

martedì 29 gennaio 2013

Coraline: quando la stop motion è magica

ATTENZIONE SPOILER

Titolo originale Coraline



 USA,  2009, 100 min, animazione, fantastico, horror
Regia Henry Selick, Soggetto Neil Gaiman, Sceneggiatura Henry Selick, Produttore Claire Jennings, Mary Sandell, Casa di produzione Laika Entertainment House, Pandemonium, Distribuzione italiana Universal Pictures, Fotografia Pete Kozachik,  Montaggio Christopher Murrie, Ronald Sanders, Musiche Bruno Coulais, They Might Be Giants

Doppiatori originali: Dakota FanningTeri HatcherJohn HodgmanRobert Bailey JrKeith David, Ian McShane, Dawn FrenchJennifer SaundersCarolyn Crawford 

Doppiatori italiani: Eva Padoan, Francesca Fiorentini, Sergio Lucchetti, Gabriele Patriarca, Paolo Marchese, Angelo Nicotra, Lorenza Biella, Ludovica Modugno, Doriana Chierici








Trama


Coraline è una adolescente di 11 anni un po’ particolare e si è appena trasferita in una nuova casa con i suoi genitori con la conseguente perdita dei suoi vecchi amici.  
Mamma e papà sono molto presi con il trasloco e con il loro lavoro di scrittori botanici di cataloghi, e non riescono a dedicarle tempo, così Coraline non si sente considerata e decide di esplorare i dintorni della sua nuova casa e conoscere i vicini. Tra di essi spiccano due attrici in pensione Mrs Spink e Mrs Forcible collezioniste dei propri fox terrier defunti ed impagliati, c’è anche uno strano tizio di nome Bobinski, a suo dire possessore di un circo di topi ed in fine Wyborne-“Wybie”, uno strano ragazzino che se ne va in giro con un gatto nero e la cui nonna è proprietaria degli appartamenti Pink Place, dove vivono Coraline ed i suoi vicini.
La nonna di Wybie aveva una sorella, scomparsa ancora bambina e per questo ha proibito al nipote di entrarci.
Un giorno Wybie regala a Coraline una bambola identica a lei, dicendole di averla trovata nel baule della nonna. 

Poi Coraline scopre una porticina murata nel soggiorno, la notte incuriosita da dei topi salterini li insegue ed è nuovamente alla porta, i mattoni però sono svaniti e attraversa il tunnel all'interno, si ritrova in un appartamento uguale al suo, ma più curato. Conosce così i sui due AltriGenitori, più attenti e premurosi verso di lei, ma con dei bottoni sugli occhi.
CI sono anche AltriVicini ed un AltroWibie muto, le due attrici in pensione son giovani e snelle organizzano show ed i cani sono tutti vivi, mentre AltroBobinski  ha un vero circo di topi.
Coraline passa spesso dalla porticina, tornando sempre il mattino seguente nella sua casa reale.
Una sera l'AltraMadre propone a Coraline di restare per sempre con lei, ma è necessario cucire i bottoni sugli occhi. La ragazzina rifiuta e va via.
Durante la fuga incontra il gatto nero, non ha i bottoni e parla, e le riferisce come l’AltraMadre voglia rapire Coraline ed impadronirsi della sua vita. Scoperta l’intenzione di Coraline l'AltraMadre si rivela nelle sue reali fattezze mostruose e la rinchiude nello specchio dove sono imprigionati tre spiriti bambini, che confermano le tesi del gatto e che la dimensione parallela è un mondo distorto, creato dalla strega, la quale spia i bambini dai bottoni delle bambole al fine di sfruttare i loro desideri per attirarli e scopre la natura di pupazzi di tutti gli Altri, pur avendo sentimenti e volontà propria.
Coraline sfugge e torna nella realtà aiutata dal finto Wybie,  i suoi genitori reali sono spariti, il gatto le fa capire che sono stati rapiti dalla strega. La bambina sfidanda la strega-ragno in un gioco: se riuscirà a trovare gli occhi dei bambini fantasma e i suoi genitori potranno andarsene via tutti, in caso contrario resterà per sempre con la strega…



Il film come lo ha visto la Stronza 

Torno a recensire un cartone realizzato in stop motion, un prodotto di quella stessa Laika, di ParaNorman ed aveva fin dalla genesi in sé tutte le potenzialità per essere un bellissimo lavoro, come poi si è confermato. 
Vari sono i fattori del Caso - o meglio di  Dio quando non vuole metterci la firma -  i quali hanno contribuito alla riuscita di Coraline, a partire dal nome stesso della protagonista e che sarebbe dovuto essere Caroline, un refuso amato dall'autore e difeso anche, per tutto il tempo del film, dalla ragazzina. 
Coraline e la porta magica è tratto dal romanzo scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, vincitore del Premio Hugo ed altri premi internazionali. Il cartone differisce poco dal romanzo breve,l'aggiunta è Wyborn - perchè sei nato? - Wibie, ma non risulta superfluo ed è funzionale nella storia.
Il film è stato il primo in Stop-Motion girato con una fotocamera stereoscopica per il 3D ed anche il fattore novità ha quindi influito sul suo successo.
E' stata un'opera molto attesa, infatti è anche il primo lavoro di Henry Selick senza il contributo di Tim Burton, è lui l'ottimo regista di Nigthmare Before Cristmas, che in quest'opera richiama continuamente fino a far apparire anche Jack Skeletron nel primo incontro di AltraMadre con Coraline, nell'uovo che sta cuocendo.

Continui richiami di opere espressioniste, nelle tinte e nei tratti dei fondali, bellissima la scena del sogno della ragazza con i tra fantasmi, che si svolge in uno dei dipinti più intensi di Van Gogh: La notte stellata
E' però tutta la pellicola a contenere anche richiami al surrealismo per atmosfera e la presenza di strani personaggi e manichini ed il circo, archibugi e nella stesse fattezze dell'AltraMadre un enorme e spaventoso ragno, tipiche eco del mondo onirico.
Tutta l'opera è diretta come se si fosse in un sogno, una regia non banale, sapiente e sorprendente, un montaggio coraggioso, dialoghi intriganti e una storia fantastica e un ensemble di personaggi oleati come ingranaggi e ben caratterizzati.
Ha fascino questa favola gotica piena di riferimenti al mondo magico celtico -  Beldam è il vero nome della della mamma ragno, un termine con cui si indicano i demoni donna -, per nulla adatta ai bambini, indicata invece per adolescenti difficili in crisi ed adulti romantici.Merita un plauso la colonna sonora di Bruno Coulais, con la partecipazione dei They Might Be Giants, di seguito il brano Other Father Song


Per una volta sono estremamente seria, questa pellicola merita e mi ha catapultata in un tunnel senza uscita.

Voto

9-/10

domenica 27 gennaio 2013

Allacciare le cinture! Si vola con Flight si atterra con Denzel

ATTENZIONE SPOILER





Usa, 2012, drammatico, 139 min, Regia Robert Zemeckis, Sceneggiatura John Gatins, Produttore Robert Zemeckis, Steve Starkey, Jack Rapke, Walter F. Parkes, Laurie MacDonald, Produttore esecutivo Cherylanne Martin, Casa di produzione Parkes/MacDonald Productions, ImageMovers, Fotografia Don Burgess, Montaggio Jeremiah O'Driscoll, Effetti speciali Scott Willis, Michael Lantieri, Musiche Alan Silvestri,
Distribuzione italiana Paramount Pictures


Starring: Denzel WashingtonMargaret ThomasonJohn GoodmanKelly Reilly, Maggen
Melissa LeoDon CheadleNadine VelazquezBruce GreenwoodBrian Geraghty


Uscita Usa 2/11/2012                  Uscita in italia: 24 gennaio 2013






Trama

Whip Whitaker, vola e si fa i viaggioni. Durante il suo ultimo disastroso volo salva l'aereo pilotato e quasi tutti i passeggeri dall'incidente.
Ricorda tutto e l'America intera lo proclama eroe.
Naturalmente viene avviata un'inchiesta e il nostro Gino Pilotino è trovato positivo ad alcool e cocaina. Il suo amico sindacalista ed ex collega pilota, assieme ad un avvocato con i controcazzi, riescono a confutare le analisi.
Prima di essere dimesso dall'ospedale, Whitaker conosce una bella eroinomane ex fotografa mentre sono a colloquio con un tumorato di Dio - capirete vedendo il film il perché dell'infelice battuta -, e si innamora della bella che si sballa.
Decide di non bere più e inizia a convivere con la fanciulla detox, ma ben presto ci ricasca e giù di birre, gin, e l'impossibile fino ad abbracciare il water.
La ragazza minaccia di abbandonarlo e poi scappa con la sua sponsor - la tutor antidroga.
Viene ripreso dai suoi amici, il sindacalista e l'avvocato e si tiene pulito fino al giorno della testimonianza. Durante la ricostruzione la colpa dell'incidente viene dato ad un guasto dell'aereo, ma poi l'ispettrice della commissione accenna a due bottiglie di vodka monodose trovate nella cabina di pilotaggio. Si presume, visti i risultati delle analisi del sangue, che a bere sia stata la hostess Katerina - riconoscerete in lei Nadine Velasquez/Catalina di My name is Earl -, che prima di morire se la faceva con Whip.
Whip ha un rigurgito di coscienza, ed in preda all'ultima pista di coca decide di ammettere di essere stato lui a bere e di carburare perennemente ad alcool.
Whip finisce in prigione e riceve la visita del figlio avuto dalla ex-moglie che dice al suo papà di essere, finalmente, orgoglioso dell'ammissione di colpevolezza del padre.




Robert Zemeckis


Il film come lo ha visto la Stronza


Ritorno tumultuoso e tormentato, dopo 13 anni, di Robert Zemeckis al cinema con attori in carne ed ossa, che ci dimostra come non sia prerogativa italiana l'inefficienza delle compagnie aeree.
Un bel film sulla redenzione e di come la stessa abbia percorsi diversi per persone diverse e sulla perdita del controllo nella vita, filo conduttore del film.
Bella storia, bella sceneggiatura, ottima regia, interpretazioni ed effetti speciali e buon montaggio, essenziale, pulito e naturale e buonissima post produzione, con una color caratteristica.
Kelly Reilly
Oltre al protagonista alcolizzato, anche la controparte femminile Kelly Reilly-Nicole (già vista in entrambi gli Sherlock Holmes) si allontana dall'eroina, mostrando un po' di luce tra nuvole tumultuose della coscienza del bravo Denzel.
Per tanti aerei, che non ostante tutto atterrano bene, quello protagonista del film riesce a planare per miracolo e per la assoluta bravura del pilota Whip - ma che nome è? - in un campo libero. Nessuno sembra capire l'impresa del pilota, facendo precipitare il protagonista nell'odissea del dubbio.
Scene memorabili quelle del disastro aereo e quelle nella cabina di pilotaggio, che confermano Zemeckis ottimo regista d'azione, in grado di rendere in maniera veritiera e variegata le sensazioni dei soggetti.
Molto bella la parte del "disatro" umano, del dramma vorticoso proprio del protagonista, logorato dai dubbi e assalito dalla consapevolezza di non avere il controllo sugli eventi e per cui perde la lucidità, al contrario del controllo assoluto della situazione sull'aereo.
La colpa è anche dello stesso pilota, nel frattempo atterrato di naso su piste innevate e tra fiumi di alcolici.
John Goodman
Un protagonista molto umano, anche se non fino in fondo, ottimamente interpretato da Denzel Washington, contornato da coprotagonisti altrettanto memorabili, come John Goodman in versione pusher allucinato, Bruce Greenwood-Carlie il sindacalista e Don Cheadle-l'avvocato Huge.
Tutto il film è costellato ed accompagnato da una colonna sonora ruffiana a base di successi rock anni '60/'70 e dalle musiche originali del fedelissimo di Zemeckis, Alan Silvestri.
Un ritorno alla regia live, quello di Robert, da me graditissimo, un film di carne e pellicola riuscito ma non nell'olimpo dei capolavori assoluti di questo allievo di Spielberg, tra i quali metto Ritorno al Futuro e Chi ha incastrato Roger Rabbit, la Stronza è un'amate dell'animazione alla Zemeckis e spera lui non abbandoni e presenti Chi ha incastrato Roger Rabbit II.
Nota negativa del film il finale e la cocciutagine dell'America perfettina, quella pronta a puntare il ditino, anche se a buon ragione, su un pilota che da ubriaco e strafatto comanda meglio un aereo di qualsiasi altro pilota "pulito" - una critica dell'autore del soggetto ai giudizi universali, senza badare ai fatti del singolo caso? Lo stato mentale del pilota ha influito veramente nel risultato del disastro? - ... quello non mi è proprio piaciuto, avrei preferito un film più cinico e con meno morale.
Lo consiglio e ve lo consegno con un bel voto, che avrebbe potuto essere più alto:

7.5 /10


venerdì 25 gennaio 2013

E che ve lo dico a fare! Lo dovete leggere!

E che ve lo dico a fare

Di Luca Lancieri 2011, Edizioni S.T.E.S. srl, Potenza, narrativa contemporanea, demenziale e grottesca, 290 pagine


Premessa d'obbligo

Luca Lancieri è stato il primo blogger che ha iniziato a seguirmi, di rimando iniziai a seguirlo, ma solo dopo aver letto qualche suo post ed averlo trovato a me affine, quando non scrivo e blatero sulle produzioni altrui.
Tra noi s'è instaurata una sorta di alchimia letteraria - ovvio che tra i due lui è il letterato, io al massimo sono un'alletterata, dove l'alfa non è privativo, ma connotativo - attraverso la quale ci siamo scritti, intrattenendo un carteggio/cazzeggio virtuale in un linguaggio derivato dall'Italiano e comprensibile per lo più a noi.

Informazioni sull'autore

Le informazioni sono riprese dalla pagina Google+ di Luca Lancieri e dallo stesso romanzo.

Sbaglio sempre e tenete sempre ragione voi ma faccio sempre di capa mia, grazie.

Luca Lancieri nasce a Potenza nel 1965 sotto i peggiori auspici. Subisce infatti l'enucleazione, peraltro inutile, dell'occhio destro e da allora ci tiene una protesi in vetro resina al posto dell'occhio. I più dicono che non si nota affatto, la protesi. Lancieri non concorda con i più, e non solo per la protesi. Studi classici involontariamente prolungati con capatine a Bologna e Reggio Calabria. Lunghi periodi a Roma e Milano.
Crescendo cresce appresso a lui uno snobismo che non ci teneva affatto bisogno di crescere. Diversi fallimenti alle spalle, per i quali è ormai una riconosciuta autorità.
In attesa di decidere cosa fare da grande, Lancieri ha scritto un romanzo che è piaciuto a chiunque se l'è letto, con l'eccezione, ininfluente, di undici case editrici che non se lo sono proprio cacato, il romanzo. Pare che Lancieri sia permaloso, assai. Non è su Facebook.

Imprese memorabili: Fondatore della filosofia del nullogismo applicato in contrapposizione al tuttologismo. I tuttologi mi tengono sul cazzo, ricambiati.

Il suo primo e momentaneamente unico romanzo? E che ve lo dico a fare


Trama

La drammatica comicità della vita vista dall'occhio, è veramente il caso di dirlo, cinico e autoironico del protagonista il quale, assieme ad una pletora grottesca e surreale di amici (un prete, un gay, una prostituta, un banchiere, un arrivista, un esperto di droghe leggere, un disabile e tanta altra varia umanità), grazie ad un'eredità clamorosa e di dubbia provenienza ci accompagna, con le sue digressioni iperboliche, dalle spiagge di Maratea a Londra, da Roma a Charleston e San Francisco, la Costa Azzurra e Parigi, lungo un percorso di 40 anni dalla strage della stazione di Bologna al terremoto dell'80 ai mondiali di Spagna dell'82, tra tragici quanto improbabili colpi di scena e incontenibili risate, con le ricette di Alfredo Tommaselli e con la più bella colonna sonora di tutte le più belle colonne sonore.


La mia visione distorta delle cose 


Da tanto aspettavo di leggere un romanzo puro, crudo, realistico e sentito.
290 pagine che scorrono veloci, come i 40 anni di vita del protagonista, un eterno indeciso dai gusti indiscutibili e dai modi signorili, anche se non nel linguaggio, che è poi lo stile con cui Luca Lancieri scrive il libro, un italiano scorretto nella forma e nel contenuto ma veritiero nella sostanza, in un susseguirsi di eventi tanto veri da sembrare surreali e tanto surreali da sembrare veri.
Non mancano sentimenti e storie forti come un pugno inaspettato nello stomaco, ho pianto ed ho riso leggendo E che te lo dico a fare, ho desiderato essere parte di quella varia umanità, imparare il gusto del vivere, dell'amicizia vera e della musica buona.
Digressioni e tratti erotici e pornografici, con cui l'autore sfoga le sue fantasie, o forse racconta qualcosa da lui vissuto.
Una penna veloce, che ferisce e solletica, eccita e smorza la tensione proprio con il suo stile personale, estremamente contemporaneo, con continui richiami pulp.
Dice di non aver mai letto Charles Bukowski ma a molti leggendolo verrà da paragonarlo al padre fondatore dell'ormai sputtanato Realismo Sporco.
In realtà è padre di qualcosa di nuovo, per lo meno in Italia, Lancieri è il creatore dell'Iperealismo semplice dell'errore, dove nulla è come appare al creatore del romanzo, perchè avendo un unico occhio non ha il senso della profondità, ma solo apparentemente.
E' un cinico vero che ha scritto un libro quasi perfetto.

Luca, Serenella è il personaggio più odioso di cui abbia mai letto, non potevi farla fuori  nel prologo?

Lo consiglio vivamente a tutti, tranne ai perbenisti ed ai puritani della lingua.

mercoledì 23 gennaio 2013

Looper, il solito Willis e di poco buono Gordon Lewitt

ATTENZIONE SPOILER


Titolo originale: Looper



USA, 2012, 118 minuti, Regia, Sogetto e Sceneggiatura Rian Johnson, Musiche Nathan Johnson, Prodotto da Ram Bergman e James D. Stern, Drammatico-Fantascieza-Thriller,

Starring: Bruce Willis, Joseph Gordon-Levitt, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Piper Perabo, Jeff Daniels

Uscita americana 28 settembre 2012, Uscita in Italia 31 gennaio 2013



Trama 


2044, esiste il viaggio nel tempo inventato nei successivi 30 anni nella Cina superpotenza mondiale, non si sa quando ma entro il 2074 dal più potente telecineta mai esistito chiamato the Rainmaker- lo stregone, ma la pratica è illegale e viene utilizzata dai gangster del futuro per eliminare testimoni e i killer del presente, nella loro versione futura, chiamati looper proprio per la caratteristica di chiudere il proprio ciclo/loop, se vi sembra un bordello vedetevi il film.  Joe - Joseph Gordon-Levitt - è uno di loro, e tutto va bene fino a quando non arriva il sé del futuro che combina un casino nel presente e si viene a scoprire che... blabla blabla blabla (ah no! Questa è la battuta principale di Hotel Transylvania)


Il film, come lo ha visto la Stronza

Non è un polpettone, ma non è neanche di semplice digestione Looper, un film che non fa dei viaggi temporali la sua forza, pur sfruttando i paradossi che con i giochi di questo genere possono nascere. 
Film veloce e godibile, nella prima parte sembra promettere bene, anche se con un Joseph Gordon-Levitt sottotono - l'ho visto meglio in Inception e ne Il cavaliere oscuro - ma comunque sufficiente, truccato a mo' di Willis - ogni volta 3 ore di trucco per farlo somigliare a Bruce - , ma che non gli somiglia comunque - Probabilmente non ci azzeccherebbe nulla con Willis neanche se sua madre, tramite un viaggio temporale, lo avesse concepito con lui - e ne assume il modo mono-espressivo di recitare.
.
Willis fa un po' la parte di sé stesso, il duro imperscrutabile dal tragico passato con gli occhi strizzati, che viene inviato dal futuro per essere ucciso e volge l'occasione per impedire l'uccisione della bella moglie dagli occhi a mandorla. Il sé del presente, per cercare di fermarlo, finisce in una fattoria casa della Blunt-Sara, mamma di un bambino inquietante e rompicazzo, che la rinnega e qui inizia un altro pallosissimo film. Un cambio di ritmo deleterio e il film assume la piega di un film sperimentale polacco, in bielorusso, con sottotitoli in cirillico: DU PALLE!

non dire così Jenny!
Com'è, come non è, ho sperato che il bimbetto morisse quanto prima ed in una voce migliore per la Blunt, ma anche in un paio di tette nuove per Piper Perabo (nomen omen, pera boh!), unica donna al mondo con delle tettine piccine picciò inconsistenti da asessuato adolescente in fase di sviluppo.
Tra personaggi che potrebbero essere le punte di diamante e non sono stati approfonditi e una parte in cui il montaggio non mi garba molto (la scena della sparatoria con Willis), Il film finisce squallidamente.
Comunque ne consiglio la visione e per la prima volta assegno un voto bassino, per un film dalle enormi potenzialità perse durante i viaggi nel tempo e che comunque si intravedono. 

6.5/10 facciamo tendente al 7





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